Il team manager del Pistoia Basket, Andrea Tronconi, sottolinea quanto ammirevole sia stato l’atteggiamento del giocatori: «Si sono dimostrati dei veri professionisti»
«Abbiamo avuto la conferma che lavoriamo con un gruppo di ragazzi dal carattere eccezionale». Parola di Andrea Tronconi, team manager del Pistoia Basket. Queste dichiarazioni arrivano a ribadire una volta ancora quanto importante sia stato, nella stagione attuale, avere un gruppo così coeso, che è riuscito a superare varie difficoltà. Quella che si è presentata adesso però è stata la più difficile: una pandemia globale da affrontare, nella maggior parte dei casi, in isolamento lontani dalle proprie famiglie. Ma Tronconi – così come tutta la società – è rimasto in stretto contatto con i giocatori per aggiornarli sull’evolversi della situazione e per stabilire con loro i vari viaggi di ritorno verso le proprie famiglie.
Uno stop arrivato purtroppo dopo la surreale trasferta di Trieste. Qual è stata la prima reazione degli stranieri a uno stop così lungo lontano dalle loro famiglie?
«Il loro primo pensiero è stato sicuramente il lockdown del proprio paese e quindi la lontananza forzata dai loro familiari. Noi come società ci siamo sempre tenuti in contatto con le agenzie ed avevamo le rassicurazioni che alcuni voli, sia per l’America che per l’Australia e il Belgio, erano comunque confermati. I giocatori si sono comportati in maniera estremamente professionale e noi li abbiamo tenuti costantemente aggiornati su quelle che erano le novità. Però non nego che un blocco totale degli aeroporti sarebbe stato un bel problema».
Alcuni di loro hanno poi ottenuto il permesso di tornare a casa propria in questo periodo di fermo forzato. È stato difficile organizzare viaggi così lunghi in un periodo del genere?
«Fortunatamente, da quando sono presente io, abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con un’agenzia di viaggi che, anche in questa occasione, ci ha aiutati tenendoci sempre al corrente di cancellazioni e cambi di programma. Per adesso il viatico di ogni giocatore è stato da Pisa a Roma e poi da Roma a New York o comunque nelle varie capitali europee. La chiusura dell’aeroporto di Firenze ci ha un po’ tagliato le gambe, ma grazie alla conferma dell’unico volo giornaliero con tratta Pisa-Roma siamo sempre riusciti a spostare i giocatori in massima sicurezza».
Quindi, grazie all’aeroporto di Pisa, il rimpatrio dei giocatori è stato molto più semplice?
«Sì perché l’aeroporto è facilmente raggiungibile in macchina e una volta giunti lì si incontrano massimo 30 persone all’interno della struttura quindi si riescono a rispettare tutte le norme necessarie per far viaggiare i giocatori in sicurezza. Le alternative a Firenze sarebbero state Bologna o Roma, ma nel primo caso i ragazzi avrebbero dovuto affrontare viaggi lunghissimi ad orari improponibili, nel secondo saremmo dovuti andare direttamente a Roma, cosa difficile viste le restrizioni nello spostamento. Quindi direi di sì, Pisa ci ha decisamente facilitato l’iter».
Parlando invece dei giocatori dell’Oriora. Quali sono stati i loro accordi con la società? È previsto il rientro di tutti alla ripresa degli allenamenti?
«Sì sì assolutamente, è un argomento che è stato trattato in prima persona dal direttore sportivo Marco Sambugaro però tutti hanno dato massima disponibilità al rientro alla ripresa delle attività. In un periodo del genere non possiamo costringere a rimanere in isolamento persone che hanno la famiglia lontano da qua, abbiamo capito subito la loro situazione. Allo stesso modo, però, loro hanno capito anche la nostra. Questa è l’ennesima conferma che quest’anno abbiamo un gruppo di ragazzi dal carattere straordinario. Aspettiamo le decisioni della FIP e del Governo però siamo in contatto costante con loro e sono tutti pronti a rientrare quando ci sarà la chiamata alle armi».
Alcuni di loro hanno provato a resistere qualche giorno ma poi sono rientrati nel paese di origine. È stata una loro richiesta insistente a far sì che ottenessero il permesso oppure una scelta presa di comune accordo con la società vista la situazione?
«Il nostro ds all’indomani della gara con Trieste ha parlato con i ragazzi dando loro la possibilità di tornare a casa per chi lo volesse. Chiaro che allora (8 marzo 2020, ndr) la situazione non era così tragica e lo stop si pensava fosse di circa due settimane. Via via che si è evoluta la situazione qualche ragazzo, che inizialmente aveva rinunciato, ci ha chiesto di poter rientrare. Va detto che qua, differentemente da altre realtà, i ragazzi si sono comportati in maniera esemplare attendendo fino all’ultimo eventuali sviluppi a breve termine della situazione. Una volta capito che lo stop non era poi così corto ci siamo accordati per farli tornare dalle loro famiglie».



