Vent’anni senza Fabio Danti: il ricordo del fenomeno delle salite

Il 3 giugno 2000 periva in un incidente di gara Fabio Danti, due volte campione europeo delle cronoscalate. Il ricordo del fenomeno di Cutigliano

Due ruote finite sull’erba dopo una curva. Una sbandata nervosa impossibile da gestire. Una vita e una carriera finite all’improvviso, quando nulla sembrava presagire un destino così infame. Terminò così la corsa di Fabio Danti quel dannato 3 giugno 2000.

Il fenomeno delle salite nato a San Marcello Pistoiese nel 1967, 32 anni dopo la leggenda Mauro Nesti, e residente a Cutigliano sembrava imboccato su una strada senza soste. Si era affacciato nel mondo dei rally e delle cronoscalate solo a ventitré anni, nel 1990, con una Renault 5 GT Turbo. Raccolse il primo trionfo importante già nel 1992: il successo nel gruppo N nello storico Rally del Ciocco.

Nel 1993 iniziò poi la storia d’amore con le salite a bordo dei prototipi. In quell’anno, al volante di una Lucchini motorizzata BMW, giunse secondo nel Campionato Italiano della Montagna. Con quel piazzamento Fabio gettò comunque le basi per il trionfo del 1994, accedendo definitivamente i riflettori sul suo talento. Il biennio 1995-1996 fu quello della consacrazione: Fabio vinse due Campionati Europei della Montagna, prima con la Lucchini poi con l’Osella. Inoltre, firmò con la Skoda per correre sia nei rally che nelle cronoscalate con le auto di serie. Fu con la marca ceca sotto il gruppo Volkswagen, a bordo della Felicia 1600, che vinse sei gare su sei nel Campionato Italiano della Montagna nello stesso ’96, mentre l’anno dopo si accontentò del secondo posto. Danti comunque si consolò svettando nel Rally di Sanremo nella classe A6, sempre su una Skoda Felicia.

L’amore per i prototipi però non aveva mai subito alcuna pausa e, nel mezzo della sua collaborazione con la Skoda, Fabio proseguì a cogliere successi di tappa nelle cronoscalate. Il talento che Mauro Nesti aveva già intravisto fin da subito (come narrato in un episodio curioso da Roberto “Provella” Rosati ad Autosprint) era ormai sotto l’occhio di tutti. Chissà quanti trionfi avrebbe ancora raccolto il grande Fabio, senza quel maledetto incidente a Caprino Veronese nel 2000.

Era il 3 giugno: Danti stava affrontando l’ultima curva della cronoscalata Caprino-Spiazzi, valida per il Campionato Italiano. L’idolo di Cutigliano aveva ottenuto il miglior tempo nelle prove del giorno prima, ma voleva ulteriormente migliorarsi per non lasciare alcuna speranza agli avversari. Affrontò quell’ultima piega, a 100 metri dal traguardo, a 240 km/h in modo da prendere lo spunto decisivo per il finale. La traiettoria però era troppo larga e le ruote di sinistra finirono sull’erba: il nuovo prototipo di Enzo Osella, incredulo e disperato all’arrivo, impazzì e si schiantò contro il guard-rail, che cedette di netto. Fabio terminò quell’incubo contro un albero (secondo l’autopsia già l’impatto contro la barriera era stato fatale).

Ci vogliono anni di sacrifici e lavoro per costruire una carriera gloriosa, per mettere fine a tutto bastano pochi e maledetti secondi. Le leggende però non muoiono mai e sono più forti degli scherzi del destino. A distanza di vent’anni, grazie alla salita Lima-Abetone a lui dedicata, il nome di Fabio Danti ancora riecheggia nel mondo delle corse in montagna che lui tanto adorava e che senza dubbio, in qualche modo, non ha ancora abbandonato. Che la salita duri un’eternità, Fabio!

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.

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