#OneLastShot, il tributo di Cireglio a Kobe Bryant

Al playground di Cireglio un’ultima campettata in memoria del compianto Kobe Bryant. Un sentito saluto al più amato di tutti

Quel cartello di Cireglio nella discesa che porta all’area sportiva, ha fatto il giro del mondo. È lì che Kobe Bryant si scattò una delle foto più famose e spiritose di quel blitz in gran segreto, che nella prima mattina del 25 luglio 2013, fu un bellissimo regalo di San Jacopo a tutti i ciregliesi.

Qualcuno dopo la visita del Black Mamba, lì nel pieno della sua carriera di stella Nba e fenomeno del basket mondiale, aveva scritto con l’uniposca nero “Kobe per quando ritorni, te l’ho messo più alto”, giocando sull’altezza irrisoria del cartello per i quasi due metri di quel ragazzone cresciuto ma col sorriso splendente del bambino che Cireglio aveva coccolato alla fine degli anni ’80.

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Ora, nella domenica del ricordo, dell’abbraccio spontaneo dell’Italia dei campini alla famiglia Bryant, a sette giorni da quel maledetto incidente aereo in cui ha perso la vita anche l’amata secondogenita GiGi e altre sette persone tutte innamorate della pallacanestro, quel cartello assomiglia ad un album di dediche. “Ciao Kobe, ci manchi”. E poi “Insegna agli angeli a tirare in fadeaway”, che nel “volgare” non baskettaro evidenzia l’efficacia delle sue carezze a canestro in allontanamento.

E poi quei numeri, l’8 e il 24, che poco più in là, in fondo alla discesa sono sulle spalle di tantissime persone arrivate qui per ricordare Kobe Bryant. Che sul playground tra i castagni, dove baby Mamba faceva buio con i bambini di Cireglio, sfidando (e battendo) anche i più grandi a canestro, si sono ritrovate spontaneamente come in decine e decine di campini dello Stivale dei canestri.

Le nuvole grigie hanno retto, anzi la nebbia che dalla mattina lambiva le colline si è alzata e dietro la maglia dei Lakers attaccata alla rete che cinge il campino di Cireglio, si vede la città laggiù in fondo. Dall’altra parte, sulle finestre degli spogliatoi, un adesivo di Kobe. Sotto un pallone da basket e una rosa.

Sul campo, gli amici di Cireglio, gli assessori presenti (Magni, Capecchi, Bartolomei) si mischiano ai ragazzi che continuano a giocare. In mini tornei spontanei, 5 contro 5 improvvisati, gare di tiri liberi. Interrompendosi solo per un sentito minuto di silenzio, rotto dagli applausi. Addosso maglie dei Lakers, del Dream Team americano, t- shirt con le caricature del Mamba in tutti gli stili ma anche tante maglie biancorosse del Pistoia Basket e delle altre società cittadine.

Insieme a Cireglio, si è giocato nel nome di Kobe in tutt’Italia: da Bologna a Rimini, da Bari a Venezia nel playground di Mestre dedicato ad un altro grande campione che Pistoia ha avuto il piacere di coccolare come Davide Ancilotto. C’è chi va e chi viene, chi scende e chi risale la discesa che porta al campino. Fermandosi, nonostante il fiatone, al mitico cartello per una foto con gli occhi lucidi.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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