Il fenomeno degli E-Sports: una chiacchierata col Virtual Racing Team

Gli E-Sports motoristici sono sempre più in ascesa e, grazie a due assi virtuali pistoiesi, abbiamo provato a farci un’idea del fenomeno

Le frontiere degli E-Sports continuano ad espandersi a vista d’occhio. Gli eventi virtuali, organizzati su PC o sulle console, sono in grande crescita sia nei numeri che nella qualità da molti anni, con utenti di qualunque età pronti a parteciparvi, sia come attori che come spettatori. Con lo scoppio del maledetto coronavirus si è poi registrato un ulteriore boom, con gli E-Sports che sono divenuti a tutti gli effetti un ottimo modo per svagarsi da una realtà odierna sempre più assurda e difficile.

Un momento di gara sul circuito di Suzuka

SIMULAZIONE PAROLA D’ORDINE

Tra le discipline che più hanno raccolto interesse c’è senza dubbio il motorsport. D’altronde il driving simulator è sempre stato all’apice dell’interesse dei videogiocatori fin dalla nascita delle sale giochi. Che fosse in un cabinato o nella propria stanza, il fascino del volante ha sempre sedotto tanti appassionati, sia di corse che di videogiochi. Col passare del tempo poi il grado di simulazione si è sempre più avvicinato alla vera e propria realtà, quasi arrivando ad un passo dal punto d’incontro tra le due dimensioni. Il merito è senza dubbio delle decine di titoli pronti ad offrire un’esperienza d’immersione degna di un simulatore professionale di una grande scuderia. Tra questi c’è senza dubbio Assetto Corsa.

Il gioco per PC, al 100% di produzione italiana, ha raccolto fin dal suo lancio nel 2014 molta attenzione, soprattutto dai cultori di nicchia, e la sua conoscenza si è espansa a macchia d’olio in ogni parte del globo. Oggi, con l’evoluzione “AC: Competizione”, permette ai suoi utenti più garosi, sia su PC che su console, di sfidarsi a bordo dei 13 bolidi del FIA GT3 World Challenge (il pronipote del campionato Turismo anni ’90).

UNA COMMUNITY NATA NEL PADDOCK (VIRTUALE)

Tra le tante comunità che si stanno affermando su Twitch ed altre piattaforme streaming c’è anche quella del Virtual Racing Team. Il VRT è una community che raccoglie tantissimi esperti delle corse virtuali in Italia ed anche oltre (un giocatore vive alle Seychelles), i quali, la scorsa primavera, hanno iniziato a sfidarsi in diversi GP per vedere chi riesce a spuntarla tra loro. Alla base delle loro gare tre grandi valori: la correttezza, la sportività e il divertimento, come ogni disciplina che si rispetti d’altronde.

Sono stati in primis questi valori che hanno permesso al VRT di attirare sempre più partecipanti, arrivando così a fare il grande passo: l’apertura del canale Twitch. Con le dirette sulla piattaforma streaming di recente costituzione e con i post-gara anche su Facebook ed Instagram, il VRT ha proseguito ad attirare sempre più pubblico. Anche la propria community, che è attiva soprattutto su chat come Discord, non ha mai subito arresti, arrivando tuttora a toccare e superare la soglia dei 250 partecipanti. Una crescita che delinea perfettamente la bontà del progetto, che per fortuna abbiamo la possibilità di poter conoscere approfonditamente.

La buona notizia per noi infatti è che, tra i tanti suoi admin sparsi per l’Italia e non solo, ci sono anche due ragazzi pistoiesi. Quindi, per capire meglio gli sviluppi di queste nuove frontiere, abbiamo fatto alcune domande proprio a questi due assi del volante. Il primo, in rigoroso ordine alfabetico, è Andrea Baccarini, che abita a Belvedere, l’altro è Gabriele Gargini, di Casalguidi. Vista la loro grande esperienza del mondo virtual racing (Andrea è un classe 1976, Gabriele del 1985) non potevamo di certo trovare nessuno migliore di loro per immergerci in questa nuova realtà.

Partiamo con una domanda classica ma doverosa: com’è nato e come si è sviluppato questo progetto?

Gabriele: «Tutto è partito a marzo durante la prima quarantena. Con molti nostri amici appassionati, provenienti da ogni parte d’Italia, abbiamo cominciato a ritrovarci su Assetto Corsa per fare qualche gara. Subito dopo abbiamo cominciato ad aprire dei gruppi di discussione su piattaforme come Discord e pian piano è venuta fuori l’idea di formare un team. Di mese in mese il progetto si è fatto sempre più serio e intorno all’autunno abbiamo deciso di lanciare un campionato. Adesso non passa giorno senza che noi ci ritroviamo, sia per organizzare gare che anche solo per scherzare o ridere insieme. Il divertimento è alla base di tutto».

Andrea: «Possiamo dire che eravamo il classico gruppetto d’appassionati formatosi quasi dal nulla che poi pian piano è diventato un progetto serio. Inoltre, oltre al fatto che i giocatori provengano da tutte le parti d’Italia e un paio da fuori, c’è anche una bella varietà a livello d’esperienza. Nel gruppo possiamo trovare sia i navigati che chi ha scoperto questa realtà da poco. Siamo davvero una community variegata in tutti i sensi!».

I numeri dei partecipanti poi è talmente lievitato che adesso avete aperto più di un campionato…

A: «Abbiamo all’attivo tre diverse griglie di partenza. Dopo il primo campionato abbiamo avuto talmente tante richieste che non potevamo fare altrimenti. Non ci aspettavamo un simile afflusso, così abbiamo deciso di fare tre diverse sotto-categorie, se così possiamo chiamarle».

G: «Sì, ci siamo basati sul livello d’esperienza più che sulla pura abilità. Abbiamo creato il gruppo “amatori” formato da chi ha iniziato da poco, con server e chat apposite per immergersi al meglio in questa nuova esperienza. Poi abbiamo formato due campionati alternativi con gli utenti più navigati del gioco. Ci siamo basati esclusivamente sul livello di conoscenza di AC e sulle sue fasi principali, come la regolazione dei set-up, dei pit-stop e la capacità di adattarsi ai cambiamenti del meteo. In questo modo tutti hanno la possibilità di crescere nel gioco confrontandosi, sia in pista che in chat, con chi ha un livello simile».

Quanto tempo bisogna dedicare ad un progetto come il vostro ed in generale all’allenamento virtuale?

G: «Io ho la sfortuna, ma in questo caso fortuna, di non avere un lavoro quindi posso dedicarne parecchio. A livello organizzativo, visto che siamo passati in un amen da 50 a 250 e oltre utenti, passiamo diverse ore a confrontarci. Inoltre, quando dobbiamo parlare anche della parte più grafica e comunicativa, i tempi si dilungano ulteriormente. A volte stiamo collegati anche sino alle due di notte, senza che ce ne accorgiamo. Sull’impegno in generale alla disciplina penso possa rispondere meglio Andrea che è più navigato di me. Io comunque ti posso dire che c’è gente che passa anche tutta la notte attaccata al simulatore! Sul nostro server abbiamo trovato degli utenti collegati anche alle sei del mattino! Veri e propri limiti non ci sono».

A: «Prima di tutto bisogna vedere chi lo chiama gioco e chi lo chiama simulatore. Si capisce l’impegno anche da queste cose. Poi ciò non vuol dire che chi passa più ore a girare vada più forte. C’è chi, magari per impegni lavorativi o semplicemente carattere, passa solo un paio d’ore collegato e chi invece fa pure le ore piccole. Bene o male i nostri server, sia per una gara che per una chat, sono sempre attivi e questo aiuta ancora di più a fare gruppo».

Anche il livello di personalizzazione delle livree è molto ampio: un pilota si è divertito a ricreare quella di Saetta McQueen del classico Disney Pixar Cars

Anche sul piano degli attrezzi di gioco immagino che ci sia un lavoro molto certosino nella ricerca del miglior sedile, pedaliera e volante…

A: «Su quest’argomento possiamo aprire un vero e proprio mondo a parte! Poi anche lì dipende dalla disponibilità economica o su quanto ci si può o ci si deve accontentare. Chiaramente chi è più giovane avrà una disponibilità minore rispetto a chi ha un’età maggiore…».

G: «Diciamo che siamo un po’ come quei pensionati che non si fanno problemi a comprare biciclette da seimila euro! Comunque va detto che non è automatico che una periferica e/o un hardware costosi aiutino. Certo, aumentano il grado di simulazione, ma ci sono giocatori che sanno andare forte anche con un feeling meno immersivo. Non è comunque sempre vera l’equazione: attrezzatura quasi professionale uguale maggiore competitività. Quella va di pari passo col manico o con l’abilità generale dell’utente».

Per caso, come spesso capita nei videogiochi, ci sono dei trucchi o segreti per avere una scorciatoia verso il successo? Esistono degli assetti o dei segreti che sono una garanzia per la vittoria?

G: «Beh, anche qui si apre un argomento molto profondo. Però AC essendo un gioco molto simulativo non ha ricette standard che ti favoriscono o meno. I suoi sviluppatori prendono i dati direttamente dai team e dalle case che corrono nel FIA GT3 World Challenge e li adattano ai nostri stili di guida. Fanno un lavoro davvero immenso per rendere l’esperienza il più verosimile, perciò non esiste un set-up valido per tutte le occasioni. Proprio come succede nella realtà con tutte le scuderie. Inoltre aggiornano anche qualsiasi variabile e caratteristica che si rivela durante il campionato vero, come il Balance of Performance. Una ricetta sempre buona per vincere non esiste».

A: «Proprio perché mancano certezze possiamo dire che è molto simulativo. Se nella realtà la temperatura atmosferica o dell’asfalto cambia anche solo di un grado il set-up rischia di venir compromesso del tutto. AC fa in modo che un tale imprevisto pesi nella stessa maniera della realtà. Il bravo pilota virtuale deve essere bravo a sapersi adattare e anche ad improvvisare soluzioni d’emergenza. È il bello di questa simulazione».

Un’altra variabile ovviamente può essere il circuito dove si svolge la gara virtuale. Voi quali circuiti amate oppure odiate?

A: «Io adoro le piste veloci mentre sopporto poco i circuiti lenti e stretti. Quindi posso dirti Suzuka e il Paul Ricard in Francia fra i miei prediletti, mentre Zandvoort e Zolder sono da aggiungere alla lista nera».

G: «Io sinceramente non riesco a trovare circuiti da odiare. Adoro gareggiare su tutti! Però posso dire che per Spa non ho ancora trovato il giusto compromesso. Quella è una pista che mi dà davvero mille difficoltà nella scelta del set-up. Poi tra le piste meno conosciute segnalo il Mount Panorama in Australia. Per chi è abituato ai tracciati europei è quasi come gareggiare su Marte».

Concludiamo parlando del futuro in generale degli E-Sports motoristici. Secondo voi hanno ancora margine di sviluppo e, in caso di risposta affermativa, fin dove si potrebbero spingere?

A: «Secondo me possono ancora crescere. Il motorsport, fin dai suoi albori, è sempre stata una passione di nicchia e altresì costosa. Un mondo come quello virtuale, sebbene in un’altra salsa, può sicuramente dare una possibilità ad ogni appassionato di cimentarsi in quest’esperienza, perciò ci sono ancora margini di sviluppo. Inoltre la popolarità, non solo a livello locale, aiuterà ulteriormente questo sport a crescere. Siamo ancora all’inizio».

G: «Sono d’accordo. Inoltre, se titoli come AC manterranno questo grado di realismo, il fascino che possono creare in un appassionato di motori non può che aumentare. D’altronde noi adoriamo anche stare intere ore a parlare di quanta soddisfazione, o viceversa frustrazione, proviamo una volta conclusa la gara. Ci piace confrontarci sulle strategie azzeccate o non. Sulle manovre azzardate oppure magistrali. Sugli accorgimenti sbagliati o indovinati. Finché un appassionato potrà provare queste emozioni il fascino degli E-Sports non potrà conoscere crisi. Per me è bellissimo sentirsi come un pilota vero ma nella propria stanza o nel proprio salotto. Penso che sia questo il bello della passione videoludica unita a quella motoristica».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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