Chiedimi chi era Roberto Maltinti e ti racconterò tante storie

Quel vuoto lasciato da Robertone non si riempie in nessun modo. Roberto Maltinti, il presidente tifoso, il presidente della gente

Chiedimi chi era Roberto Maltinti e ti racconterò tante storie. Ma non solo io che le storie le racconto sempre, c’è una città intera che può parlarti di lui. Di come mai da un anno, da quel 9 settembre 2019 iniziato con l’improvvisa notizia della sua scomparsa, quel vuoto lasciato da Robertone, non si riempie in nessun modo. Roberto Maltinti, il presidente tifoso, il presidente della gente, il “solo” presidente capace di metter pace nelle divisioni della Pistoia sportiva e di essere osannato da due curve di due sport diversi.

Sarà che in questo anno in cui è cambiato il mondo, è cambiato lo sport e soprattutto è cambiato tutto nel suo amato basket, spesso avremmo avuto bisogno di un suo consiglio. Del suo carisma che ha sempre squarciato anche i silenzi più difficili. Della sua verve così spontanea da sbaragliare spesso la diplomazia che omologa dichiarazioni e interviste e che è stata una delle sfumature più forti della sua visione romantica dello sport.

Di certo come ha detto Massimo Capecchi, suo successore alla presidenza del Pistoia Basket, “Lui avrebbe sofferto moltissimo di non poter andare agli allenamenti” chiusi alla sola squadra e staff tecnico in tempi di pandemia. Verità assoluta, perché nonostante lo sport fosse cambiato, nonostante telefonini e social illudano di una connessione costante col mondo, di sapere le cose anche se non le vivi, ogni giorno Roberto Maltinti (anche dopo le dimissioni da presidente del Pistoia Basket nel 2018) usciva dal lavoro e andava al palazzetto. Così aveva fatto negli anni ruggenti della Maltinti, vero presidente ultrà, simbolo di quel gruppo di pionieri che in campo e sulle gradinate dell’Auditorium stava scrivendo l’inizio di una favola bellissima.

Così, in maniera totale, aveva spinto la Pistoiese alla cavalcata fino alla B del 1995, quando la vicinanza d’età lo faceva vivere letteralmente in simbiosi con squadra e allenatori. Ma così ha cercato di fare anche dopo anni, col ritorno alla guida del basket. Sapendo far breccia in tutto quel piccolo mondo che, nei suoi 13 anni di presidenza biancorossa coronati col ritorno in A1 e con tante partecipazioni ai playoff dalla Legadue alla massima serie, ha visto passare in via Fermi.

Gente di qualsiasi nazionalità, lingua, colore e religione. Gente attaccata alle cuffie anche quando mangiava, gente arrivata dall’altro mondo pensando che a Pistoia ci fosse il mare e che se ne voleva scappare dopo poche ore. E per tutti, bad boys e campioni, quell’omone che parlava pochissimo inglese è stato più che un presidente. «Spesso si è scritto che il babbo non andava in vacanza- ha detto Elisa Maltinti – era vero. Probabilmente non aveva il bisogno di visitare il mondo perchè aveva trovato il suo microcosmo in questa città che lui amava. Un microcoscmo che era un macrocosmo perchè vedeva persone di tutti i tipi e non aveva bisogno di cercare alternative fuori. Era curioso di tutti, aveva interesse per tutti quelli che conosceva e li faceva sentire importanti. Forse è per questo che gli volevano tutti bene».

«Ogni persona che incontro ha un episodio con lui» ci ha detto la stessa Elisa, grande tifosa di basket, grande appassionata di sport come il babbo (“volevo essere il figlio maschio che non aveva”) che da una vita fa i conti con un padre pubblico. Condiviso con una città, con tutto quel mondo differente che era e sarà sempre di Robertone. Abbracciando tutti, ringraziando tutti nonostante le lacrime, il dolore, quel graffio sul cuore dal 9 settembre di un anno fa.

Perchè con un babbo come Roberto Maltinti, nemmeno la sofferenza può essere un affare privato. «All’inizio tutti i racconti delle persone- dice Elisa- che mi raccontavano il loro Maltinti, è stato devastante. Ora è una risorsa per me. Ai miei bambini dico che questo affetto trasversale viene dal fatto che il nonno non conosceva i pregiudizi ed è così che vorrei lo ricordassero».

Quei nipotini che l’avevano fatto riscoprire accanito lettore, come tutta quella “gente diversa” di cui ha cantato mille e mille volte Fabrizio Dè Andrè l’avevano spinto ad aprirsi al mondo dei social. Dove teneva i contatti con i suoi ragazzi, i giocatori sparsi nel mondo. Gente vicina e lontana, giovanotti ingelatinati e novelli padri di famiglia che da presidente ha coccolato, redarguito, fatto crescere.

Come un’intera generazione di dirigenti, sia di calcio che di basket, a cui ha passato il senso dell’ “unità”. Lo sapevano tutti, anche gli avversari, quelli che prima della fine del sogno interrotto della Pistoia di Carrea e della serie A1 biancorossa, abbiamo visto emozionarsi di fronte alla sua gigantografia in sala stampa. Quelli per cui lo sport a Pistoia era Roberto Maltinti.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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