C Gold, la versione dei capitani: per giocare servono test periodici

I capitani di Montecatini, Agliana e Montale esprimono il punto di vista di chi scende in campo e vuole farlo in sicurezza

In base al nuovo DPCM del 24 ottobre, almeno fino al 24 novembre rimane sospeso lo sport dilettantistico regionale. Cestisticamente parlando, lo stop si rivolge a partire dalla serie C Gold e a cascata sugli altri campionati minors.

E proprio con riferimento alla massima categoria regionale, a restare ferme ai box sono Montecatini, Agliana e Montale. Abbiamo sollecitato i capitani delle rispettive squadre sugli scottanti temi dello svolgimento della stagione sportiva 2020/2021 e dell’aspetto legato alla sicurezza e alla prevenzione sanitaria.

GUIDO MEINI, MONTECATINITERME BASKETBALL

«La convivenza tra lo sport e il contesto medico-sanitario in cui ci troviamo è problematica e complicata. Per noi senior la concomitanza con l’attività professionale extra-sportiva genera preoccupazione, chi lavora e fa sport corre rischi elevati – l’incipit del capitano di Montecatini Guido Meini, che prosegue – Senza fare troppe polemiche, per ora grandi soluzioni non ci sono state, di conseguenza fermarsi fin quando non sussisteranno i presupposti per giocare in sicurezza è la cosa più giusta da fare.

Mi auguro che per fine novembre le cose cambino, ma data la situazione generale ci credo poco. Una soluzione potrebbe essere il tampone rapido prima delle partite, anche se dobbiamo ancora capire modalità e condizioni economiche, visto che le società stanno già compiendo uno sforzo encomiabile».

LORENZO CAVICCHI, PALLACANESTRO AGLIANA

Tocca poi al capitano di Agliana Lorenzo Cavicchi fornire il proprio parere: «Nelle scorse settimane è nata una chat whatsapp tra noi giocatori di C Gold per confrontarci sui protocolli anti-covid, basati sull’uso esclusivo dell’autocertificazione. In molti non ci sentivamo sicuri e anche diverse società nel loro complesso si auspicavano la sospensione delle attività.

Adesso che è arrivata, personalmente mi sento più tutelato. Per far ripartire i campionati in sicurezza serve la predisposizione di tamponi rapidi da effettuare periodicamente, altrimenti se ciò non è possibile si dovrà attendere il vaccino nel 2021. Prima di entrare in campo è sicuramente necessario prendere delle precauzioni, altrimenti la pallacanestro non è praticabile, siamo in uno stato di emergenza sanitaria» afferma chiaro e limpido Cavicchi.

ALESSANDRO MATI, BASKET MONTALE

Infine anche il giovane capitano di Montale Alessandro Mati s’inscrive nel solco tracciato dalle parole dei colleghi: «Il desiderio mio e dei miei compagni è quello di tornare a giocare il prima possibile, ma per ora la situazione sta peggiorando. Tutti abbiamo una vita fuori dalla pallacanestro, qualcuno lavora, qualcuno vive con persone più anziane e fragili.

Giocare semplicemente sottoscrivendo un’autocertificazione non tutela abbastanza noi né tantomeno le nostre famiglie. La speranza è quella di poter avere a disposizione almeno i test rapidi, visto che il tampone molecolare costa molto di più. Ci sono infatti società che hanno maggiori difficoltà a pagare gli esami per tutti i tesserati, perciò l’adozione di convenzioni adeguate potrebbe essere una buona soluzione».

LA SFIDA DELLA SOSTENIBILITÀ

Simile dunque la posizione dei leader delle tre compagini, incentrata sull’urgente e condivisa necessità che prima di riaprire i campionati siano elaborati protocolli più stringenti. La sospensione in atto costituisce indubbiamente un’opportunità, permettendo il reperimento di soluzioni sostenibili sia dal punto di vista della prevenzione e della sicurezza sanitaria sia da quello economico. A tal fine, maggiore sarà lo spirito di collaborazione di tutte le parti in causa e più numerose saranno le chance di successo.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.


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