Ventuno lettere a descrivere il 2019 in sali-scendi del Pistoia Basket. Dalla A di Serie A alla Z di zero (vittorie esterne)
Dodici mesi in gran parte travagliati, il dolore del saluto al presidentissimo Maltinti e le speranze legate all’orgoglio nel ritrovato bunker di via Fermi di cui i Carrea’s boys hanno ripreso le chiavi. Con l’alfabeto del 2019, ripercorriamo un anno comunque intenso in casa Pistoia Basket.
A come SERIE A. Mantenuta (giustamente) nel modo più impensato, per la regolarità dei conti biancorossi, nonostante sul campo l’OriOra l’avesse (meritatamente) persa dopo una stagione sciagurata. Ora va difesa con le unghie e con i denti, sul campo e fuori, anche se per mesi la ferita per la retrocessione evitata a tavolino si è continuata a sentire.
B come BUCO. Quello da ripianare in casa Pistoia Basket, altrimenti il futuro è a rischio. Lo hanno detto a chiare lettere (per l’ennesima volta) i dirigenti con quel mantra che ogni tifoso ormai conosce a memoria. Certo le scelte sbagliate degli ultimi anni hanno pesato, ma finora il nuovo corso del marketing nonostante l’impegno non ha influito sul budget biancorosso. Che rimane uno dei più bassi della Serie A.
C come CARREA. Voleva fare il cooperante in giro per il mondo, ma il basket ha preso il sopravvento. Una passione così travolgente che ha portato Michele Carrea a 37 anni in Serie A1, pronto ad accettare la sfida di Pistoia. Con un ingaggio probabilmente inferiore ad una Legadue di alto livello ma con potenziali soddisfazioni (e rischi) nettamente superiori. Dopo settimane di “resistenza”, la sua OriOra battagliera ha iniziato a vincere le prime battaglie.
D come DIECI. Punti sul campo nella stagione 2018/19, la peggiore di sempre nella storia dei canestri biancorossi frutto di tre vittorie esterne (Sassari, Reggio Emilia e Bologna) e due in casa (Brescia e Varese). Alla fine i dodici punti effettivi, con la vittoria a tavolino contro Milano, sono incredibilmente bastati per salvarsi.
E come ESONERO. Il primo del Pistoia Basket in Serie A, quello che sancisce la precoce fine del rapporto tra l’OriOra e Alessandro Ramagli. È il 28 marzo 2019, quando si chiude una telenovela che va avanti da settimane in cui la squadra non gira ma soprattutto Ramagli sembra da tempo un uomo solo contro tutti. Non solo verso una piazza con cui il feeling non è mai sbocciato, ma anche verso il club.
F come FAIR PLAY. Economico naturalmente, quello che “salva” la piccola e povera Pistoia nella sua stagione più difficile dalla retrocessione in Legadue. Se sul campo è un disastro, il rigore nei conti del Pistoia Basket paga nell’ennesima stagione con tanti club sotto la lente della ComTec.
G come GIANLUCA. Della Rosa, naturalmente. La zanzara che si getta su ogni confronto contro armadi a quattro ante, uno dei pochissimi a metter la faccia sulla stagione più nera. Con l’addio del capitano a gettone Dominique Johnson, il 22 gennaio 2019 “Della” eredita la scottante fascia da capitano del fanalino di coda che è – tra l’altro- la sua squadra del cuore. Diventerà il capitano più giovane della Serie A, nonostante il sogno diventi presto un incubo. Giustamente riconfermato dal nuovo corso.
H come HOME SWEET HOME. L’OriOra di Carrea ha ritrovato finalmente la sua casa, il 3 novembre 2019 battendo Trieste per la prima delle 5 vittorie filate al PalaCarrara dove Pistoia ha una striscia aperta. Non sarà facile raggiungere il record del “settebello” casalingo del girone di ritorno del secondo anno targato Esposito, ma le chiavi del bunker sono tornate in tasca dei biancorossi.
I come ILLUSIONE. Quella legata al ritorno di Paolo Moretti, uno dei coach più vincenti della storia biancorossa, al posto di Alessandro Ramagli. Illusione di una scossa che non c’è mai stata, alimentata dal “sacco” del PalaDozza con Mitchell e soci ad infilzare la Virtus Bologna alla prima dal ritorno di Paolino. La seconda avventura di Moretti invece si chiuderà con 1 vittoria e 6 sconfitte.
L come LEGABASKET. Pistoia chiude il 2019 tra le 6 “dissidenti” (insieme a Sassari, Brindisi, Cantù, Fortitudo Bologna e Roma), assenti all’ultima assemblea di Lega e contrarie al progetto web tv che aumenterebbe i costi e toglierebbe i 100 mila euro circa assicurati da Rai ed Eurosport. Ma per il governo del basket non è stato un anno felice: l’aumento della Serie A a 18 squadre è stato subito ritrattato e il campionato è partito zoppo.
M come MALTINTI. Presidente della gente, all’occorrenza capo ultrà, babbo e fratello per i suoi giocatori: Roberto Maltinti è e rimane “l’unico presidente” della Pistoia sportiva, così ricordato da Curva Pistoia e tifosi arancioni anche dopo quel maledetto 9 settembre che ce l’ha portato via.
N come NUNNALLY. Nonostante il suo ingaggio a metà stagione, Milano chiuderà comunque fuori dalla fase finale dell’Eurolega e senza scudetto. Ma James Nunnally sarà l’uomo in più della salvezza del Pistoia Basket: il suo impiego nella gara d’esordio a Pistoia, nonostante una squalifica da scontare nella sua ultima esperienza italiana (ad Avellino), costerà a Milano la sconfitta a tavolino. Decisiva per la salvezza, ancora a tavolino, dell’OriOra.
O come ODUM. Jake Odum, barba e stile da studente di college fuoricorso, è l’ultimo tassello della sciagurata (e tardiva) rivoluzione di mercato con cui il Pistoia Basket prova a raddrizzare la stagione 2018/19. Una scelta obbligata si dirà per le ristrettezze economiche di Pistoia. Eppure dopo il rimpasto, nonostante la corsa al rallentatore delle avversarie (Reggio, Pesaro e Torino) la “nuova” OriOra farà peggio di quella vecchia.
P come PUBBLICO. La nota forse più dolente della stagione in corso. Il club non ha nascosto l’amarezza per non essere riusciti finora nell’obiettivo di riportare almeno 3000 persone al palazzetto ma i numeri (2400 scarsi) sono ai minimi storici. Eppure il basket è l’unico sport che mantiene Pistoia in Serie A.
Q come QUATTRINI. Da anni il Pistoia Basket gioca un doppio campionato, sul campo e nelle stanze dei bottoni, con lo stesso obiettivo: la salvezza del club. Allargare la base economica e tornare a contare sugli incassi che – per anni- hanno fatto dei tifosi, uno dei primi sponsor biancorossi rappresenta l’unica via per non essere condannati a soffrire in eterno.
R come RIVOLUZIONE. La retrocessione evitata solo per i guai altrui, spinge il club biancorosso a cavalcare il vento del cambiamento. Azzerato il comparto tecnico, se ne vanno il diesse Stilli e soprattutto lo storico direttore generale Giulio Iozzelli, simbolo insieme a Roberto Maltinti della risalita del Pistoia Basket. Al suo posto arriva l’ex rossoblù Marco Sambugaro che da Biella si porta dietro Michele Carrea al ballo dei debuttanti della massima serie.
S come SALVEZZA A TAVOLINO. Sulla stagione 2018/19 si potrebbe scrivere un libro: una farsa (dal caso Dominique Johnson al tira e molla per l’esonero di Ramagli, ai fronti interni aperti in società) in chiave drammatica che poi sorprende con un happy ending inaspettato. La salvezza a tavolino dopo la penalizzazione di 8 punti di Torino, ad una giornata dalla fine.
T come TRENTADUE. I punti segnati da Terran “Crazy” Petteway contro Pesaro, il 22 dicembre 2019, record stagione per un giocatore OriOra. Non il suo record assoluto in maglia biancorossa visto che l’anarchico capellone texano col vizio della tripla, nel novembre 2016 ne segnò 43 contro Trento. Quindi, Terran si può ancora fare meglio.
U come ULTIMO. Il Pistoia Basket rimane all’ultimo posto della classifica per dieci lunghissimi mesi, da gennaio ad inizio novembre 2019. I fischi e le contestazioni diventano un’abitudine, là dove per anni il calore dei tifosi di casa spaventava gli avversari.
V come VENEZIA. 1 dicembre 2019, i campioni d’Italia della Reyer s’inchinano alla combattività dell’OriOra di Carrea che rimonta gli orogranata e si prende la sua terza vittoria filata in casa. Reagendo al –33 di Brindisi ed infiammando il pubblico con una bellissima gara. Dal ritorno di Pistoia in Serie A, sei volte su 7 (anche se una è a tavolino) i campioni d’Italia hanno perso in via Fermi.
Z come ZERO (vittorie esterne). Nonostante la crescita della squadra, il ruolino definicitario “on the road” macchia il 2019 biancorosso targato Carrea. 8 trasferte, 8 sconfitte per l’OriOra che ha chiuso l’anno solare con la brutta prestazione di Varese. “So che senza colpi in trasferta non ci si salva” ha ripetuto più volte Carrea che dovrà capire come curare la doppia personalità biancorossa.



