Per un giorno Celina Seghi è tornata a casa. L’ex “topolino delle nevi”, che dava grazia ed eleganza alla valanga azzurra, è tornata all’Abetone per un meritato tributo
Per un giorno Celina Seghi è tornata a casa. L’ex “topolino delle nevi”, che dava grazia ed eleganza alla valanga azzurra che a cavallo della tragedia bellica faceva sognare gli italiani e veniva quasi tutta dai crinali dell’appennino pistoiese, è tornata all’Abetone per un meritato tributo.
Insieme ai nipoti, Celina (ormai residente da anni a Pistoia) ha preso parte all’inaugurazione della stanza a lei dedicata del nuovo museo dello sci, nato con la mostra su Zeno Colò a cento anni dalla nascita e ingrandito passo dopo passo con nuovi spazi deicati ai tanti campioni cresciuti sulle nostre montagne. Lei, Celina, 100 anni e cinque mesi, classe di ferro 1920 proprio come l’amico Zeno ma anche Franca Valeri e Alberto Sordi, Federico Fellini e Gianni Rodari, icone di un’Italia che ha fatto parlare di sé (e bene) nel mondo in tanti ambiti diversi, ha presenziato emozionata.
Scortata dai nipoti, con i capelli biondi e quel filo di rossetto immancabile, ha fatto il giro del museo, dove si ripercorre tramite un percorso fotografico la sua carriera e gli anni d’oro della valanga abetonese. Dove Celina Seghi, Zeno Colò, Vittorio Chierroni domavano le nevi di mezzo mondo anche grazie alla competenza e all’intransigenza di istruttori e maestri che dall’Abetone venivano.
Uno su tutti Gino Seghi, il fratello e severissimo allenatore di Celina. Che ha sempre raccontato come, proprio con lei, il fratello fosse più duro di tutti gli altri, senza concessioni di feste e brindisi dopo le vittorie con il resto della squadra. Un sergente di ferro che ha temprato quella signorina scatenata che, all’Abetone sciava e batteva i maschi, e che rimane la sciatrice italiana più titolata di sempre con la cifra record di 37 medaglie ai campionati italiani.



