La parabola della Cenerentola del basket italiano, in lotta dentro e fuori dal campo. Un extra-cuore e un extra-sostegno per la salvezza del Pistoia Basket
La parola della settimana in casa Pistoia Basket non può che essere “extra”. No, non c’entra nulla l’extra scarto rimediato in casa di sua maestà Virtus Bologna nell’ultima gara e nemmeno l’extra amarezza che hanno lasciato le due gare casalinghe precedenti.
In cui l’extra sforzo di una squadra che solo sfiorando la perfezione può essere competitiva (e con Sassari l’ha sfiorata) avrebbe meritato sicuramente qualcosa di più del doppio zero che l’ha impantanata a quota 10 in classifica. Ma i bocconi amari fanno parte dello sport come della vita.
Verso una domenica extra importante, che rimette davanti Treviso e Pistoia nelle loro nuove vesti a quasi 21 anni dall’ultima volta (era il 27 gennaio 1999, l’Olimpia fresca di esonero di Friso e vicina a capitolare andò ko 79-66, nda), è ormai chiaro che la parola “extra” da qui in avanti dovrà riguardare campo e pubblico e non la società.
Che, con il presidente Capecchi in settimana dalle colonne de Il Tirreno, ha evidenziato come «cambi ci saranno solo per motivi di forza maggiore o defezioni tecniche notevoli che finora non ci sono state. Riteniamo che non ci siano le condizioni per un movimento extrabudget». Perché, come di evince dalla chiaccerata con il numero 1 biancorosso, il futuro inteso come consolidamento del club viene prima di tutto.
Capecchi ha ripetuto quel mantra che, negli ultimi anni, abbiamo sentito spesso: ovvero di soldi ce ne sono pochi, bisogna tirare la cinghia per provare a sperare che dal prossimo anno le cose cambino. Sperando magari in qualche scossone a livello economico, dalla semina che sta facendo il “team Laudicino” a livello di marketing che – sempre per riprendere le considerazioni di Capecchi – «ad oggi non ha inciso in maniera notevole sul budget».
Tutto chiaro, come chiaro è che in questa stagione complicata in un campionato con molto più ostacoli dell’anno scorso (a livello di differenza sempre crescente tra big e le altre, a livello di avversari agguerriti anche nella corsa salvezza) ci vorrà comunque un “extra” al Pistoia Basket per salvarsi.
Un “extra” che la generosa truppa della matricola Carrea dovrà trovare da sola: al suo interno come forza di un gruppo che – come ha pure detto Capecchi – «si fida l’uno dell’altro», un gruppo che ha fatto capire di saper soffrire e di poter divertire. Un gruppo che si è tirato fuori da un tragico inizio e che deve ripartire dal carattere perché nelle prossime tre/quattro gare si gioca tantissimo. Un gruppo che deve provare ad essere ambizioso e sfrontato come lo è il suo allenatore, uno che pur nel rispetto dei ruoli, non è mai sembrato un diplomatico. Per fortuna.
L’altro “extra” che Pistoia può giocare è quello della passione, la passione di una piazza che non vuol perdere il suo posto di Cenerentola al ballo, faticosamente conquistato negli anni. Per questo non può essere sorda al richiamo che arriva dai canestri per domenica prossima. Perché torna una di quelle sfide che non possono che far emozionare i romantici del basket per cui Treviso fino agli anni 2000, con le squadrone dell’era Benetton e il modello “campus” della Ghirada, è stata un luogo del cuore (a spicchi ovviamente) per mezza Italia.
Secondo, perché grazie ai canestri, il nome di una città che si è riuscita a spaccare anche sul titolo di Capitale Italiana della Cultura rovinando in parte l’effetto mediatico che un riconoscimento così importante poteva avere, può dirsi in Serie A. Guardando negli occhi Bologna, Milano, Roma e altri capoluoghi assai più grandi e conosciuti. In quali altri campi succede?
Terzo, perché la Cenerentola al ballo, dopo tante avventure, il principe se lo sposa. E i ragazzi di Michele Carrea, pur senza l’aiuto della fata, a quel ballo stanno lottando per fare bella figura. Per questo l’extra sostegno se lo meritano.


