Era il 16 marzo 2014 quando in un PalaCarrara gremito in ogni ordine di posto arrivava la Mens Sana Siena. Che oggi affronta Quarrata in C Silver
E’ il 21 marzo e in quello che il calendario dice esser il primo giorno di primavera, al PalaMelo di Quarrata arriverà nientemeno che la Mens Sana Siena. Che una nuova primavera la cerca dopo una crisi tanto profonda quanto maestosa era stata la sua ascesa, che dai primi anni del Duemila e per un buon decennio, aveva trasformato una piazza di grande tradizione in una calamita di trofei senza rivali.
Una giornata particolare, direbbe Ettore Scola, sarà questa dalle parti del Dany Quarrata per la società di patron Giuntini e i ragazzi di Valerio. In tempi normali si direbbe storica, ma questo sport che pur faticosamente tenta di guardare avanti è difficile da chiamare normale. La C Silver, quinto campionato italiano di pallacanestro, che è ripartito da poco insieme alla C Gold nel pieno della pandemia, lo ha fatto adottando (menomale) il protocollo sanitario dei campionati maggiori che chissà quanto costerà ai pochi club coraggiosi che hanno deciso di giocare gironcini ridotti all’osso pur di non gettare un’altra stagione.
Eppure nonostante tutto questo, sapere che dalle parti di via Arcoveggio, in un palazzetto da qualche centinaio di posti giocherà la fu gloriosa Mens Sana non può passare inosservato. Lo farà a sette anni quasi esatti dall’ultima apparizione biancoverde in provincia, ma in un contesto a tinte decisamente diverse. 16 marzo 2014: si giocava allora nel tempio del basket pistoiese, un PalaCarrara gremito in ogni ordine di posto, sia per l’arrivo dei pluricampioni d’Italia, che per il ritorno di un derby sentito, che soprattutto per l’eccitazione di una Pistoia appena tornata nell’Olimpo. Gasata da una squadra, i mitici diavoli volanti, che dopo un lungo rodaggio stava iniziando a dare grandi soddisfazioni proprio in quella primavera.
Tanto che se all’andata i biancorossi di Moretti ne avevano sportivamente buscate, come si confà alle matricole di fronte ai campioni (89-66), al ritorno le cose andarono diversamente. L’ora come allora Tesi Group era un’altra squadra rispetto a quella timida e ancora slegata dell’andata, ma anche Siena non era la stessa. Il mattatore della vittoria del PalaSclavo, Danny Boy da Forlimpopoli, era infatti passato da poco all’Olimpia Milano continuando quel viaggio verso sud di altri simboli del ciclo d’oro Montepaschi come Moss e Kangur. L’odore di bruciato dalle parti di Piazza del Campo si sente, ma nonostante un clima societario difficile, la squadra di Marco Crespi arriverà lo stesso a giocarsi lo scudetto contendendolo fino alla fine alla maison Armani. Tomas Ress prima simbolo della banca dei trofei del basket italiano, è ora il volto umano di una squadra che si compatta e insieme al pubblico senese prova a fermare con canestri e rimbalzi il mondo che gli sta crollando addosso.
A Pistoia, dove Milano pochi giorni prima era passata non senza sudare, Siena sbatte sull’alchimia perfetta di quella che di lì a poco sarà definitiva da tutti la rivelazione del campionato. Pistoia domina tre tempi (64- 50 al 30’) e regge stoicamente al prepotente ritorno senese , vincendo 77- 76. Per i Moretti’ botys è la quarta vittoria su cinque interne in un girone di ritorno in cui Pistoia vincerà sei partite su otto in casa e farà la bellezza di 18 punti, conquistando i playoff all’ultima giornata con Caserta. Contro i biancoverdi vanno in doppia cifra Wanamaker, Gibson, Johnson e addirittura ED “Prunaia” Daniel segna 12 punti conquistando 13 rimbalzi.
Altri tempi, e non solo per Siena che oggi dopo anni complicati seguiti al fallimento, alla revoca dei titoli, gioca a Quarrata e deve risalire la china addirittura dalla C Silver. A cui è stata ammessa, dopo che l’anno scorso addirittura giocava in Promozione. Perché se Sparta piange, Atene non ride. Ma non sorride nemmeno Creta, Corinto o Tebe…la Toscana Magna dei canestri è infatti un lontano ricordo, una bella storia passata da raccontare, a cui ogni anno però si aggiunge una pagina che non vorremmo leggere. Dopo Firenze, Livorno, Montecatini, il colosso Siena, anche Pistoia (che pur una maestosa risalita dagli inferi l’ha fatta) oggi mostra grossi segnali di crisi e l’autoretrocessione della scorsa estate lo dimostra.
Le soluzioni all’inversione di rotta non sono facili e immediate. In un’intervista in merito fatta qualche mese fa a Claudio Crippa, il pragmatico ex capitano della Kleenex disse che l’epoca dei campanili che tanto ha portato bene alla Toscana in passato, deve essere superata. Andrea Luchi e Andrea Forti, non proprio due caso che hanno vissuto da protagonisti la Dolce Vita del dualismo Pistoia- Montecatini concordavano nel fatto che senza i mecenati, in Toscana è stato difficile reggere a certi livelli. Consorzi, collaborazioni, idee nuove legate a progetti veri potrebbero essere l’unica strada. A patto che poi nella parola “progetto” non ci si sciacqui la bocca, ma sia compresa la pazienza di portarlo avanti e di fermarsi al primo ostacolo.



