Il Decameron incompiuto del Pistoia Basket di Michele Carrea

Quella del Pistoia Basket di Michele Carrea è una storia incompiuta, interrotta prima di sapere se sarebbe diventata davvero una “buona novella”

Dalla villa-rifugio sulle colline di Firenze in cui Giovanni Boccaccio immagina dieci giovani che si raccontano le novelle per passare il tempo, la città piegata dalla peste del 1348 sembra lontana. Nel “Decamerone” è la fantasia, sono le storie a combattere il male e rintanati nelle nostre case, prigioni dorate al tempo del Coronavirus, non possiamo che pensare alle belle storie per riempire i giorni. Quella del Pistoia Basket di Michele Carrea è una storia incompiuta, interrotta prima di sapere se sarebbe diventata davvero una “buona novella”. Anche se lo sviluppo della trama lo faceva pensare e, in un mondo normale, senza una pandemia con numeri e conseguenze da guerra, il rammarico per quel finale non scritto, per quel cammino intenso verso la meta senza il piacere di raggiungerla, ci sarebbe. Anzi c’è. Provando ad ascoltare la storia dell’OriOra, spegnendo per un attimo il necessario assillo dei bollettini di guerra al virus, impossibile non pensare a quanto sarebbe stato bello vedere quei ragazzi combattere fino in fondo per il loro e il nostro obiettivo.

Ci sarebbe piaciuto vederli scontrarsi ancora contro tutto e tutti, contro la sfiducia di una piazza che li ha prima osannati e poi fischiati troppo presto, contro i pronostici da Cenerentola annunciata, forgiati dallo spirito ambizioso e perfezionista della matricola Carrea con l’innata vocazione a primo della classe.

Ci sarebbe piaciuto pure vedere Randy Culpepper che, al PalaCarrara, non ha mai giocato. Tanto ci ha fatto soffrire in passato e ci sarebbe piaciuto capire se davvero poteva aprire il gas ad un gruppo che anche con Dowdell non ha mai usato il freno. Come spesso si fa quando c’è la passione di mezzo, si dà e basta, spesso anche senza ragionare.

Non l’ha fatto nelle rovinose cadute, di cui non è quasi mai riuscito a limitare i danni, cadendo soprattutto all’inizio sotto i colpi dell’esperienza e dell’astuzia altrui. Ma non l’ha fatto nemmeno nelle cavalcate vittoriose, tirando fuori e lasciandosi travolgere dalla grinta, dal carattere e dalla fiducia reciproca che ha portato a due mesi di imbattibilità casalinga tra novembre e dicembre. Mettendo in fila dopo un inizio shock, Trieste, Cantù, i campioni d’Italia di Venezia, la Cremona azzurra del saggio Meo e Pesaro. Zittendo sul campo le critiche, aprendo gli occhi agli osservatori sul lavoro certosino di Michele Carrea e di Marco Sambugaro, dietro le quinte, ma nemmeno poi tanto vista la meticolosa partecipazione del diesse a conferenze stampa, incontri ed eventi pubblici della sua squadra. Tenendo d’occhio o almeno provando a farlo, tutto da vero milanese. Candidando l’indissolubile tandem meneghino con Carrea, a rivelazione del campionato.

La loro avventura a Pistoia è iniziata in modo strano. Non tanto per le responsabilità che porta con sé un nuovo corso, dove tutto cambia meno che i soldi in cassa. Ma per quell’ effimera accoglienza trionfale alimentata da un avvicinamento al campionato con il ritmo della festa di fine stagione. In questo Carnevalino di Rio, sono stati gli unici a tenere tutti con i piedi per terra. Con Michele Carrea pronto a difendere la sua ciurma anche dalla furia del suo popolo, chiamando alla più romantica e difficile “resistenza”.

Ci sarebbe piaciuto applaudire ancora questi ragazzi che escono a testa alta anche se sconfitti, come è successo contro Sassari, contro Trento in casa. Ricordandoci che il bello dello sport non è solo il risultato, ma la voglia di ottenerlo. Ci sarebbe piaciuto lasciarsi andare a mille take away pazzi, baci appassionati al canestro come quello del principe azzurro Johnson a Roma. Ci sarebbe piaciuto stordirci con il flipper di triple di “Crazy” Petteway che ha steso Reggio Emilia, con l’urlo del “gladiatore” Aristide Landi da Potenza, ci sarebbe piaciuto vedere crescere ancora questa squadra. E veder piangere di gioia capitan Della Rosa, dove aver sofferto per le sue lacrime vere una stagione intera.

Chissà come sarebbe andata a finire, chissà come andrà a finire. Cosa deciderà la Lega per le retrocessioni da cui comunque Pistoia, sul campo, è abbastanza al sicuro. Una cosa è certa. Senza mete conquistate, senza traguardi superati, il viaggio di questa giovane e sbarazzina OriOra rimarrà sempre una storia da raccontare. 

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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