Addio a Fabris, eterno ragazzo del basket

Il ricordo di Vito Fabris, ala della Maltinti degli anni d’oro, scomparso a 67 anni. Stefano Della Rosa: «Era uno dei miei compagni di squadra preferiti»

Le partite da “americano” con le scarpe da ginnastica, perché dopo una gara maiuscola non se le era più tolte. L’allergia ai ritiri e al precampionato, la simpatia contagiosa che ne fece un mito per i “pellerossa” che tra Auditorium e Cofax negli anni Settanta crearono la tribù dei Redskins, prima forma tifo organizzato del basket a Pistoia. Ma anche l’amicizia fraterna con il presidente che, quando l’Olimpia correva verso la prima storica A2, era più o meno coetaneo di quel gruppo di campioni umani di cui Vito Fabris era parte integrante. Se n’è andato a 67 anni in un sabato di primavera che pare inverno, soprattutto dell’anima in questo periodo maledetto, il roccioso giocatore romagnolo che dal 1985 al 1987 vestì la canotta della Maltinti. Realizzando a suon di canestri il sogno di una città in un’altra primavera. Quella del 1987, quella sì, vera, col sole di maggio e l’adrenalina di una città da cui centinaia di tifosi partono per uno dei simboli del ricco Nord, Arese, il paese cresciuto intorno all’Alfa Romeo. Lì Pistoia vive la prima di tante giornate storiche legate ai canestri e a dar inizio a tutto, ai sogni di gloria, alle grandi sfide, ai derby con Montecatini in diretta nazionale c’è una squadra indimenticabile. Di cui Pistoia ha già salutato troppi volti: il professor Nicola Salerni, Giovanni Papini, l’istrionico preparatore atletico Roberto Capecchi e Robertone Maltinti. Che un giorno si e l’altro pure, negli anni della sua prima presidenza baskettara, aggiungeva un posto a tavola per tenere a pranzo i suoi ragazzi. “Quando ero bambina per la festa del babbo io facevo due regali – racconta commossa Elisa Maltinti – uno per il mio e uno per Vito. Le nostre famiglie si sono continuate a frequentare anche dopo. È un grande dolore. Vito era un guascone, gli veniva naturale far ridere gli altri. A lui mi legano tutti i ricordi delle trasferte con i Redskins, il clima del Cofax, atmosfere impensabili ora”. Con i suoi figli, Vito Fabris si vedeva spesso al PalaCarrara. Un po’ perché , come tante passati sotto a questi canestri, da queste parti ha messo le radici (viveva al Torricchio, tra Pescia ed Uzzano, faceva l’antiquario), un po’ perché resistere agli inviti di Roberto Maltinti era impossibile. E il suo esser collante tra passato e presente, l’essersi sforzato di tenere unita una famiglia sportiva che negli anni ha cambiato padri e figli, è stato uno dei grandi insegnamenti del presidentissimo.    

Stefano Della Rosa, presidente dell’ACademy bianco rossa e babbo del capitano del Pistoia Basket, ha salutato Vito Fabris sui social come “uno dei suoi compagni di squadra preferiti”. “Io avevo vent’anni quando ci siamo conosciuti a Pistoia – dice Della Rosa – lui era un trentenne ma era più bambino di me. Ed è sempre stato così anche a 60 anni. Sarebbe stato un giocatore inamovibile della Nazionale per almeno un decennio, tra gli anni Settanta ed Ottanta, se avesse messo il basket al primo posto. Ma i ritiri, il precampionato, non facevano per lui. Per le doti che aveva, poteva avere una carriera incredibile”.

I ricordi sono tanti. “Era un personaggio, aveva una simpatia unica – continua Della Rosa, tra i giovanissimi della Maltinti che conquistò la A2 nel 1987 capitanata da Andrea Daviddi – giocava con le scarpe da ginnastica e non usava quelle da basket. Perché una volta fece una partita stratosferica e non se le toglieva più. Tra il primo e il secondo tempo, aveva la sua ampollina di brandy che tirava fuori. Era un bel pazzo, era un piacere starci insieme. Ricordo le nostre sfide infinite a King, un gioco di carte tra i tavolini del Cofax. Mi ha dato tanto in campo e fuori”.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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