Matteo Trevisan, maestro al TC Pistoia, ripercorre con noi il Roland Garros di sua sorella Martina, arrivata ai quarti di finale
C’è un po’ di Pistoia nel Roland Garros memorabile di Martina Trevisan. La tennista fiorentina classe ’93 ha giocato a Parigi, nell’insolita collocazione autunnale per ovvi motivi, un torneo da favola, uscendo a testa alta ai quarti di finale. Nel suo percorso Trevisan ha eliminato avversarie del calibro di Cori Gauff e Kiki Bertens, giocando con così tanta grinta e sicurezza che molti hanno sperato di rivivere il trionfo di Francesca Schiavone nel 2010. Un timido sogno che però si è spento martedì sera, quando la giovane polacca Iga Swiąntek (classe 2001) ha sconfitto Martina Trevisan 6-3 6-1.
Una sconfitta che comunque non oscura un torneo giocato da vera maestra e che ha avuto Pistoia fra le tappe importanti per la sua preparazione. Martina infatti si è allenata diverse volte nel Tennis Club di via delle Olimpiadi, dove insegna suo fratello Matteo a cui abbiamo subito fatto qualche domanda. Matteo, che è anche uno dei capitani della squadra che ad agosto ha conquistato la Serie A1, ci ha raccontato così le sensazioni che ha provato nel vedere sua sorella giocare da protagonista lo slam parigino. Un’emozione molto forte, figlia di una fiducia che non si è spenta nemmeno nei momenti più bui.
Ciao Matteo, iniziamo subito dalle sensazioni che hai provato nell’assistere a questo splendido torneo di tua sorella. Ti aspettavi che sarebbe potuta andare così lontano?
«Dal punto di vista tennistico sì. Ho sempre pensato che avesse le capacità per esprimersi ad alti livelli. Le è sempre mancata un po’ di fiducia che però questa volta ha acquisito passando i primi turni. D’altronde come si suol dire vincere aiuta a vincere…».
Martedì sera Martina era partita in quarta. Aveva conquistato subito il break ed è andata in vantaggio per 3-1, ma poi la Swiątek ha rimontato e pian piano è scappata via nel punteggio. Secondo te Martina poteva far qualcosa in più o semplicemente l’avversaria era superiore?
«Devo dire che all’inizio sono partite in maniera opposta. Mia sorella sbagliava poco o niente, mentre la Swiątek faceva troppi errori. Poi purtroppo ha preso un ritmo altissimo. Mi è dispiaciuto che nel suo momento favorevole Martina non sia riuscita a prendere più vantaggio. Magari con un po’ più di tranquillità avrebbe trovato delle soluzioni che avrebbero maggiormente impensierito la polacca, che però ha dimostrato di aver preparato alla grande il match. Mia sorella ha bisogno di palleggiare parecchio per entrare a pieno nello scambio, la Swiątek invece ha sempre cercato di portare a casa il punto subito. Martina ha fatto il massimo, ma alla fine queste due settimane sono state iperpositive. Con questo risultato è oltretutto entrata nelle prime 100 nel ranking, al numero 82 per la precisione».
Secondo te su cosa dovrebbe migliorare per mantenere o scalare questa classifica?
«Deve proseguire col lavoro che sta facendo già adesso. Anche prima del Roland Garros, seppur senza risultati immediati, si vedeva che stava progredendo nel gioco e nella fiducia. Ha impostato un lavoro paziente che d’ora in poi non deve cambiare più di tanto. Poi nel tennis, come pure nella vita, raramente tutto va come deve andare, ci sono sempre dei momenti belli e dei momenti brutti. L’importante è non sentirsi appagati e continuare a migliorarsi».
A proposito dei momenti difficili nella vita, che atmosfera ha respirato Martina a Parigi. Le è sembrato strano giocare ad ottobre, con pochissimo pubblico e con tutte le rigorose procedure da seguire?
«Sinceramente non ne abbiamo ancora parlato nello specifico. A telefono ci siamo sempre concentrati sulle partite non tanto sull’ambiente. Certo, è chiaro che la situazione sia un po’ surreale e che fare un tampone ogni due giorni sia una discreta seccatura, però il tennis è uno sport particolare. Il pubblico non può intervenire durante gli scambi, quindi il livello di concentrazione non è cambiato più di tanto».
Tu come ti saresti sentito? Avresti provato un senso di smarrimento o ci avresti fatto poco caso?
«Mah, io non avrei patito più di tanto, poi ovviamente dipende da giocatore a giocatore. C’è chi si esalta grazie all’atmosfera e quindi adesso un po’ si sente estraniato e chi invece rimane indifferente a tutto. Alla fine in campo ci vai da solo comunque, il risultato dipende solo dalle tue sensazioni durante il gioco».
Ultimissima domanda sul TC Pistoia: a che punto sono i preparativi per la Serie A1?
«Ad ora stiamo procedendo con calma perché dovremmo riprendere ad ottobre 2021. Il campionato, ad eccezione di quest’anno anormale, si svolge sempre in quel periodo. Ancora non sono arrivate notizie di un eventuale anticipo in inverno come inizialmente ci avevano accennato. L’attesa tuttavia è altissima e non vediamo l’ora, ma ancora c’è tanto tempo per prepararci…».



