I frutti del lavoro di Michele Carrea: un gruppo unito e consapevole

Il coach del Pistoia Basket, dopo una fase di ambientamento, sta dando un’impronta ben precisa alla squadra. Con l’incognita Culpepper. Che emozioni Petteway e Justin Johnson!

Il Pistoia Basket non chiede rispetto, se lo è ormai guadagnato. Questo, in estrema sintesi, il Carrea pensiero dopo la vittoria con Reggio. Quanto mi piaci, Michele.

Qualcuno di noi ricorderà certamente Maurizio Lasi e, più recentemente, Vincenzo Esposito. Credo che la cosa che, con le dovute proporzioni, accomuna i due allenatori del passato a Michele Carrea sia la capacità di leggere la partita. Il filo conduttore che lega questi tre nomi, infatti, è la capacità delle rispettive squadre di cambiare marcia nel terzo quarto. Insomma, nella pausa lunga – evidentemente – c’è la capacità di analizzare cosa è andato e cosa non è andato e porre rimedio. O almeno, certamente a Roma e contro Reggio Emilia è andata così. 

Maliziosamente ma nemmeno troppo, viene da ricordare anche qualcuno che, dal terzo tempo in poi, non ci capiva letteralmente più nulla della partita. Però, all’epoca, non si poteva scrivere perché si diceva – non senza molte ragioni, per carità – che il maestro allenava una squadra tecnicamente troppo scarsa. Si vede che quest’anno Carrea sta gestendo i Chicago Bulls del 1996 e non ce ne eravamo accorti.

In effetti potremmo dire che Brandt è sembrato improvvisamente un Dennis Rodman dei poveri, vero signore dei rimbalzi. Onestamente Angus ha fornito più di una volta prestazioni che davano da pensare che, quando veniva descritto dal coach come un giocatore che dava il meglio di sé nel gioco lontano dalla palla, questo potesse significare che era doveroso non aspettarsi troppo dall’australiano. Niente di più falso ed ingeneroso, contro Reggio una prova monumentale del centro.

Bellissimo Justin, ancora una volta determinante nel quarto periodo. Bellissimo vederlo scavalcare la balaustra e finire in curva a ballare coi tifosi. Un po’ Luc Longley anche lui, perché no? Tanta sostanza e tanto equilibrio, un fattore decisivo per alternare il gioco sotto e dal perimetro.

Un Terran a tratti in versione immarcabile, lo facciamo un accostamento irriverente con il 23? No, non lo facciamo solo perché siamo al limite della blasfemia, ma – oggettivamente – quando Petteway ha giornate così non ce n’è per nessuno. Mostruoso, semplicemente mostruoso.

Vi sono poi i due nomi più papabili per essere la vittima sacrificale di Randy Culpepper. Sia Salumu che Dowdell (dovrebbe essere lui) hanno giocato una partita seria, solida, professionale ed importante. Mi è piaciuto tantissimo vedere la squadra riunirsi tutta assieme dopo il saluto alla curva, quasi a suggellare l’ultimo momento tutti assieme di un gruppo che è diventato una squadra vera.

Non sarà semplice per lo staff e la dirigenza decidere chi sacrificare, non solo per questioni per così dire affettive ed umane, ma anche e soprattutto perché la squadra oggi ha equilibri molto validi. Radio mercato e i sussurri che arrivano dalle stanze dei bottoni indicano in Dowdell il giocatore da tagliare e, se così fosse, non resta che sottoscrivere le parole di Carrea quando ha detto che il taglio è dovuto al fatto di aver trovato un ingaggio di un giocatore oggettivamente fuori categoria, non per demeriti del giocatore tagliato. Staremo a vedere.

Una cosa è certa, se contro la Effe dovesse andare male è sperabile non si dia fiato ad assurdità. Culpepper è un super colpo a prescindere, ma la prossima non è una sfida banale ed è tutta da giocare.

Certo è che, la vincessimo, faremmo un clamoroso passo avanti verso la salvezza. Dunque, sarà necessario che la società abbia coraggio e si fidi del pubblico pistoiese. La fossa solo nel settore ospiti, il resto del palazzo andrà riempito tutto, per non perdere la magia e la forza del fattore campo. La squadra se lo merita, adesso tocca a Pistoia. Tutti a palazzo. 

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