Flonaldo Flori racconta sui social quanto l’arbitro Biggi, che non fischierà più in serie A, sia stato vicino alla famiglia del piccolo Manuel nel momento di massima difficoltà
Da oggi in poi Maurizio Biggi, per la piazza di Pistoia, sarà qualcosa di più che un semplice arbitro di pallacanestro. Da ogni tifoso biancorosso che leggerà il messaggio Flonaldo Flori, il fischietto piacentino sarà visto come una grande persona. Le toccanti parole presenti sul post di Facebook racchiudono quanto ci possa essere a volte dietro a una semplice divisa e a un fischietto.
La storia del 2015 del piccolo Manuel – piccolo tifoso del Pistoia Basket – ha mobilitato, grazie al sostegno di tutti, l’interno panorama della pallacanestro italiana: da Gek Galanda a ‘La Giornata Tipo’ passando per moltissime altre persone che hanno dimostrato la loro vicinanza alla famiglia. Una storia bella che fa bene allo sport è però venuta fuori subito dopo la notizia che Biggi non sarà più arbitro in Serie A.
Il fischietto piacentino dovrà abbandonare le leghe nazionali per raggiunti limiti d’età. Gli arbitri della pallacanestro infatti, una volta toccati i 50 anni, possono avere la proroga per lavorare ancora un anno solo se rientrano nei migliori dodici. Biggi al momento dello stop causa Covid-19 era al tredicesimo posto e dovrà quindi – se vuole continuare – dirigere i campionati regionali o provinciali.
IL POST
“L’ho sempre detto a me stesso, il giorno in cui Maurizio deciderà di smettere di arbitrare o che qualcun altro lo farà smettere renderò pubblica una storia meravigliosa di Amore ed Amicizia. Perché non l’ho fatto prima è semplice. Per non condizionare il parere dei tifosi di Pistoia e delle altre squadre su di lui. Forse sbagliando ma per me ha significato il rispetto assoluto per la sua professione di arbitro di serie A. Cercherò di essere molto sintetico anche se è molto difficile. Il 18 novembre 2014 mi arriva un messaggio su messenger da Maurizio. Lo conoscevo come arbitro ma non lo ricordavo visivamente. Maurizio con un fare molto pacato mi chiede se avesse potuto fare qualcosa di concreto per Manuel ed i suoi genitori. Nacque in poche righe una sintonia prima che scrivesse qualcosa che mi colpì in maniera incredibile. “Ho perso mia moglie pochi anni fa e so quanto è difficile stare vicino alla malattia”.
La frase mi tocca nel profondo. Racconto nelle mie visite giornaliere al Meyer ad Alessia ed Andrea di questa persona che si era avvicinata. Maurizio dopo pochi giorni mi chiede se con estremo tatto poteva visitare il piccolo Manuel ed i genitori. La risposta da parte mia senza nemmeno chiedere ad Alessia ed Andrea è “Vieni quando vuoi”. Ricordo ancora quel giorno. Una leggera nebbia. Scende dal taxi occhi pieni di luce ed una stretta di mano indimenticabile. Sale su con me in reparto. Saluta Andrea ed Alessia. Manuel è in rianimazione. Nessuno entra. Alessia chiede a lui se volesse entrare. Lo “zio di Milano” cosi viene detto ad i responsabili per farlo entrare per pochi minuti.I pochi minuti diventato molti.
Manuel, lo zio di Milano Biggio e nessun altro. Da quel giorno Maurizio è diventato un tutt’uno con NOI, fra i primi a sapere le evoluzioni positive e negative. Tante volte è tornato a Pistoia come arbitro e mai mai non ci ha fatto visita, l’ultima volta chiedendomi addirittura di accompagnarlo in un posto speciale che preferisco qui non dire. La pallacanestro italiana non perde un Arbitro ma perde una persona unica nella sua sensibilità. Il nostro grande ed unico Biggio che tutte le volte che veniva offeso a Pistoia era un colpo al cuore perché a me nemmeno un tecnico contro o un passi non fischiato me lo faceva in nessun modo disprezzare. Credo che potrà sicuramente insegnare alle nuove generazioni ad arbitrare ma la sua sensibilità o si ha o è impossibile tirarla fuori. Mau ti vogliamo bene e grazie per la tua amicizia ora le tue visite potranno essere più lunghe perché non avrai da correre a Villa Cappugi o tornare in albergo. Federico, Alessia ed Andrea”.



