«Ha ragione Recalcati quando dice che i campionati vanno fermati» il pensiero di Michele Carrea, coach del Pistoia Basket. «Sarebbe opportuno parlare di come ripartire»
Credibilità. E’ su questa parola che per Michele Carrea si deve fondare il dibattito in essere sul futuro del campionato di serie A di basket ai tempi della guerra al Coronavirus. Lui, lo dice apertamente, sta dalla parte di Charlie Recalcati che senza mezzi termini ha detto che “il campionato va fermato”.
Non è l’unico ma è sicuramente una delle voci più autorevoli anche perchè slacciata da lacci e lacciuoli sportivi ed economici di un movimento che, come in ogni ambito lavorativo, ha molti interessi in ballo. Pensare a settembre, pensare a “chi e come dopo tutto questo ce la farà a fare la A e la Legadue”, “pensare a organizzare campionati credibili”: questo il Carrea pensiero, lontano dalla sua Milano ferita come tutta la Lombardia più di quanto non sia scossa l’Italia intera. Lontano con gli occhi ma non col cuore. “Il pensiero a Milano è un pensiero di angoscia che ti prende dentro- continua il coach biancorosso- la visione occidentale dei problemi è quella di chi pensa di risolverli prima che ti tocchino. I lombardi oggi hanno una visione di questa situazione differente dai non lombardi. Non esiste una persona che non abbia un parente interessato. Se in tutta l’Italia si vive l’angoscia di un paese fermo, lì si vive l’angoscia della sofferenza. Che nel momento più terribile, ti priva del saluto ai tuoi cari. Penso ci sia un’enorme difficoltà a rielaborare quel lutto.
Ho percepito la solitudine incredibile di amici che sono stati 14 giorni nei reparti Covid. In questo momento chi sta male, non è chi si annoia. In questo momento dobbiamo fare i cittadini: chi deve lavorare e chi non lavora, non deve lamentarsi e mettergli i bastoni tra le ruote”.
Il Carrea cittadino prevale sul Carrea allenatore, com’è ovvio. Ma non lo sovrasta e parlare di sport, di quella passione viscerale che per l’ex ragazzino delle giovanili dell’Olimpia Milano è diventato lavoro, si deve. “Ha ragione Recalcati quando dice che i campionati vanno fermati- dice Carrea- bisogna trovare una quadra intorno a questo. Ci sono così tante problematiche che pensare a finire la stagione, è una follia. Sarebbe opportuno che, passata l’emergenza, si parlasse piuttosto a come far ripartire la stagione da settembre in modo credibile”.
“Anche se- aggiunge con la diligenza milanese- quando il Governo e la Federazione ci diranno che ci sono tutte le condizioni per tornare in palestra, io lo farò a prescindere dalla mia opinione ”.
In questa situazione, dice, non è solo difficile lavorare ma anche programmare. “Se ci sono le condizioni per giocare, giocheremo- chiude- ma ci sono molte riflessioni da fare. Chi aiuta le società a finire i campionati? C’è un tema visti se prolunghi la stagione più del dovuto, la condizione fisico atletica da valutare, i giocatori negli Stati Uniti. Quando si ripartirà, si parla di potersi allenare a gruppi di tre, è impensabile giocare a porte aperte. Ed è tutto più piccolo della situazione che stiamo vivendo. Anche i premi che tutti noi abbiamo per i risultati sportivi e che non andremo ad incassare. Secondo me sarebbero campionati che non hanno senso. La politica deve organizzare campionati credibili”.



