Pistoia Basket tra Serie A e autoretrocessione: il futuro è incerto

Tormentato dalla congiuntura economica, il Pistoia Basket ha tempo fino al 15 giugno per chiedere il riposizionamento in A2. Così molte altre società di Serie A

In casa Pistoia Basket sono giornate non semplici. L’autoretrocessione della squadra è un’ipotesi sempre più concreta: quella che era una semplice possibilità da non escludere a priori sta diventando un’eventualità che con il passare del tempo acquista sempre più forza.

Il club biancorosso vorrebbe mantenere la Serie A, questa è l’idea primaria e per questo la dirigenza sta lavorando giorno e notte, ma si parla anche di scendere in A2 e l’ipotesi viene presa in seria considerazione. Il problema è che al momento, con le condizioni attuali e senza gli strumenti d’aiuto promessi dal Governo e invocati dalla Federazione, le risorse disponibili e quelle preventivate sembrano non bastare a sostenere un’altra stagione nella massima serie. 

Per risolvere la soluzione, pur considerando tutta la buona volontà e gli sforzi del club, servono strumenti esterni, ma la difficoltà principale al momento è rappresentata dal tempo, che è già agli sgoccioli. Il 15 giugno è infatti il termine ultimo in cui le squadre di A possono chiedere il riposizionamento in A2.

Un salvagente che in tante stanno valutando, complice anche la situazione economica post Coronavirus che chiederà un conto salato a tutte le società sportive, di ogni disciplina. Anche club importanti e tra i più solidi della Lega Basket come Brescia, Trento e Varese hanno annunciato che dovranno fare i conti con riduzioni del budget intorno al 30%, una cifra verosimile anche per quasi tutte le altre, Pistoia compresa. 

La soluzione, l’unica realisticamente valida, è il credito d’imposta per le sponsorizzazioni sportive. Con questo strumento, invocato non solo dal Pistoia Basket, ma anche dalla maggior parte delle altre squadre di A, dalla FIP – così come dal mondo del volley e dalla Serie C di calcio – i biancorossi avrebbero la forza per continuare a competere nella massima serie.

Senza, salvo miracoli o nuovi e inattesi sviluppi, le risorse al momento identificate sembrano non bastare per programmare una Serie A, campionato dispendioso e costoso, in cui la squadra del presidente Capecchi già lo scorso anno si presentava al via con un budget tra i più bassi della categoria.

Volendo aspettare fino all’ultimo giorno utile mancano comunque poco più di due settimane alla scadenza del 15 giugno, data definitiva per scivolare senza troppi traumi in Serie A2. Dopo non ci sarà più nessun paracadute e il destino metterebbe la società biancorossa davanti a scelte ancor più drastiche.

In queste ore si valutano tutte le piste e si cerca di quantificare le risorse, guardando ad ogni aspetto dell’universo a spicchi biancorosso. In ballo c’è ancora una convenzione con il Comune in merito all’utilizzo del PalaCarrara che deve sempre vedere la luce. I discorsi si sono fermati a febbraio, quando è scoppiata la pandemia ed è scaduta l’ultima proroga. Sconti importanti sui costi di gestione potrebbero sbloccare risorse preziose, ma comunque non abbastanza corpose da risolvere la problematica.

Dire addio alla A e farlo a tavolino non sarebbe semplice e avrebbe conseguenze, ma costruire una stagione senza sicurezze economiche per sostenerla completamente potrebbe aprire anche scenari peggiori nel breve periodo. La riflessione sul tema proseguirà, ma purtroppo anche la pressione e il peso della scadenza del 15 giugno andranno aumentando con il passare dei giorni.

Pistoia non è comunque la sola a passare settimane difficili e ad essere davanti a scelte che potrebbero segnare la propria storia. La Virtus Roma è in vendita, con il patron Toti che ha annunciato di non essere più disponibile a portare avanti da solo il progetto. Per i capitolini quindi il futuro è rebus e senza acquirenti potrebbe anche voler dire essere arrivati al capolinea.

Discorso simile a Cremona: il patron Vanoli ha detto chiaramente che al momento non ci sono risorse necessarie per affrontare la Serie A; coach Meo Sacchetti è già stato liberato e si è accasato alla Fortitudo, ma l’opzione Legadue non è contemplata: per i biancoblu c’è solo la A o piuttosto niente. Pesaro riflette sull’autoretrocessione, ed è sostanzialmente in una situazione simile a quella di Pistoia. Cantù e Trieste invece hanno già comunicato che faranno la Serie A, entrambe però con meno risorse rispetto allo scorso anno.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

1 commento

  1. Pesaro Cantù e Pistoia la scorsa stagione avevano circa 3 milioni totali a budget con la riduzione del 30% significherebbe intorno ai 2 milioni. Pesaro con i conti in ordine a differenza di Pistoia e Cantù che hanno qualche problemino di bilancio. Fare la A pur riducendo il budget non è fattibile e nella situazione attuale incerta significherebbe ritardare la fine. Entro il 15 giugno si può chiedere il riposizionamento e il 31 luglio dopo le valutazioni della Comtec sui bilanci vediamo quante potranno…

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