Pistoia Basket, 171 giorni dopo i biancorossi tornano in campo

Il raduno al PalaBertolazzi di Montale per dare il via alla nuova stagione di A2 del Pistoia Basket

Quello di ieri, lunedì 24 agosto 2020, è stato molto più che un allenamento. Guai a banalizzare o a ridimensionare la portata e la forza simbolica di questo gruppo di atleti e tecnici radunati al PalaBertolazzi di Montale per dare il via alla nuova stagione di A2 del Pistoia Basket. Questo gruppo, partito senza festoni ed eventi roboanti, rappresenta in primis la voglia di continuare e di esserci della pallacanestro a Pistoia.

Perché tornare a far rimbalzare la palla a spicchi con giocatori in canotta biancorossa dopo 171 giorni è un fortissimo segno di speranza e il seme più importante per il futuro. Era infatti dallo scorso 7 marzo, giorno dell’inutile surreale trasferta di Trieste, che la squadra e lo staff non si ritrovavano al centro di un campo da basket per fare qualcosa insieme. In questo tempo lunghissimo senza il basket è successo tanto, decisamente troppo, soprattutto lontano dal parquet. L’Italia, così come il basket, si è fermata davanti a qualcosa di più grande. Poi, mentre tante altre cose piano piano ricominciavano a ripartire, la palla a spicchi di Pistoia ha dovuto confrontarsi con altre criticità da ko come l’autoretrocessione in A2 e la temporanea inagibilità del PalaCarrara.

Bombe che, unite al coronavirus, avrebbero anche potuto avere la forza di spegnere il fuoco della passione biancorossa. Un fuoco che però brucia ancora forte. Ed è rappresentato dalla squadra biancorossa radunatasi ieri a Montale per iniziare la nuova stagione. Senza troppi proclami, senza fronzoli, ma con la forza dirompente della presenza e di quel pallone che è tornato a rimbalzare. Lontano da quella che dovrebbe essere la sua casa, per il momento costretta a stare anche senza la sua gente. Una resistenza viva, incarnata da coach Carrea e dal suo staff nel momento in cui hanno riunito i giocatori, vecchi e nuovi, per condividere le prime parole e le prime idee della nuova stagione, in cerchio sul parquet.

Perché le difficoltà anche in questa stagione che non si annuncia semplice per tanti motivi, tutti o quasi esterni al rettangolo di gioco, ci saranno. Ma ci sarà anche il basket a Pistoia e questo è altrettante importante.
Al primo allenamento c’era il capitano, Gianluca Della Rosa, a rappresentare quel senso di identità e di attaccamento alla città e al territorio che pochissime altre squadre ad alto livello possono vantare. Incarnazione della pistoiesità, per salvaguardare un tesoro, quello della palla a spicchi biancorossa, che deve andare oltre tutte le difficoltà di questo, sin qui, sciagurato 2020. C’era coach Michele Carrea, che ha deciso di continuare il suo percorso al Pistoia Basket, nonostante il progetto declassato in una categoria inferiore e non certo per suoi errori sul campo. C’era il suo staff, che ha deciso di restare in A2.

C’era il direttore sportivo Marco Sambugaro, che in questi mesi si è speso molto per ridisegnare una squadra e un ambiente che quasi all’improvviso ha cambiato serie e prospettive. E c’erano anche tutti gli altri giocatori, vecchi e nuovi, che hanno indossato il completino biancorosso da allenamento, in attesa di poter poi sfoggiare le canotte da gara e di tornare a respirare il clima della partita sospinti dalla carica esaltante del tifo biancorosso.

Per questo però ci sarà ancora parecchio da aspettare. Gli stranieri, Marks e Sims, invece arriveranno la prossima settimana. Intanto però la macchina biancorossa è ripartita. Lo ha fatto dopo 171 giorni di stop, nel giorno di San Bartolomeo, festa che da sempre è nel cuore di Pistoia e dei pistoiesi. Un nuovo inizio, sotto tantissimi punti di vista. Ma è sempre dal primo passo che nasce un percorso: serviva ripartire e finalmente anche il Pistoia Basket lo ha fatto.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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