Basket. Sassari, 26 aprile: storia di un approdo mai avvenuto

Oggi sarebbe stata in programma l’ultima giornata regolare della Legabasket, magari ancora decisiva per decretare chi sarebbe restato nel paradiso della serie A1 o chi sarebbe sceso in A2

Chi lo sa se nell’atmosfera sicuramente già pre estiva di Sassari, oggi Pistoia si sarebbe davvero giocata tutto. Chi lo sa se la 34° ed ultima giornata regolare della Legabasket, in programma oggi, sarebbe stata decisiva per decretare chi sarebbe restato nel paradiso della serie A1 o chi sarebbe sceso agli inferi della Legadue.

Chi lo sa se avremmo rincorso i risultati dagli altri campi in cui si sarebbe potuta incrociare la sfida salvezza: con l’OriOra nella tana della super Sassari di Pozzecco, mentre Trieste avrebbe ospitato Pesaro magari già fuori dai giochi salvezza (stando alla classifica ferma all’8 marzo) o parte in causa di uno scontro diretto dentro- fuori. Con Treviso a Varese e Roma a guardare.

Chi lo sa cosa sarebbe potuto succedere nell’ultimo turno “regolare” di un mondo regolare. Invece, in piena emergenza Coronavirus, la stagione ferma da 50 giorni sembra già così lontana (così come la ripartenza in verità anche per i problemi conseguenti al lockdown). Sembra lontana e non perchè non sia stata intensa, anzi a Pistoia lo è stata e si è fermata sul più bello col motore della squadra di Carrea che iniziava a girare.

Intensa sarebbe stata probabilmente la corsa scudetto con la Virtus Bologna mossa dall’esplosiva grinta balcanica del trio Djordjevic, Teodosic, Markovic che – comprensibilmente – si rammarica per lo stop improvviso alla sua risaltita all’olimpo del basket italiano. Virtus che probabilmente avrebbe dovuto fare i conti con Milano che, dopo i soliti schiaffi fuori programma, non avrebbe mollato fino alla fine. Ma anche con la rediviva Venezia, regina di Coppa, con la Brescia di quel Diablo che l’ha portata tra le top 16 di EuroCup (e chissà se le coppe europee che non hanno definitivamente chiuso le competizioni, riprenderanno davvero) o con la Sassari del Poz.

Già Sassari, il capolinea segnato e mai toccato dal comandante Carrea quando ad agosto, con il calendario in mano, aveva disegnato la rotta della sua prima navigazione nel mare burrascoso della serie A1. Provando magari a fare dell’approdo finale nel PalaSerradimigni, fortino incandescente in cui i “Giganti” biancoblù” si gasano forti dell’entusiasmo di un’intera regione, il viaggio verso un “porto sicuro”. Forte di una barca che, dopo aver imbarcato acqua nelle settimane iniziali del tragitto, aveva iniziato a navigare spinta dal vento di passione che il PalaCarrara sa sprigionare.

Con i suoi “mozzi” a rimboccarsi le maniche, chiudendo le falle nella stiva anche a mani nude, fiduciosi di trovare il giusto vento che avrebbe potuto accarezzare l’energia frizzante di un equipaggio giovane e determinato. Mai domi, sicuramente, di cavalcare l’onda anche se il mare fosse tornato grosso.

Ipotesi nemmeno troppo improbabile visto che tra le tappe rimaste disegnate sulla mappa, verso l’isola del tesoro, ce n’erano di avventurose. Anche e soprattutto in casa, con l’atteso confronto con la deputata “Invincibile Armada” del comandante Rodriguez griffato Armani, l’arrivo dei “pirati dei Caraibi” brindisini con Adrian Banks perfetto anche a livello di look come Jack Sparrow e poi la difesa dall’assalto dei “leoni” bresciani del Diablo. Per non parlare delle battaglie di Venezia, Cantù, Cremona fino all’assalto dell’Adriatic Arena di Pesaro e allo scoglio dell’ ”Artiglio” Nazionale, la Varese di Caja.

L’avviso ai naviganti invece si è perso molto prima dell’approdo di Sassari. In una primavera senza gite in bicicletta, in una Pasqua segnata dalla via crucis di un intero paese, in un 25 aprile senza la banda che suona Bella Ciao. In una domenica di quarantena dove lo sport non scandisce più il rito della festa, come da sempre nel Bel Paese. Una cosa a cui ci siamo adattati, ma che come tante altre sfumature di questa bufera, non vediamo l’ora che finisca.  

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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