Pistoia Basket, una Chieti agguerrita dimostra più fame e merita la vittoria

La GTG Pistoia Basket non riesce a pareggiare la voglia di punti della LUX Chieti, che le sbarra la strada 83-72

Michele Carrea lo aveva sottolineato alla vigilia: la precondizione per poter ambire alla vittoria sarebbe stata almeno pareggiare se non superare l’intensità e la fame di punti di Chieti. Così non è stato, o meglio, lo è stato solo nella prima metà del quarto periodo, quando Pistoia ha cambiato volto e con grande temperamento è riuscita a tornare sul -5 a 4′ dalla fine. Ma non è bastato perché queste partite vanno prese per la corna dal primo minuto. Se non vuoi essere divorato devi essere tu il primo a cacciare l’avversario; non c’è molto tempo per attendere e annusare l’aria che si respira. L’83-72 finale lo dimostra.

Questa GTG sembra in generale troppo pulita, garbata, attendista, più edonista che efficace, non abbastanza vorace e grintosa. E purtroppo, per quanto possa appagare la vista, la plasticità di un fade-away si rivela futile ai fini del risultato. Sono altri i dettagli che fanno davvero la differenza; quelle pieghe della partita in cui a spuntarla è “semplicemente” chi ha più fuoco dentro. Tra gli indici più emblematici di questo fuoco vivo, di solito risaltano una continua propensione al ferro in attacco e una pressione difensiva globale e precisa. E su entrambi gli aspetti, come su altri, Pistoia è insufficiente per la maggior parte della gara, eccezion fatta per l’isola felice nella quarta frazione.

DIFESA

C’era da aspettarselo: Chieti non poteva tenere appena il 20% dall’arco anche nel proprio palazzetto. Ma quello del tiro da tre (10/20) è un dato veramente sbalorditivo. Merito sicuramente delle mani abruzzesi, calde come stufe. Qualche close-out pigro da parte di Pistoia, ma in generale non sono state le sole bombe ad affossare gli ospiti. Quanto piùttosto nel complesso la doppia pericolosità di Chieti, che all’artiglieria pesante dal perimetro ha alternato egregiamente azioni dritte verso il ferro. L’avvicinamento spalle a canestro del lungo Sorokas e degli esterni bidimensionali Santiangeli e Williams è stata senza dubbio la situazione maggiormente subita dalla difesa toscana, che ipnotizzata dagli 1 vs 1 in post è stata sorpresa dai tagli chirurgici a centro-area di Bozzetto e degli altri compagni.

Di fronte all’abilità dei giocatori teatini, sarebbe stata necessaria una minore passività nell’attenderne le iniziative offensive. Non a caso, l’impatto della difesa rocciosa nell’ultimo quarto suscita più di un rimpianto. Il duello fra taglie oversize lo vincono Sorokas e Bozzetto, con Sims e Poletti che concedono troppo, concentrando le energie sulla fase offensiva. Chissà se come arma difensiva avrebbe funzionato Carl Wheatle da 4 in missione su Sorokas, che invece contro Sims ha avuto vita sin troppo facile. In tal modo, l’assetto più “piccolo” che ne sarebbe scaturito, con un solo lungo di ruolo e quattro esterni, avrebbe se non altro aumentato la prontezza e l’aggressività di Pistoia.

ATTACCO

La GTG non riesce quasi mai a bucare il fortino di maglie bianche. Poco male nel primo tempo, quando il 7/14 al tiro da 3 punti impedisce più volte a Chieti di scappare via. Una percentuale peraltro non casuale, ma frutto di una buona fluidità di circolazione perimetrale. Nel secondo tempo però le percentuali dalla lunga distanza si abbassano (2/13 da tre per il 9/27 finale) e l’assenza di punti freschi guadagnati attaccando il ferro si fa sentire. Manca anche qualche contropiede, vuoi per le esitazioni di Pistoia o per la bravura al rientro di Chieti. I tiri dalla lunetta sono solo 6, contro i 15 degli abruzzesi. A difesa schierata, la classica partenza “Horns” (Corna), con due lunghi sul gomito a dare l’alternativa di blocco sulla palla al playmaker, viene eseguita in maniera sterile.

Se il palleggiatore non taglia l’angolo di blocco non si generano vantaggi e non si muove la difesa. Per il resto, non bastano i sapienti pick-and-pop di Poletti, contro un centro lento e restio ad abbandonare l’area come Bozzetto. Non bastano neppure gli squilli di Sims, che però si limita troppo spesso ai jumper dal mezzo angolo, rinunciando ad approfittare dei vari mismatch fisici sui cambi difensivi. Avere lunghi con mani educate come Poletti e Sims è certamente un lusso, ma servirebbe maggiore concretezza nel pitturato. Chi non si fa remore ad attaccare a tutto gas è Jonas Riisma, un fattore sulle due metà campo e una costante buona notizia per Carrea.

SCATTO AGONISTICO

Avere o non avere a disposizione Derrick Marks fa la differenza, è innegabile. Tuttavia si tratta di una differenza marcatamente offensiva, di contributo in termini di punti. L’atteggiamento combattivo invece non deve mai mancare, con o senza la guardia americana. Il roster ha delle indubbie qualità, ma queste possono contare solo se sorrette da una base agonistica di primo livello. Altrimenti si fa fatica. Questo lo sa bene Michele Carrea, che ancor prima di dedicarsi agli aggiustamenti tattici, dovrà trovare degli stimoli nervosi su cui far leva per smuovere lo spogliatoio e renderne più competitivo lo spirito. Solo mediante un miglioramento sotto l’aspetto emotivo la GTG Pistoia potrà fare un buon campionato. Magari iniziando col dare del filo da torcere alla corazzata Scafati, che questa domenica (13 dicembre) attenderà i bianco-rossi al Pala Mangano.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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