Nonostante la crescita evidente che ha portato Della Rosa e soci a riprendersi le chiavi del PalaCarrara, il Pistoia Basket targato Carrea saluta il 2019 a secco di vittorie in trasferta
Si chiude al freddo, ad un gelato -31, il 2019 del Pistoia Basket ko a Varese. Strano che a chiudere nel peggiori dei modi un anno complessivamente negativo, siano stati quelli che hanno provato a riscaldarlo. Quelli che, ad un certo punto, in barba alle recensioni di critica e pubblico, hanno provato a cambiare il copione di un dramma prolungato ad un discreto film d’azione. Ovvero i giovanotti allenati da Michele Carrea, gruppo cresciuto rispetto al balbettante inizio, capace di accendere curiosità e di chiudere l’anno solare a 10 punti dall’ultimo posto e a 4 dalla zona retrocessione. Ovvero quello in cui il Pistoia Basket è stato – non per i ranking ma in realtà – per 10 lunghi mesi, considerando l’amarissimo finale della scorsa stagione e il primo mese dell’attuale.
Insomma un risultato su cui, a settembre, non avrebbe forse scommesso nessuno. O forse qualcuno sì, vedi Michele Carrea da Milano. Perfezionista, stakanovista, attivista di un basket tutto sudore e lavoro studiato all’università dei canestri meneghina. Uno che ha sempre difeso i suoi ragazzi anche quando le cose non giravano e che, senza peli sulla lingua, dopo il tonfo varesino li ha “spronati” (per usare un eufemismo) a fare di più.
Nonostante la crescita evidente che ha portato Della Rosa e soci a riprendersi le chiavi del PalaCarrara, anche con scalpi illustri come quelli a Venezia e Cremona, l’OriOra targata Carrea infatti saluta il 2019 in versione Penelepe. Che, com’è noto aspettando Ulisse, di giorno tesseva la sua tela e di notte la disfaceva. Allo stesso modo i biancorossi, in casa, hanno fatto diversi passi avanti nella corsa salvezza mentre in trasferta nella migliore delle ipotesi sono stati fermi. Quando, come a Varese, non hanno fatto retromarcia su progressi di chimica e di gioco visti al PalaCarrara.
Un atteggiamento pericoloso e spiacevole, nonostante la classifica sia positiva e nonostante sia bene ricordare che Pistoia è una delle pochissime squadre che non sono tornate sul mercato. Stucchevole perché questo gruppo che ha dimostrato di potere e volere andare oltre i propri limiti, non può e non deve accontentarsi. Perché perderebbe gran parte della sua forza. Cosa sarebbe Davide senza la voglia e la pazza convinzione di poter battere Golia? Nulla. E una piazza che avuto per anni come faro Roberto Maltinti, un lottatore e per questo leader vincente di un club molto meno potente e ricco dei rivali, lo sa bene. Il 2019 ce l’ha portato via, in quel maledetto 9 settembre. Lasciando un vuoto impossibile da colmare.
In questo weekend di fine anno, l’OriOra riposerà. Un bene, un male? Lo vedremo. Sicuramente il turno di riposo a fine girone è pericoloso (soprattutto per il girone di ritorno) ma è evidente che in casa OriOra c’è bisogno di ricaricare le energie. Fisiche e mentali: gli acciacchi non hanno mai dato tregua, alcuni giocatori particolarmente spremuti (Dowdell e Johnson su tutti) possono tirare il fiato e nel caso del lungo bonsai, magari ritrovare smalto e lucidità persa nelle ultime due gare.
L’attualità di questo campionato zoppo dice anche che le squadre di ritorno dalla pausa, non hanno brillato. Carrea dovrà far di tutto per tenere i suoi sul pezzo perché le prossime due gare interne, per nulla facili contro Sassari e Trento, sono fondamentali. Mentre le dirette rivali si rinforzano, Pistoia dovrà cercare di sfruttare nelle sue “mission impossible” del girone di ritorno, il fattore Coppe Europee. Mai come quest’anno, tante squadre sono ancora in corsa in Europa e quindi si divideranno nel doppio impegno. Trento arriverà a Pistoia il 12 gennaio con la settimana spezzata dalla trasferta di EuroCup in Turchia sul campo del Darussafaka, che nella settimana successiva sfiderà la Virtus (a Bologna) a pochi giorni dal viaggio a Basket City di Pistoia. Tante variabili, tante incognite e la certezza che di strada da fare ce n’è ancora tanta.



