Della Rosa spiega l’autoretrocessione ai bambini: «A1, non più un rammarico ma un obiettivo»

Gianluca Della Rosa ai bambini del City Camp di Gek Galanda: «Gli do appuntamento al palazzetto quando ripartirà il campionato e gli dico che ci servirà anche il loro aiuto»

I grandi ci hanno provato a capirla, ascoltando altri grandi che hanno provato a spiegarla. Ma ad un mese dalla decisione del Pistoia Basket di autoretrocedersi in A2, rinunciando all’A1, il dibattito tra i sostenitori di quanto si sia perso e di quanto invece si sia salvaguardato (in termini di futuro) non ha trovato pace. E difficilmente la troverà.

E ai bambini, come si spiega cosa vuol dire autoretrocessione? A chi inizia a giocare a basket, vedendo nel PalaCarrara, il Madison Square Garden, come si spiega che un giorno sei in A1 e quello dopo sei in A2, senza che nessuna sconfitta l’abbia deciso? A chi vede nei giocatori con la canotta biancorossa, gli idoli a cui ispirarsi sempre. Come e soprattutto Gianluca Della Rosa, a cui è toccato anche questo onere.

Non certo il primo da quando il capitano cresciuto tra curva ed Academy, ha ricevuto la fascia di capitano. Anzi si può ben dire, che alla “zanzara” del PalaCarrara, da quando ha ricevuto la fascia dopo la fuga di Dom Johnson, sono toccati più oneri che onori. Mettere la faccia su una retrocessione scansata solo a tavolino, per esempio. E spiegare ai suoi tifosi più piccoli, come mai un anno dopo, la retrocessione è arrivata sempre a tavolino.

Avrebbe potuto mettere la testa sotto la sabbia, provare a svicolare, a sprofondare in quel silenzio che ha accompagnato l’arrivo al capolinea dell’esperienza del Pistoia Basket in A1. Invece non l’ha fatto. Come ogni estate, Della junior si è dato in pasto ai giovani tifosi da “animale” da camp, qual è. Rispettando il distanziamento individuale imposto anche nelle attività estive, ma non quello sociale e umano, per fortuna. Lo si capisce vedendolo all’opera al City Camp di Gek Galanda, di cui è sparring partner dall’anno scorso . Si vede mentre gioca con i bambini (“sono più bambino di loro- dice- e magari stando qui con Gek, imparo anche qualcosa che mi può servire in futuro”), mentre sfida davanti a loro Arielito Filloy, altro ex capitano biancorosso che come il Gek Nazionale è rimasto legatissimo a Pistoia. Tanto da accettare di fare il testimonial del camp cittadino, nella sua prima vera estate italiana. «Non posso rientrare in Argentina– ci dice il play italo- argentino in uscita dalla Reyer- e sono contento di essere qui con Gek a Pistoia, dove ho tanti amici e dove mi godrò l’estate visto che solitamente quando vado a casa, è inverno».

Ecco in questo clima divertito, i bambini non si sono scordati quello che è successo alla loro squadra del cuore. «Se i bambini mi chiedono dell’autoretrocessione – ci dice Della – certo che me lo chiedono. Non si parla d’altro. Io cerco di prenderla sul ridere, altrimenti è dura». Non si stenta a credergli perchè lui, da protagonista del campo, è abituato a quella legge dello sport che anche ai bambini si spiega facilmente. Chi vince, è bravo e va avanti. Chi perde, va indietro.

Ma a Pistoia (e non solo) questa legge si è sfaldata davanti alle casse vuote, agli sponsor che fuggono, ai problemi di bilancio irrisolti. E allora come si spiega tutto questo ad un bambino? «Io gli dico che non dobbiamo guardare più l’A1 come un rammarico ma come un obiettivo – dice il play classe ’96 – io ricordo com’è stato bello vivere la promozione da tifoso nel 2013 e per questo, gli dico a loro che lì forse erano piccolissimi o non erano nati, che è stato bellissimo e che sarà bellissimo provare a rivivere una cavalcata così insieme. Gli dò appuntamento al palazzetto quando ripartirà il campionato e gli dico che ci servirà anche il loro aiuto».

Il jolly del Della è proprio qui: nel servire ai suoi piccoli tifosi un sogno, una fiaba che come diceva Gianni Rodari può dare le chiavi per entrare nella realtà per strade nuove e aiutare i bambini a conoscere il mondo. Certo questa fiaba deve essere anche convincente. E a renderla credibile c’è proprio il suo sorriso e la faccia del Della. Quella che non si gira mai dall’altra parte. Quella di un “patrimonio della città” si lascia scappare Gek Galanda, tra una punzecchiatura e l’altra ai suoi giovane erede. Quella di un capitano tra la gente. La sua. 

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

RISPONDI

Inserisci il tuo commento
Il tuo nome

LE ULTIME

Leggi anche

Estra Pistoia, ufficiale: “Pete” Strobl è il nuovo head coach

Classe 1977 e con un passato da allenatore in Bundesliga, Strobl è stato scelto dal club per condurre...

La Fabo Herons annuncia la risoluzione del contratto di Giombini

Yannick Giombini, ala classe 2001, non è più un giocatore degli Herons: possibile il suo approdo a Latina,...

Gennari, il muro silenzioso che regge la rincorsa

Minutaggio più alto, cinque gol stagionali e leadership: il centrale di Città di Castello è la colonna della...

PalaTerme, finalmente ci siamo: l’8 marzo in campo Herons e La T Gema

Per la festa della donna il PalaTerme tornerà a essere agibile con la capienza massima di 2820 spettatori....