Pistoia Basket, la carica di Aristide Landi: «Voglio crescere ancora»

Le parole del lungo Pistoia Basket: «Peccato non aver potuto concludere la lotta salvezza. L’ipotesi Club Italia? Interessante, ma senza regali»

Entusiasmo, mani infallibili, senso del canestro anche sotto pressione e in momenti delicati. Definizioni importanti per quel ragazzone col nome e la tempra del guerriero, anche perché a darle sono stati Michele Carrea, coach del Pistoia Basket, e due dei suoi assisenti, Tommaso Della Rosa e Fabio Bongi, nell’ultima puntata de “Il salotto di PistoiaSport”. Confidando, nel caso dei vice, in preda a quelle confessioni spontanee dettate dalla quarantena, di aver perso diverse scommesse in allenamento sulle percentuali del lungo con le mani buone.

Lui, Aristide Landi, dal suo buon ritiro di Bologna – la città in cui ha scelto di vivere – si mostra deciso più che mai, quando la Legabasket ripartirà, a confermarsi nella massima serie. A cui sembrava un predestinato negli anni degli scudetti con la primavera delle Vu Nere e a cui è arrivato dopo tanta gavetta, nel ballo dei debuttanti della Pistoia di Carrea.

«Mi manca troppo la pallacanestro, mio figlio (il biondo batuffolo Edmondo, una delle mascotte della squadra) ha pure iniziato a giocare a calcio in casa, non so come fare, mi sono messo pure a piangere», scherza il ventiseienne lungo biancorosso.

Il rammarico per il finale sospeso della sua prima stagione di A1 si sente. Ma la voglia di farsi trovare pronto alla ripartenza è più forte. Anche per questo, nonostante gli esperimenti in cucina con Edmondo per ingannare la quarantena (sotto lo sguardo paziente di mamma Claudia), lui si allena ed è ligio alla dieta ferrea da atleta.

«Ho trovato l’A1 un campionato più fisico e più atletico – dice il lungo che un anno fa aveva conquistato sul campo la massima serie con la Virtus Roma – penso di aver dimostrato di poterci stare, che anche un italiano si può mettere in mostra, non solo gli americani. Il futuro? Voglio fare un altro passo avanti, crescere ancora, avere ancora più opportunità di giocare. Io ogni anno cerco sempre di migliorare, in primis lo voglio io per impegnarmi ancora di più. L’ho sempre fatto e voglio farlo anche ora».

Il guerriero con il 15 biancorosso sulla schiena, è pronto per alzare l’asticella. Insieme a Pistoia magari? «Il mio progetto è crescere, se sarà lo stesso di Pistoia ne parleremo – continua – io ho l’opzione per il prossimo anno. Con la mia famiglia ci siamo trovati benissimo con la città, la società e con i tifosi, stavamo bene con i compagni e ho avuto un ottimo rapporto con coach Carrea che ci ha sempre fatto stare sul pezzo, non ha mai tralasciato nemmeno un allenamento, nemmeno negli ultimi giorni quando le cose iniziavano ad essere preoccupanti».

Pistoia si è sempre rivista nei giocatori che in campo danno anima e cuore come Aristide Landi. Il gigante che accarezza il canestro e poi ruggisce verso la curva, quasi alzandone i decibel con quelle lunghe leve al cielo, non fa eccezione a questa tradizione. Non aver potuto continuare a lottare spinti dal calore del PalaCarrara, è il rammarico più grosso di questa stagione interrotta.

«Con un pubblico così è un peccato non aver potuto continuare a lottare per la salvezza e festeggiarla con loro – dice – chissà che festa avremmo fatto. Il momento più bello della stagione è stato sicuramente la prima vittoria, dopo 6 sconfitte il clima non era semplice. Ne avevamo bisogno noi e la gente di Pistoia che non vedeva un a vittoria da mesi. È stato esaltante. Il rammarico è questo, non aver potuto continuare a lottare davanti ai nostri tifosi, anche perché eravamo sulla strada giusta. Alla sospensione del campionato la classifica dice che siamo salvi».

Un gigante buono quanto ambizioso, com’è giusto che sia un ragazzo di 26 anni che sa di essere nel momento più importante della sua carriera. Per questo tra le tante idee sulla ripartenza, Landi non nasconde il fascino per quell’ipotesi Club Italia lanciata dal giemme di Cremona, GianMaria Vacirca.

«Un’idea interessante – dice – puntare sugli italiani non vuol dire che ci devono regalare le cose, ma darci l’opportunità di giocare, potendo anche sbagliare. Ho sentito che anche Pozzecco ha parlato di puntare sugli italiani, con Spissu titolare davanti a Jerrels l’ha fatto. Non servono regali e non ci deve far rilassare quest’idea ma caricare ancora di più».

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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