Pistoia Basket, una ghiotta occasione gettata al vento

Percentuali agghiaccianti e atteggiamento improponibile in alcuni frangenti per il Pistoia Basket che con Trento spreca l’occasione di fare un bel passo avanti in ottica salvezza

Ho amato la pallacanestro fin da piccolo ma da subito mi è stato fin troppo evidente che questa mia grandissima passione non mi avrebbe dato da mangiare. Erano gli anni in cui sul campo potevi vedere giocatori da 35 punti a partita – da Mario Boni a Ron Rowan, solo per citare quelli del cortile di casa – pertanto mi ero convinto, forse banalizzando un po’ troppo il concetto, che un ragazzo che non faceva quasi mai canestro non potesse seriamente pensare di diventare un idolo della curva.

Son sincero, domenica sera mi è venuto da pensare che il mio unico vero limite sia stato quello di essere nato nel 1980. Ho pensato che, fossi nato dopo il 1995, avrei potuto avere la legittima aspettativa di giocare a buoni livelli, certamente non nella massima serie, ma forse avrei potuto avere un ruolo ed un senso come giocatore nelle serie minori. Per carità, non voglio mancare di rispetto a nessuno dei ragazzi, però alla fine della fiera si possono fare un sacco di discorsi, di schemi, di filosofia, di studi, di clinic, resta il fatto che in questo giochino vince chi fa canestro e Pistoia, con le percentuali agghiaccianti messe in mostra contro Trento, non può seriamente pensare di salvarsi.

Detto questo, Carrea fa bene a sottolineare la qualità nella creazione del gioco e la bontà o meno nella scelta di tiro, sapendo perfettamente che ci sono partite “offensivamente mediocri”, parole testuali, cui certamente seguiranno partite più fortunate, diciamo così, in cui le percentuali saranno decisamente più lusinghiere. Non resta, dunque, che focalizzarsi su tutto il resto. Il coach, in sede di commento della partita, ha lamentato poca applicazione difensiva nei primi due quarti ed un approccio non adeguato alla partita. Gli ha fatto eco Zabian Dowdell dichiarando che Trento ha dato l’impressione di aver voluto la vittoria più di quanto non l’abbiano voluta i nostri. Ecco, questa è forse l’unica cosa che non deve accadere mai, la squadra che lotta per non retrocedere deve scendere in campo sempre e comunque con il coltello tra i denti per 40 minuti. Peccato non averlo fatto proprio nella partita in cui giocavamo rinfrancati dalla consapevolezza dei risultati molto favorevoli dagli altri campi, un atteggiamento imperdonabile perché l’occasione di fare un bel passo avanti in ottica salvezza era oggettivamente molto ghiotta.

Vi è poi la questione Gentile, 30 punti con 11 su 11 dal pitturato. Al netto della classe cristallina di un fenomeno vero, dove finiscono i meriti innegabili di Alessandro e dove iniziano i demeriti nostri? Ripeto, il talento non è in discussione e Gentile ne ha in abbondanza, ma alcuni movimenti offensivi del casertano sono sembrati troppo semplici e soprattutto troppo ripetitivi. Non esiste invece, mi rivolgo a qualche tifoso, la questione della terna. Per carità, non sono cieco e qualche fischio bislacco, definiamolo così, l’ho visto anche io, ma fino a quando si tira con poco più del 20% dalla lunga non possiamo renderci ridicoli dando la colpa ai grigi. Non a caso, nessuno dello staff e della dirigenza ha mai accennato a qualcosa del genere, non rendiamoci ridicoli sui social agli occhi di chi ci legge da fuori.

Adesso si va, probabilmente, in gita scolastica a Bologna. Perdonatemi, non riesco a definire altrimenti una trasferta del genere, troppo sulla carta il divario tecnico tra le due squadre per sperare in qualcosa di più di una sconfitta che si spera possa essere dignitosa. Diciamo la verità, siamo tutti in attesa di domenica 26, contro Treviso in casa ci giochiamo un’altissima percentuale di salvezza. Staremo a vedere.   

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