Roberto ha mostrato sempre come certi problemi si affrontano ed è per questo che è un dovere di tutti tenere viva la sua memoria
Dopo un anno del genere Roberto Maltinti manca ancora di più. E manca davvero a tutti. Perché una figura come la sua, tutti questi problemi più o meno grandi che il 2020 ci ha sin qui regalato, li avrebbe affrontati di petto, battagliando e brontolando, ma spendendosi in mille modi per provare a risolverli.
La sua assenza per il Pistoia Basket, ma più in generale per lo sport pistoiese e persino per la città, si sente. Perché in tanto silenzio la sua voce l’avremmo subito riconosciuta, profonda e vibrante, fra mille. Perché uno di quei suoi affettuosi abbracci oggi, in mezzo a tanti guai e alle restrizioni, lui non lo avrebbe comunque negato a nessuno. Anzi, ne avrebbe dispensati tanti, per tenere tutti aggrappati, uniti alla barca biancorossa che non ha avuto navigazione facile negli ultimi mesi.
Si è perso tante cose che lo avrebbero fatto molto soffrire. Dalla retrocessione non arrivata sul campo, al PalaCarrara inagibile con la squadra costretta ad allenarsi e a giocare lontano, fino a tutti i problemi di impiantistica e di fruibilità di campi e palestre a Pistoia. Sarebbero stati suoi crucci, su cui avrebbe speso fiumi di parole, ma certamente anche atti concreti, forti, proprio come era nella sua indole.
Perché aveva, tra le tante, la dote di essere una calamita di entusiasmo e di voglia. Con il suo guardarti negli occhi e scrutarti fino in fondo avrebbe costretto tanti a fare i conti con i fatti. Sono certo che Roberto sarebbe stato in prima fila anche per il Centenario della Pistoiese, per tessere sinergie e spronare il mondo dello sport cittadino a fare quadrato. Perché amava anche quei colori ed era consapevole del fondamentale ruolo sociale che ieri come adesso è una delle principali prerogative dello sport.
Mai come oggi, con tante cose che non funzionano, appare chiaro quanto abbia dato la figura di Roberto Maltinti al Pistoia Basket e allo sport della città. Quanti ne servirebbero adesso, in mezzo a questa grave crisi sanitaria e sociale, di imprenditori coraggiosi, fin anche un po’ folli e sognatori, disposti a prendere per mano lo sport e a piantare semi di speranza per un futuro che ora non è più così semplice anche solo da immaginare e programmare. Imprenditori come lui, ma anche amministratori – di qualsiasi colore – che abbiano a cuore lo sport cittadino in ogni sua forma, proprio come lo aveva lui.
La sua passione, il suo fuoco, facevano ardere la palla a spicchi biancorossa. E lo fanno ancora oggi, perché in tante situazioni, come anche quelle sopra elencate, viene naturale immaginare come le avrebbe affrontate Roberto Maltinti. Un’eredità morale, quella di Robertone, che appartiene a tutti, ma che difficilmente qualcuno potrà emulare. Perché Robertone era unico.
Però in tanti anni vissuti in prima linea, a strenua difesa del basket pistoiese e dello sport cittadino, ha mostrato come certe battaglie si combattono ed è per questo che è un dovere di tutti quelli che lo hanno apprezzato e stimato tenere sempre viva la sua memoria e al tempo stesso continuare la sua opera di burbero e buon padre di famiglia che aveva a cuore il basket e lo sport pistoiese.



