In questo diario racconteremo periodicamente l’avventura di John Biagini, in viaggio sulla bici da Montecatini a Capo Nord e ritorno
A cura di Edoardo Gori e Lorenzo Carducci
Con questo diario a cadenza periodica seguiremo l’avventura di John Biagini, il montecatinese giramondo in bicicletta. Lo scorso 3 maggio Biagini è partito con la sua fedele Bianchi da Montecatini alla volta di Capo Nord, in Norvegia. Tolti alcuni trasferimenti in traghetto, John userà solo la sua bicicletta ed alloggerà presso amici, alberghi, ostelli o soluzioni di fortuna (tramite l’uso di app specializzate nei pernottamenti occasionali).
Noi lo seguiremo con questo diario di viaggio, nel quale racconteremo i suoi spostamenti e gli episodi particolari occorsi nella sua avventura tramite i suoi resoconti. Siete curiosi di sapere come sia l’Europa scoperta pedalando? Allora seguiteci per tutte le curiosità e gli aneddoti che John ci narrerà in questo lungo viaggio.
13/09 – FRANCIA, SVIZZERA E IL RITORNO IN ITALIA
John Biagini entra nell’ultima settimana del suo entusiasmante viaggio. Il montecatinese, dopo quattro mesi in giro per l’Europa, ha rimesso piede in Italia lo scorso 5 settembre, dopo essersi riposato un solo giorno nell’ultimo capitolo all’estero: la Svizzera.
IL SALUTO ALLA FRANCIA
John, nell’ultima puntata, aveva appena raggiunto Parigi, in cui ha passato un giorno di quasi noia totale e due molto intensi. «La sera ero stanco morto – ha raccontato Biagini – perciò ne ho approfittato per riposare e per rilassarmi. Tuttavia mi sentivo quasi annoiato. Gli altri due giorni invece, tra qualche piccola gita in bici per la città e la compagnia che ho trovato all’ostello dove alloggiavo, sono stati tutta un’altra storia. Parigi è bellissima, soprattutto girando in bici».

Dopo il soggiorno nella capitale transalpina per John è arrivato il momento di puntare al ritorno a casa. Il piano prevedeva un altro paio di giorni in Francia, con Troyes come tappa principale, e sei in Svizzera, ma la paura del maltempo e della severità delle salite alpine hanno riscritto il programma. «Mentre mi apprestavo a lasciare la Francia ho cominciato a perdere qualche minuto di sonno. Temevo i forti dislivelli e il maltempo, visto che aumentavano le notizie sul cambiamento del meteo. Alla fine mi sono detto che se avevo la possibilità di allungare qualche frazione non potevo risparmiarmi».
L’ARRIVO IN SVIZZERA
Biagini è entrato in Svizzera, facendo tappa a Basilea, con l’obiettivo di arrivare in Italia il prima possibile. Per questo ha riposato un solo giorno a Zurigo, restando in sella per le seguenti giornate. Il viaggio tuttavia ha riservato delle liete sorprese: «Avevo programmato di fare cinque tappe: Basilea, Zurigo, Svitto, Hospental e Bellinzona. Sulla carta le destinazioni più dure erano Svitto e Hospental, ma alla fine è andata molto meglio di quanto temessi. La tappa da Zurigo a Svitto, che aveva tantissimo dislivello, l’ho coperta in due ore».

«A Hospental invece ho sbagliato strada: ho seguito più i cartelli che il navigatore e mi sono ritrovato a fare una ciclabile più tosta. Tuttavia è stata la mia fortuna: ho tagliato 25 km di viaggio! Così mi sono detto che tanto valeva coprirne altri 15 per prendere il San Gottardo e percorrere gli ultimi 70 in discesa per Bellinzona. Grazie a quell’imprevisto ho superato due tappe in un solo giorno».

Oltre al fortunato cambio di programma, Biagini ricorderà la settimana in Svizzera per tre motivi: «A Basilea ho dovuto comprare una sim ricaricabile in stile Luciano Moggi. È stato l’unico paese in cui ho avuto guai al telefono. Per fortuna ho risolto tutto in pochi minuti. Poi a Hospental, negli ultimi km in salita, mi sono ritrovato davanti i centauri più assurdi di sempre. Erano vestiti e riuniti come i classici gruppi con le Harley-Davindson, eppure avevano dei ciclomotori che erano una via di mezzo fra uno scooter e una bici elettrica. Ho dovuto seguirli tutto il tempo e col fumo, e il conseguente puzzo, dei loro motorini mi hanno fatto soffrire il doppio. Ad un certo punto avrei voluto fermarli, gettare i loro mezzi giù per la montagna, e farli andare a piedi!».
Il terzo episodio è stato senza dubbio il più lieto: «Ero alle porte di Bellinzona, in fondo al passo del Monte Ceneri, e mi si è affiancato un suv. Pensavo che avessi combinato qualcosa durante il tragitto, ed invece mi saluta dicendomi che mi aveva riconosciuto. Era un ragazzo che aveva visto la mia intervista con Yari Ghidone in Finlandia e che era molto emozionato di avermi incontrato. Abbiamo chiacchierato una decina di minuti, dopo esserci fermati, ed è stato veramente piacevole. Mai avrei detto di vivere un momento simile».

ARIA DI CASA
Bellinzona è stata l’ultima grande tappa estera di John. L’indomani il montecatinese ha infatti inforcato la sua Bianchi per puntare all’Italia, con arrivo a Como nel tardo pomeriggio del 5 settembre. Sulle rive del lago lombardo si è fermato per ben quattro giorni, recuperando del tutto dalle fatiche svizzere. Ad ospitarlo Francesca, la ragazza con cui John aveva passato alcuni giorni in Germania. «Lei è nata in quelle zone, perciò le avevo promesso che come prima tappa in Italia mi sarei fermato a casa sua. Abbiamo passato quattro splendidi giorni e ho visto tantissimi posti. Non potevo scegliere una compagnia migliore».

Dopo il riposo comasco, per Biagini è arrivato il momento di tornare dopo tanto a Milano, dove ad attenderlo c’era il suo amato Milan e tanti cari amici. «La UILDM mi ha preparato una splendida festa. Quando poi ho visto che erano venuti a trovarmi anche i ragazzi di Montecatini mi sono commosso. Fare tre ore di macchina solo per me è una cosa che mi ha davvero lasciato senza parole. Mi stupisco ancora a pensare a quante amicizie ho fatto in questi mesi di viaggio». Il weekend milanese si è oltretutto chiuso in bellezza, col ritorno a San Siro dopo un anno e mezzo salutato col successo sulla Lazio di Sarri per 2-0.

Il gol di Ibrahimovic ha chiuso l’ultima settimana lontana dalla Toscana. Biagini nella giornata di lunedì 13 si muoverà verso Tortona, da cui poi farà rotta verso la sua amata Montecatini, che lo riabbraccerà dopo quattro mesi in giro per l’Europa. «Venerdì 17, purtroppo la data è venuta fuori per caso, sarà il giorno del mio rientro a casa. Non vedo l’ora di poter ritrovare i miei parenti e tutti i miei amici. Alla fine penso proprio che i viaggi come questo servano anche per ricordare che un posto in cui tornare e in cui sentirti indispensabile ci sarà sempre». Ti aspettiamo trepidantemente, John!
24/08 – TURISTEGGIANDO DALLA NORVEGIA ALLA FRANCIA
Dopo il raggiungimento dell’agognato traguardo di Capo Nord e il meritato scarico tra le deliziose isole Lofoten, abbiamo dato a John un po’ di tregua. In queste settimane il valdinievolino ha potuto perdersi nelle meraviglie europee senza troppi patemi, godendosi a pieno l’itinerario. E dalla Norvegia, ecco che lo ritroviamo a Parigi, dov’è appena arrivato per restare un paio di giorni.
Questo lungo e intenso tragitto ha preso il via con il viaggio in nave da Oslo a Kiel, in Germania. Corriera marittima su cui John è salito lieto e grato dell’ospitalità ricevuta nella capitale norvegese da Renzo Biagi, ristoratore con origini montecatinesi e cugino dell’omonimo signore che lo aveva ospitato all’andata in Finlandia. Dal paese tedesco in poi, la bici è tornata ad essere l’unico mezzo a trasportare il suo possessore.
GERMANIA E OLANDA
Ad aspettarlo in quel di Kiel c’era Francesca, la ragazza con cui il pedalatore incallito aveva trascorso piacevoli momenti a Monaco di Baviera. «Mi ha fatto molto piacere. Siamo stati insieme prima due giorni a Kiel e dintorni sul mare, poi altri tre giorni ad Amburgo» spiega Biagini.

La tappa successiva è stata Brema, città dal secondo porto più grande della Germania proprio dietro quello di Amburgo. Lì c’è stato giusto il tempo di passeggiare per un paio di giorni tra i luoghi d’interesse. Un’occhiata alla statua del paladino Rolando e alla cattedrale di San Pietro, per poi rifocillarsi e sottoporsi al tampone necessario per accedere in Olanda.
Nei Paesi Bassi i pit stop si sono verificati in corrispondenza dei centri urbani di Zwolle, della capitale Amsterdam e di Rotterdam. «Andare a Londra come avevo pensato inizialmente non sarebbe stato fattibile, perché sarebbe stata obbligatoria la quarantena. Anche in Danimarca non sono andato, sarà un motivo in più per rimediare in futuro – si ripromette e prosegue – a Zwolle sono stato ospite di una signora molto gentile che ho trovato sull’app di coachsurfing». Mentre nella Venezia del Nord, soprannome di Amsterdam, la permanenza si è protratta per tre notti, immacabilmente passate in animatissimi ostelli.
«Negli ostelli è facile trovare gente ganza. In quelle due sere ho fatto amicizia con tante persone interessanti, compreso un ragazzo italiano super simpatico. Per fortuna cercando ho trovato un posto dove tenere al sicuro la bicicletta. Così la città me la son fatta tutta a piedi, veramente bella». Infine John, che da appassionato di calcio e giocatore amatoriale si priva malvolentieri di una visita allo stadio ovunque si trovi, non ha potuto esimersi da fare un salto alla Johan Cruijff Arena (o Amsterdam Arena), la casa dell’Ajax.

Per piantare la bandierina anche a Rotterdam, il nostro inarrestabile cicloturista ha condotto la sua Bianchi per le celebri piste ciclabili immerse nelle campagne olandesi. «Passare in mezzo ai campi di fiori colorati è stato unico, peccato per il vento costantemente a sfavore» soppesa. Nell’urbe di Erasmo il 29enne è rimasto due giorni, apprezzando il fascino del porto più grande d’Europa, visto che di porti abbiamo già parlato prima.
BELGIO E FRANCIA
«Il piano era fermarmi ad Anversa, Bruxelles e poi prendere per Lille in Francia. Quando ho visto che il tampone fatto a Rotterdam sarebbe valso 72 ore, ho colto l’occasione e ho cambiato idea: ho pernottato solo ad Anversa, poi sono venuto in Francia con una tirata di 140 chilometri». Con un tampone John ha attraversato due frontiere, anche se poi in realtà racconta di non aver trovato nessuno sulla strada a controllare. «A dire la verità non ho visto nemmeno cartelli di ingresso nei paesi, mi accorgevo di aver cambiato nazione dalle targhe delle macchine e dal navigatore».

Lille ha inaugurato il tour transalpino, fattosi quindi largo verso Amiens, dov’è situata la famosa cattedrale di Notre Dame e dove morì lo scrittore e viaggiatore Jules Verne (autore del romanzo “Il giro del mondo in 80 giorni). Nonostante il giro del Passepartou di Chiesina Uzzanese e termale adottivo non sia ancora terminato, ai più romantici questa tappa potrebbe suonare come una sorta di chiusura del cerchio.

Biagini ci parla appena giunto a Parigi. «Credo che arriverò a casa intorno al 20 settembre. Ho ancora 14-15 giorni di viaggio ma oltre alla sosta di ora a Parigi conto di fermarmi un po’ di più anche a Zurigo e a Milano. Se riuscissi ad arrivare a Milano per il 12 settembre, la sera gioca il Milan e potrei fermarmi a vederla per poi stare un po’ coi miei amici dello stadio. La realtà – confessa ironico l’avventuriero partito il 4 maggio – è che sto troppo bene in giro e faccio di tutto per posticipare il ritorno a casa, che però so che sarà altrettanto bello».
30/07 – TRA I FIORDI E LE ISOLE NORVEGESI
John Biagini ha iniziato il grande ritorno in Italia. A pochi giorni dal raggiungimento di Capo Nord, il montecatinese giramondo ha invertito la rotta puntando Oslo, che spera di raggiungere fra una settimana o una decina di giorni. Nel frattempo, con un passo più calmo dopo l’obiettivo realizzato, sta scoprendo le meraviglie della costa e dei fiordi norvegesi, incontrando nuovi e vecchi compagni d’avventura che per l’umore sono sempre un toccasana.
IL RIPOSO NELL’OSTELLO MIGLIORE DEL VIAGGIO
Il clima nordico non ha mai regalato serenità a Biagini, alle prese con momenti di caldo intervallato a piogge interminabili. «Si suda anche qui purtroppo – ha rivelato Biagini – ma quando si annuvola di acqua ne casca a secchi. Devo sempre stare attento appena l’orizzonte si oscura». In mezzo alle bizze del meteo norvegese, Biagini ha passato quattro belle giornate ad un ostello di Tromsø. In questa struttura, ottima sia per prezzo che per soggiorno, John ha trovato dei coinquilini molto particolari. Tra essi un ragazzo di Napoli in viaggio Erasmus, che arrotonda lavorando nell’ostello, e soprattutto tre grandi viaggiatori come lui. Il primo è Jonathan, un ragazzo francese ed ottimo conoscitore della lingua italiana, che come Biagini punta Capo Nord, ma a piedi.

«Mi ha detto che è partito dalla Francia insieme ad un suo amico e che sono arrivati in Norvegia con un bel passo. Loro, per gli studi universitari e i conseguenti esami, hanno tempo sino a settembre, ma purtroppo Jonathan è momentaneamente fermo. Ha subito un infortunio camminando in un bosco e adesso deve riposare forzatamente. Il suo amico ha proseguito, lui dovrà aspettare e vedere se riuscirà a raggiungere il Globo a Capo Nord o se dovrà tornare in Francia rinunciando ad un soffio dalla meta. Mi farà sapere a breve via chat, tifo per lui».
Il giorno dopo a ispirare Biagini sono stati due coniugi olandesi molto affiatati e con un progetto molto affascinante. «Loro hanno creato una pagina, X-Plorid, con cui descrivono la loro grandissima avventura. Hanno in programma di girare in biciletta l’intero mondo in sette anni, con Capo Nord grande meta del primo anno. Ci ho parlato per quasi un giorno intero e mi hanno ispirato tantissimo. Li seguirò con molta trepidazione».
LE MERAVIGLIE DELLE ISOLE LOFOTEN
Dopo aver passato un’altra bella giornata nell’ostello di Tromsø con altri compagni, fra cui la ragazza olandese Luca, Biagini si è mosso per un altro grande itinerario: le isole Lofoten. Raggiunte con un traghetto, l’arcipelago si è rivelato una bellissima tappa, seppur funestata da un tempo estremo. Tuttavia John ha percorso 250 km in due giorni senza scendere dalla bici, anche se le bizze del meteo l’hanno davvero messo a dura prova. «Ho preso un paio di acquazzoni paurosi, oltretutto col vento che non si fermava mai. I fiordi comunque erano splendidi e lo scenario era tra i migliori che abbia mai visto. Anche se il meteo mi ha rovinato un pochino il buonumore, sono stati tre giorni memorabili».

Alle Lofoten c’è stato inoltre un nuovo incontro quasi inaspettato che ha ulteriormente rafforzato una bella amicizia. «Mi sono ritrovato per caso con una mia amica francese ed il suo compagno di viaggio svizzero che stanno facendo un itinerario uguale al mio. Ci siamo conosciuti grazie ad un ospitante in comune: lui mi disse che questa ragazza stava facendo la mia stessa impresa ed allora abbiamo iniziato a chattare. Fra un confronto ed un altro alla fine abbiamo avuto modo di incontrarci proprio a Tromsø, dove abbiamo pranzato insieme».
«Da lì siamo ripartiti separatamente, perciò non sapevo di preciso dove sarebbero andati. Quando li ho ritrovati è stato un momento davvero bello. Abbiamo passato una nuova giornata stupenda assieme e poi abbiamo dormito in tre nella stessa stanza. Ci siamo separati l’indomani, quando, nonostante il maltempo, io sono riuscito a terminare l’ultima frazione nelle isole e loro hanno preferito attendere. Speriamo di ritrovarci ancora una volta…».

LA PANORAMICA ATLANTIC ROAD
Dopo l’avventura alle Lofoten, John ha preso una nave per Bodø, da cui, dopo 48 ore di attesa per il solito meteo bizzoso, ha raggiunto Trondheim, nuova importante tappa del viaggio di ritorno. Da lì il montecatinese ha imboccato l’Atlantic Road, bellissima via panoramica dove ha potuto godersi altri straordinari panorami. «Il meteo mi ha finalmente concesso una tregua e mi sono goduto delle belle pedalate. La Norvegia non smette di annoiarmi».
Adesso è momentaneamente a riposo a Åfarnes, da cui in queste ore ripartirà in direzione Oslo. Sarà nella capitale norvegese, dove si fermerà per almeno tre giorni, che Biagini scioglierà i dubbi per l’itinerario di questo viaggio di ritorno. L’idea originale di passare dalla Danimarca sembra in dubbio, con la Germania che sarà giocoforza il cardine di questa fase. «Visto che Copenhagen ha dichiarato la zona gialla, non so se ci sarà modo passare da lì. L’importante di certo sarà raggiungere la Germania, per questo sto già sondando le possibilità di prendere un traghetto diretto per la costa tedesca. Poi da lì mi piacerebbe puntare Amsterdam e l’Olanda e poi Belgio, Francia, Svizzera e quindi Italia. Tuttavia solo di giorno in giorno potrò essere preciso».

Il progetto inglese è invece accantonato: «Per le isole il discorso è molto più complesso: se limitassero le tratte rischierei di trovarmi bloccato del tutto. Perciò cercherò di muovermi fra paesi che, pure in caso di decreti ferrei, potrò superare anche con un semplice treno. Peccato però, avevo una voglia immensa di cantare It’s Coming Home per tutto il viaggio con la maglia azzurra».
12/07 – L’ARRIVO A CAPO NORD, SI CHIUDE IL VIAGGIO D’ANDATA
Proprio alle porte della Norvegia, John Biagini era finito in un empasse doganale che gli aveva impedito di proseguire. Un rallentamento che non lo ha tuttavia innervosito più di tanto, ma che al contrario si è dimostrata un’ottima occasione di riposo. Poi per fortuna lo stallo si è sbloccato e le pedalate sono riprese senza interruzioni burocratiche per l’ultimo tratto del tour di andata, quello diretto all’ormai vicina Capo Nord.
SEMPRE PIÙ VICINO ALLA META
Il 5 luglio la Norvegia ha aperto la frontiera anche agli italiani. John si è presentato lì per la seconda volta, con un tampone che per scrupolo si era fatto in Finlandia. «Alla frontiera ho ritrovato la ragazza che mi aveva respinto la prima volta. È stato un bel siparietto, per fortuna stavolta mi ha sorriso e mi ha fatto passare, chiedendomi di recarmi al primo centro covid a Kautokeino (40 km passato il confine) per sottopormi ad un nuovo tampone. Il caso ha voluto – aggiunge John – che avessi messo in conto di pernottare proprio in quel paesino, perciò è stato più che comodo». A maggior ragione, dal momento che il tampone è risultato negativo e lui è stato libero di riprendere il proprio cammino.
A quel punto Biagini ha dormito in un campeggio, 6 km più avanti rispetto a Kautokeino. «La coppia che gestisce il campeggio è stata carinissima con me. Mi hanno accompagnato al supermercato più vicino risparmiandomi dei chilometri di bici. Poi dopo cena mentre stavo per andare a letto il titolare mi ha fermato e mi ha offerto un po’ di birra assieme al suo giardiniere. Abbiamo parlato del più e del meno per due ore».
In Norvegia l’alcol rappresenta un argomento particolarmente delicato, con una regolamentazione ultra restrittiva che dal 2015 oltre a limitarne la pubblicità ne limita anche la vendita in determinate fasce orarie. Una situazione denunciata come controproducente, tacciata di aver favorito la nascita di mercati illegali senza riuscire a raggiungere lo scopo di ridurre il consumo medio di alcolici. Spaccati di società locale a parte, quella di John è stata solo una piacevole e innocua sorseggiata assieme a due persone cordiali e, come tutti del resto, curiose della sua storia.

Nei giorni successivi prima di arrivare a Capo Nord, il ciclista giramondo si è trovato immerso in uno stato di quieto isolamento. «Ho percorso quegli stradoni infiniti sotto un caldo afoso, in costante compagnia solo delle api. Però devo dire che non mi hanno mai pinzato, si vede sono educate. Ormai mi ci sono abituato, quando ero da solo nel nulla mi divertivo a contare quelle che mi si poggiavano addosso. Dev’essere stata buffa come scena – commenta John – uno in bicicletta con uno sciame di api dietro quasi a formare una cometa». A riprova della scarsa presenza umana in quei giorni, John racconta «La partita dell’Italia contro la Spagna l’ho vista in un campeggio dove addirittura ero l’unico ospite». Per la semifinale degli Europei Inghilterra-Danimarca, il chiesinese ha ritrovato il contatto con la gente, fermandosi presso un altro campeggio stavolta tutt’altro che vuoto.
Nelle ultime tappe di Laxselv, Oldelfjord e Honningsvåg il clima che lo ha accompagnato è stato più fresco. «Sono state tappe stupende, tutte lungo mare. Mi sono emozionato ripensando a tutto il viaggio di andata. Ho realizzato che anche se ero ancora a circa 200 km dal traguardo, mi ci stavo avvicinando sempre di più. Poi più su vai più trovi turisti diretti a Capo Nord. Chi in camper, chi in macchina, chi in moto o in bici come me». Un tratto finale densamente popolato, dunque in controtendenza rispetto alla regola generale del “più su vai meno gente trovi”. L’ultima tappa di John è stata appunto Honningsvåg, dov’è rimasto tre notti. Il paese dista 30 km da Capo Nord, meta (d’andata) del suo incredibile viaggio.
UN TURBINIO D’EMOZIONI: L’ARRIVO IN CAPO AL CONTINENTE IL 10 LUGLIO E L’ITALIA SUL TETTO D’EUROPA IL GIORNO DOPO
Ed è proprio l’ultimo brevissimo pezzo di strada, ad aver creato al 29enne più difficoltà. «Già ero teso di mio, perché avevo paura che potesse succedere qualcosa di irreparabile che mi avrebbe fatto fallire davanti al traguardo. Ma soprattutto ho trovato un vento fortissimo, c’ho messo quasi tre ore e mezzo. Svariati punti li ho dovuti fare con la bicicletta in mano, quando mi ha sorpassato un camper mi ha fatto il vuoto d’aria e la bici m’è letteralmente volata. Menomale l’ho tenuta con una mano. La fortuna è stata di avere le borse dietro – spiega Biagini – che mi ero portato per le foto. Altrimenti la bici sarebbe volata davvero. Ho pensato anche di sdraiarmi a terra per riposarmi un po’ perché ero veramente provato».
Folate da 35-40 km/h che però non lo hanno distolto dalla conquista dell’obiettivo, a cui è andato incontro a testa bassa impiegando tutte le energie psico-fisiche a sua disposizione. «Quando ho iniziato a intravedere il globo mi è scesa una lacrima, ma ero troppo concentrato sul tenere duro che non ho pensato a nulla. Arrivato al monumento ero felice, ma non sapevo come fare le foto con tutto quel vento. Poi ho trovato una signora gentilissima che mi ha aiutato. Da lì – prosegue serrato la sua narrazione il viaggiatore – mi son piazzato nel rifugio enorme lì vicino, dove i turisti attendono il sole di mezzanotte».

Al riparo da Eolo, John ha potuto rilassarsi e conoscere gli avventori del luogo. Nel frattempo c’era però da organizzarsi per il ritorno serale, cercando di evitare il calvario dell’andata. «La signora delle foto mi avrebbe dato un passaggio, ma loro avrebbero aspettato appunto il sole di mezzanotte prima di tornare indietro».
«Quando poi in tarda serata ho visto che il vento non soffiava più così forte mi sono avviato da solo, contando sul fatto che se avessi avuto problemi poi sarebbero passati loro col camper, essendo l’unica strada. Invece non ho avuto nessun problema, anzi con un leggero vento a favore sono andato liscio e c’ho messo solo un’ora e venti minuti. È stata una delle pedalate più belle della mia vita – commenta con gli occhi lucidi il capelluto cicloamatore – a cuor leggero in mezzo ai fiordi. C’era il sole alto, non era freddo, la strada era vuota e bella e in più di testa ero rilassatissimo perché ero arrivato a Capo Nord».
La mattina seguente, cioè quello della finale, John è stata contattato da Loick, uno dei due ragazzi svizzeri incrociato in Svezia. «Mi diceva che sarebbe arrivato di lì a poco, sicché l’ho aspettato e quando è arrivato siamo andati in un pub dove siamo rimasti anche per la finale. Lì nemmeno a farlo apposta era pieno di inglesi, giocavo fuori casa anch’io». La vittoria degli azzurri lo ha portato al settimo cielo. «Quando è finita sembravo Fantozzi, sono uscito impassibile poi fuori ho liberato l’esultanza. Quando son rientrato gli inglesi sono stati sportivi, mi hanno dato il cinque e abbiamo chiaccherato un po’. Comunque ritrovare Loick mi ha fatto veramente piacere – torna sulla reunion – non era scontato che ci si ribeccasse».

John espone poi la sua teoria sulle analogie tra il proprio percorso e quello della nazionale ad Euro2020. «Mi è sembrato di aver fatto un cammino simile a quello di questa Italia. Fino alla Svezia sono andato tranquillo come l’Italia ai gironi. Poi alla frontiera per entrare in Finlandia è stato come Italia-Austria, dura ma alla fine portata a casa. Le partite col Belgio e soprattutto con la Spagna le paragonerei alle difficoltà che ho avuto per entrare in Norvegia, mentre l’ultimo tratto difficilissimo alla finale vinta contro l’Inghilterra».
«Subire il vento e trainare la bici a mano è stato come giocare a Wembley pieno di tifosi avversari e vincere ai rigori» suggella l’accostamento. «Me la sentivo che avremmo vinto, io sono arrivato a Capo Nord e l’Italia non poteva non vincere. Anche prima della prima partita contro la Turchia avevo detto che avremmo fatto molto bene, dentro di me pensavo anche alla vittoria ma non dissi niente per scaramanzia. Eravamo i più forti secondo me».
PROSSIMI ITINERARI
Dopo le gioie raccolte negli ultimi due giorni, John Biagini è salito sulla nave che in diciotto ore lo ha condotto a Troms, sempre in Norvegia. «Probabilmente ci starò cinque o sei giorni aspettando la nave per andare sulle isole Lofoten, che mi farò tutte in bicicletta. Posti spettacolari, anche se so già che troverò vento, speriamo non anche maltempo». Dall’arcipelago Biagini si sposterà ancora una volta via mare, per dirigersi a Trondheim sull’omonimo e suggestivo fiordo, da dove pedalerà fino ad Oslo. «Lì improvviserò, o andrò in Danimarca o la salterò direttamente per andare in Germania. Poi nei miei piani ci sarebbero Olanda, Belgio, Francia e Italia».
Un ritorno diverso dall’andata, proprio per godersi nuovi scenari. «Se putacaso riaprono le frontiere, da Rotterdam mi piacerebbe andare a Londra, magari con una passatina anche a Wembley. Ma tra variante delta e regole stringenti mi sa che dovrò rinunciare». In ogni caso, è ancora troppo presto per programmi definitivi. «Adesso sono proprio in fase relax. Ho realizzato l’obiettivo che mi ero prefissato, ora qualsiasi cosa succeda posso tranquillamente prendere un treno o una nave. In questo ritorno mi voglio focalizzare sul godermi i posti in cui mi trovo. Ormai sono veramente tranquillo – chiude soddisfatto per aver realizzato il suo sogno – ho mantenuto la promessa che mi ero fatto e sono arrivato dove volevo».
30/06 – LA LUNGA ATTESA PER LA NORVEGIA
John Biagini è ormai ad un passo da Capo Nord. Il viaggio del ciclista giramondo di Montecatini è arrivato ad un passo dal suo culmine, seppur sia attualmente in stand-by. Biagini infatti dovrà aspettare qualche giorno per l’aggiornamento delle direttive norvegesi, che per il momento non gli permettono di entrare nel paese. Uno stop che ha un po’ infastidito John, il quale nel frattempo, dalla stanza di un bell’hotel di Enontekiö (Finlandia), ci ha raccontato i suoi ultimi giorni svedesi e l’attuale parentesi finlandese.
IL COLLEZIONISTA E IL NONNO
Nei tre giorni di riposo ad Umeå, Biagini ha avuto modo di godersi un bel momento storico-sportivo. John, grazie all’incontro col collezionista Alessandro, ha potuto visitare un piccolo museo calcistico in cui era esposta una maglia di Gunnar Nordahl, leggenda del Milan anni ’50. «La divisa era della squadra locale, l’Hörnefors, che milita in quarta serie se non ho capito male. Per un attimo ho avuto quasi la sindrome di Stendhal, ma per fortuna mi sono ripreso subito. Con Alessandro ho passato dei bellissimi giorni, peccato sia interista ma pazienza».

Dopo il meritato riposo, il viaggio è proseguito a Skellefteå, dove John si è fermato a casa del signor Pierre, trovato su un’opportuna app di ospitalità. «Mi ha quasi fatto da nonno in quei giorni. Tra l’altro non ero nemmeno il primo suo ospite che aveva come meta Capo Nord, perché mi ha confessato che la settimana prima aveva ospitato una ragazza che aveva la mia solita destinazione. Pierre non solo mi ha offerto vito e alloggio, ma mi ha anche permesso di lavare e sistemare la bici. Aveva tutto l’occorrente: dal sapone sino allo sgrassatore per pulire la catena e i pedali. La mia compagna di avventure aveva davvero bisogno di una bella riassettata».

LO YOUTUBER E IL CAMPEGGIO
Gli incontri italiani non erano ancora finiti. Biagini infatti, poco prima di approcciarsi al confine finlandese, ha passato una giornata con lo youtuber Yari Ghidone. «Ci siamo incontrati ad Överkalix, un paesino poco prima del Circolo Polare Artico. Mi ha invitato a cena ed ho accettato volentieri. Yari gira l’Europa in camper con la sua fida cagnolina Cherry, perciò con lui ho sviluppato subito una bella alchimia. Abbiamo fatto una bella grigliata in un boschetto vicino alla cittadina e poi per la notte mi ha montato un’amaca accanto al suo camper. Ci siamo davvero divertiti ed il giorno dopo siamo ripartiti entrambi più carichi di prima».

IL PRIMO STOP FINLANDESE
La carica della notte in campeggio ha permesso a Biagini di superare il Circolo Polare Artico nella mattinata di venerdì 25 giugno, ma da lì a poco sono giunti i primi problemi con la frontiera. Il ciclista aveva in programma di sconfinare a Muonio, ma la frontiera finlandese non l’ha accolto. «Pensavo di essere perfettamente in regola col permesso dell’associazione: mi ero informato per bene e sembrava non fossero necessari altri tamponi. Invece sono arrivato lì e mi hanno respinto, dicendomi che dovevo farne un altro».
Lì Biagini ha iniziato a vedere i fantasmi. «La farmacia più vicina era proprio a Mounio, mentre senza lo sconfinamento dovevo fare per forza 80 km. Mi sono preso una notte di riflessione, gioiosa grazie al successo dell’Italia con l’Austria, e la mattina successiva per fortuna è giunta la soluzione». John ha trovato aiuto dalla proprietaria del campeggio dove si era fermato, con la quale è riuscito a fare il tampone regolarmente alla farmacia di Mounio e a poter proseguire.

LA NORVEGIA OFF-LIMITS
Nonostante alcuni piccoli momenti di suspense con gli alci a bordo strada e gli incontri ravvicinati con i mostruosi insetti del luogo («le api sono paurose, c’ho fatto delle lotte incredibili”) il viaggio sembrava non avere più intoppi. Biagini però, arrivato alla dogana norvegese dopo la cittadina di Enontekiö, ha dovuto subire un’altra doccia gelata. Infatti, la Norvegia attualmente non riconosce il Green Pass dell’UE, ed almeno sino al 5 luglio non potrà entrare nel paese.
«Ho provato due volte: da una via principale e da una strada secondaria. In entrambe le volte non ho avuto fortuna. Da quel che mi hanno detto i funzionari della dogana e da quel che ho letto sul web dovrebbe sistemarsi tutto il 5. Con un tampone e l’apposito QR Code dovrei avere il Green Pass, che da quel giorno sarà riconosciuto anche dalla Norvegia. Il guaio è che non ho certezze. Sia in Finlandia che ora sembrava avessi fatto tutto bene e poi è successo quel che è successo. Da ieri ho mille paure: che il tampone mi valga solo per l’Italia, che vada bene ma non mi rilascino il QR Code… Insomma, è meglio che non ci pensi troppo. Ho prenotato una bella stanza qui a Enontekiö ed al momento voglio solo riposare, visto che ne ho bisogno».

A RIPOSO FINO AL 5 LUGLIO
Una vera disdetta essersi bloccati ad un soffio dal traguardo, ma il montecatinese non fa drammi. Anzi, dopo una bella grigliata col concittadino Renzo, Biagini vede il bicchiere mezzo pieno: «Se mi fosse successo in Austria o in Germania sarebbe stato molto peggio. Mi sarei abbattuto maggiormente e forse qualche domanda sul proseguimento me la sarei fatta. Tutto sommato meglio avere problemi ad un passo dall’arrivo che ancora all’inizio. Prima o poi la situazione si sbloccherà, di tempo ne ho in abbondanza: avevo detto di sperare di giungere a destinazione il 9 luglio. Rinunciare ad un tiro di schioppo da Capo Nord non è nemmeno pensabile».
La pazienza è la virtù dei forti, John. Capo Nord tra poco si vedrà ad occhio nudo, perciò riposa mente e corpo nel frattempo e poi riparti a tutta birra. Il viaggio è ad un passo dalla sua meta, un ultimo slancio sui pedali e sarà fatta.
17/06 – LA LUNGA LINGUA SVEDESE
La Svezia è una lingua di terra interminabile, lunga circa 1500 km. L’ultima volta che l’abbiamo contattato, John si trovava a Borås. Due settimane dopo si trova più o meno 900 km più a nord, ad Umeå. Ma per salutare il paese dei fiammiferi, al nostro giramondo di km ne mancano ancora 600. Una cosa però è certa: dopo quasi 3.000 km in poco più di un mese, per spaventarlo serve ben altro. Anche perché la sua fortuna è saper vivere un giorno alla volta, e naturalmente, saperselo godere a pieno. Tenere fede a questa sua spontanea inclinazione è il fulcro del diario che state leggendo.
LA BASSA SVEZIA, VERSO IL GOLFO DI BOTNIA PASSANDO PER STOCCOLMA
Il racconto riprende dalla regione meridionale di nome Götaland (terra dei Geati o Goti), area geografica che John ha attraversato da ovest verso est. Congedandosi da Borås, si è trovato immerso nella zona dominata dal lago Vattern. Il primo pernotto avviene a Jönköping, sull’estremità sud della stessa distesa d’acqua dolce. «Una città piena di ragazzi giovani – così la descrive, aggiungendo – ho cenato in un ristorante sul lago e avevo talmente fame che ho preso due pizze. Ho fatto amicizia col cameriere, che quando gli ho raccontato la mia storia m’ha fatto anche lo sconto». L’avvicinamento al Mar Baltico (di preciso al Golfo di Botnia) è poi proseguito mite e sereno come il clima, lungo le assonanti Linköping e Nyköping.
Panorami rigogliosi e paradisiaci che lo hanno rigenerato prima del bagno di folla nella capitale, dove giunge a 96 ore di distanza dall’ultimo giorno trascorso a Göteborg. E per l’ennesima pagina della rubrica “com’è piccino il mondo”, a Stoccolma John è ospite di un signore di Montecatini, che abita appunto tra l’Italia e la Svezia. «Si chiama Gino e fa il dentista. Lui lavorava, ma mi ha dato le chiavi di casa sicché ho fatto quel che m’è parso».
«Sono andato a giro, sono stato sul mare tutti i giorni, sempre a piedi. Stoccolma è bella proprio perché è sul mare, anche se essendoci il porto non si può fare il bagno. Io come vedo il mare sto sempre bene» ammette quasi a sé stesso. «Nella parte di città vecchia è pieno di monumenti, non ti dico come a Roma, ma è comunque molto suggestivo. E poi parlando di ragazze.. Non ce n’è una brutta. Ce ne sono in quantità incredibile e di tutti i colori. Ci dev’essere un’aria particolare» commenta ironico.

INCONTRI IMPERDIBILI E IL PRIMO BAGNO
Lasciata anche l’ultima capitale e grande città del viaggio di andata, è stata poi la volta di Uppsala. Lì, tramite l’app di coachsurfing, John trova ristoro a casa di un ragazzo greco di nome Nikolas. «Sono stato fortunato, ha studiato a Perugia nel 2007 (anno in cui il capoluogo umbro fu sconvolto dall’omicidio della studentessa americana Amanda Knox, nda) e quindi parlava bene l’italiano. Mi ha fatto da guida turistica tutto il tempo» spiega. L’indomani è il giorno dell’esordio vincente dell’Italia agli europei, che il tifoso del Milan e della Pistoiese guarda in ritiro volutamente solitario all’ostello prenotato di Gävle. Da un ostello all’altro anche quando la mappa segna Söderhamn.
«Lì ho dormito in un ostello fatto all’interno di un maneggio di cavalli. La cosa ganza è stata che ero accanto ad una famiglia svedese molto buffa. Soprattutto la nonna, una signora sulla settantina parecchio allegra, col bicchiere sempre pieno di vino. Mentre mi facevo da mangiare ci siamo presentati e ci siamo presi in simpatia. I giri di vino nel frattempo erano aumentati e lei era passata anche al limoncello. In pratica alla fine era brilla, faceva avanti e indietro con questi bicchieri e non smetteva di ridere».
Il racconto divertito Biagini riserva il meglio per la fine. «Quel che è successo poco dopo sembra la scena di un film di Alvaro Vitali. Io avevo finito di mangiare, lei entra nella cucina comune, si versa un’altra volta il limoncello, mi guarda, fa un peto, mi fa l’ok col pollice ridendo sotto i baffi e va fuori. Sono morto dalle risate. Una nonna così carica non l’avevo mai vista».
Un episodio che, nell’anno della ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, non può che evocare il comico passo dell’Inferno (canto XXI) dedicato dal sommo poeta al diavolo Barbariccia: “Ed elli avea del cul fatto trombetta”. Le sorprese però non sono finite. Il giorno successivo John raggiunge Hudiksvall, sempre sul Golfo di Botnia. «Al campeggio ho ritrovato la famiglia del giorno prima. Purtroppo però eravamo in due edifici diversi, altrimenti avremmo potuto mangiare insieme – commenta il viaggiatore nostrano, per poi andare oltre – Quel giorno ho fatto il mio primo bagno in mare della stagione. L’acqua non era nemmeno freddissima, si stava da dio».

TRA QUALCHE COMPLICAZIONE, LA VENA CULINARIA E IL RULLINO DI MARCIA
A Sundsvall, la sosta seguente del percorso, la pioggia costringe John in albergo per tutto il giorno. Ma lui non si fa perdere d’animo, e coglie l’occasione per cucinarsi una vagonata di spaghetti. «In quest’ultimo periodo mi sto improvvisando chef. Mi sto divertendo a farmi da mangiare, passo il tempo a scegliermi le cose al supermercato per la cena. Anche perché da solo, dopo un giretto in centro, non ho molto altro da fare» riconosce il “pellegrino”, che da cameriere di un ristorante il cibo è solito portarlo ai tavoli. Poi, sulla strada per Ramvik, la malasorte si prende gioco di lui. «Il navigatore mi ha buttato fuori strada e mi ha fatto fare 25 km di sterrato. Almeno 8 km li ho fatti a piedi, ho perso un sacco di tempo» dichiara amareggiato.
«L’unica cosa positiva è che a Stoccolma ero andato dal biciclettaio e avevo messo le gomme nuove un po’ più resistenti per l’ultimo tratto. Menomale, altrimenti sullo sterrato avrei forato. Per il resto però è andata di male in peggio – prosegue – perché l’alloggio era lontano 16 km dal centro urbano più vicino, Kramfors. Ero stanco e non me la sentivo di fare 30 km, quindi ho preso il pullman lì vicino. Arrivo al supermercato tutto contento, faccio la spesa, torno alla fermata ma non c’erano più pullman, era l’ultima corsa. Alle 6 e mezzo di sera. M’è toccato prendere il taxi, 55 euro. Quelle penne in bianco mi son costate care» ci scherza su Biagini.
Nella successiva Örnsköldsvik, città dal nome impronunciabile, l’azzurro in espatrio si gode la seconda notte magica della nazionale, su cui però si astiene da commenti per scaramanzia. Dei 120 km che ha poi coperto fino ad Umeå, almeno 100 li ha fatti su uno stradone dritto che sembrava una superstrada. «Sono andato perché non c’erano divieti per le bici e perché la strada era consigliata su tutti i siti e sulle app per ciclisti, infatti i camionisti non mi hanno mai clacsonato» aggiunge.
John ai tempi non ci guarda troppo, ma in ogni caso è riuscito ad andare più forte delle aperture post Covid. «Mi trovo un po’ in anticipo, perché in Norvegia i confini sono chiusi (diversamente dalla Finlandia, breve parentesi dell’itinerario prima dell’ingresso in Norvegia) e aprono solo dall’1 luglio col green pass. Quindi dovrò scaricare l’app e poi caricare il tampone negativo che farò prima di entrare, così sarò tranquillo di passare il confine senza problemi». Difatti, ad accedere allo Stato di destinazione andando del suo passo, John ci metterebbe più o meno una settimana, mentre al primo di luglio ne mancano due. «Farò tappe più brevi e mi riposerò di più. Ne ho proprio bisogno». Il prossimo obiettivo intermedio sarà la città di Skellefteå, intanto rilassa le membra John, Capo Nord ti sta aspettando.
02/06 – DALLA MITTELEUROPA ALLA SCANDINAVIA
L’ULTIMA GERMANIA
Lo avevamo lasciato nel cuore della Germania, lo ritroviamo in Svezia. Precisamente a Borås, più o meno 70 km dopo Göteborg (verso est), direzione Stoccolma. Ma riavvolgiamo il nastro. A quasi 15 anni dal trionfo degli azzurri ai mondiali, Biagini ha trascorso 4 giorni a Berlino, palcoscenico di quel successo epocale. «Sono stato ospitato da una coppia di amici italiani, Francesco e Silvia. Francesco purtroppo lavorava, mentre Silvia mi ha portato a visitare la città. Mi hanno addirittura fatto alloggiare nell’appartamento vicino al centro di Michele, un loro collega che era fuori casa per qualche giorno».
In effetti al nostro cicloviaggiatore non è andata poi così male, trovandosi una casa a disposizione nei pressi della East Side Gallery, il tratto di muro originale più lungo della città (1,3 km) e tutto dipinto di murales. L’opera più celebre è firmata dall’artista Dmitri Vrubel, raffigurante lo storico bacio di saluto avvenuto in una cerimonia del 1979 tra l’allora Segretario Generale dell’URSS Breznev ed il Presidente della DDR Honecker. Sempre nella “città dei cento villaggi” John ha avuto modo di godersi un altro piacevole incontro. La reunion con Johann, l’amico trovato due anni fa in quel di Barcellona dove tanto per cambiare entrambi erano giunti in bicicletta rispettivamente da Montecatini e da Berlino.
«C’eravamo messi d’accordo per rivederci, è stato bello. Mi ha accompagnato quasi fino a Rheinsberg, a circa 85 km da Berlino. Lì ho dormito nello spogliatoio di una squadra di calcio, a cui ho fregato anche una maglia e una felpa». Dalla cittadina sopra il delizioso lago di Grienerick, che naturalmente non si è fatto sfuggire, John è ripartito alla volta di Malchov, per poi giungere al capolinea Rostock, avamposto di frontiera sul Baltico. Nonostante il maltempo, John non può lamentarsi. Coincidenza ha infatti voluto che nella città anseatica vivesse da anni un ragazzo di Montecatini, che si è reso disponibile ad ospitare l’itinerante connazionale.
«Mi c’hanno messo in contatto sia Francesco e la Silvia ma anche degli amici dall’Italia. Gianluca mi ha fatto fare il tampone per poter fare il biglietto per la nave, che poi ho fatto sempre grazie al suo aiuto» commenta riconoscente Biagini. Poi il focus si sposta sul cambio di programma da lì originatosi. «A quel punto ho deciso di non prendere la nave per la Danimarca ma di andare direttamente in Svezia. Come chilometri c’è poca differenza. Tuttavia in questo modo ho saltato una frontiera in più, che è sempre meglio evitare». Dopo un viaggio di 5 ore nelle acque del Mar Baltico, che dice di aver guardato dal finestrone per tutto l’arco della traversata, la nave lo ha condotto a Trelleborg per la notte.

LA PRIMA SVEZIA
La mattina seguente ha riservato a John una lieta sorpresa. «Ho trovato due ragazzi svizzeri, anche loro diretti a Capo Nord in bici. Siamo stati quattro giorni insieme» spiega entusiasta della compagnia il 29enne. Dopo la breve tappa ad Helsinborg, il giorno dopo i tre avventurieri si sono recati insieme ad Halmstad. Lì Biagini aveva prenotato una camera per la notte: «Essendo arrivato tardi il check era già chiuso. Mi avevano lasciato le chiavi nella cassetta della posta, sicché ho fatto dormire in stanza anche questi due ragazzi che non avevano il campeggio prenotato. Il giorno dopo però mi hanno restituito il piacere. Uno di loro ha un amico in questo paesino sul mare (Trävslövsläge, bagnato dal Mare del Nord) e abbiamo dormito lì in un bellissimo casottino di legno».
Poi a Göteborg i saluti, che però potrebbero essere anche un “arrivederci presto”. «Loro passeranno da Oslo e andranno su di lì. Hanno la bici gravel per passare tra boschi e sterrati, mentre io invece passerò da Stoccolma. Tuttavia, facendo due conti, è facile che ci si trovi in cima, sarebbe bello». La condizione del continuo movimento offre indubbiamente emozioni indelebili, ma espone anche ad incidenti di percorso. «Ho avuto un piccolo imprevisto meccanico: m’è uscito un pedale! L’ho rinfilato a mano e poi l’ho cambiato in un negozio sportivo qualche chilometro dopo. Ne ho presi anche altri due per sicurezza».
Al ciclista però, che oltre ai capelli lunghi adesso indossa anche una barba incolta, la iella ha riservato un ulteriore scherzo: «E poi ho forato per la seconda volta. M’è toccato per forza cambiare la camera d’aria. Poi ho cercato persone che potessero aiutarmi. Ho suonato a qualche portone in caso qualcuno avesse una pompa da prestarmi. Però non c’era nessuno così mi son messo a fare autostop. Per fortuna ho trovato un signore gentilissimo, che mi ha accompagnato da un benzinaio dove ho ricomprato la gomma».
Per tornare da dove è iniziato questo aggiornamento del diario, gli ultimi giorni John li ha trascorsi a Göteborg. Una città che gli è piaciuta un sacco e che ha scoperto avere tanti buoni motivi in più per essere ricordata. Infatti, proprio al Göteborg il cigno di Utrecht Marco Van Basten rifilò uno storico poker in quel di San Siro il 25 novembre 1991. Quel giorno il Milan esordiva nel girone all’italiana dell’ultima edizione di Coppa dei Campioni, divenuta UEFA Champions League dal 1992.
Nella città svedese alla fine c’è stato un altro buffo incrocio per l’ormai “ciclupede”. «In albergo una ragazza della reception mi ha detto che il suo babbo è di Firenze. Com’è piccino il mondo!». Già, il mondo è piccino, tant’è vero che anche a Stoccolma, ultima capitale del girone d’andata affrontato da Biagini, ci saranno degli amici ad aspettarlo per guardare insieme il debutto della nazionale agli Europei. Prima della capitale però manca ancora più di una settimana. Da Borås la rotta proseguirà lungo tre cittadine dai nomi assai bizzarri: Jönköping (ai piedi del lago Vättern, ossia il secondo più grande della Svezia dietro al vicinissimo Vänern), Linköping e Nyköping.
Infine uno sguardo ancora più avanti. «Da Stoccolma a Capo Nord dovrebbero essere ventidue tappe. Tuttavia, considerando che ogni settimana mi fermerò da qualche parte almeno per un giorno o due, credo di metterci più o meno un mese per arrivare. Quindi verso metà luglio». Alla domanda se ogni tanto ha avuto qualche momento di defaillance emotiva dovuto alla solitudine, risponde con un secco ed esaustivo «Per ora no». Che dire. Non c’è da stupirsi. Questa è solo l’ennesima riprova che John questo viaggio lo sentiva come un bisogno interiore. «Ormai passato un mese dalla partenza mi sento nello status mentale del viaggio, con la testa libera. Ero partito con un po’ di pensieri, adesso mi sento veramente tranquillo e se dovessi tornare a casa mi dispiacerebbe parecchio». Chi sta meglio di lui?
19/05 – BERLINO IN VISTA DOPO UNA PICCOLA DISAVVENTURA IN AUSTRIA E TANTA PIOGGIA
John Biagini è ormai ad un passo dal chiudere le valigie per andare a Berlino, in perfetto stile Caressa-Bergomi. Il montecatinese infatti pernotterà questa sera a Wittenberg, a circa 90 Km dalla capitale tedesca, meta della prossima tappa. Il capitolo tedesco sta procedendo al meglio, nonostante un meteo bizzoso che ha più volte messo a dura prova John. «In questi ultimi giorni non ci sono mezze misure: o mi arrostisco al sole o m’inzuppo totalmente», ci ha raccontato Biagini. La pioggia ha accompagnato fin dall’inizio il suo arrivo in Germania, dopo una mezza disavventura nell’ultima giornata austriaca molto particolare.
John, che avevamo lasciato ad Innsbruck la scorsa settimana, aveva prenotato una stanza in un hotel a Pertisau, villaggio turistico nel Tirolo, ma ha trovato la struttura chiusa. Per fortuna però è stato aiutato dall’air receptionist che gli ha trovato una sistemazione: «Mi ha trovato un bed & breakfast con un piccolo stratagemma, diciamo così, perché era a sua volta chiuso ma il proprietario mi ha comunque ospitato per una notte. Meno male perché stavo cominciando a preoccuparmi. Avevo superato alcune rampe impressionanti: 8 Km con un dislivello di 500 metri. Erano talmente ripide che alcuni metri li ho percorsi a piedi con la bici in spalle perché le borse mi facevano perdere l’equilibrio, perciò avevo un disperato bisogno di riposo. Per fortuna ho trovato questa sistemazione ed ho potuto proseguire».
Dopo l’arrivederci all’Austria, John ha quindi fatto rotta verso Monaco di Baviera, dove è arrivato lo scorso giovedì. «Dal punto di vista meteorologico sono state le giornate più dure. Ho preso tantissima acqua e avrò visto sì e no mezz’ora di sole. Per fortuna grazie alle app di ospitalità ho trovato una ragazza, di nome Francesca, che mi aveva già preparato una sontuosa accoglienza per tre giorni. L’ho salutata con un piccolo rammarico, perché è stata davvero carinissima». Dopo il soggiorno in Baviera, in cui ha anche visitato l’Olympiastadion di Monaco e l’Allianz Arena, rispettivamente la vecchia e l’attuale casa del Bayern, Biagini ha poi proseguito verso nord.
Ad un certo ha pure sconfinato in Repubblica Ceca, temendo d’incappare in guai con la frontiera che per fortuna non ci sono stati. «Quando ho visto le volanti della polizia mi sono preoccupato. Non avevo proprio idea che avrei fatto un piccolo tratto sconfinando. Comunque tutto si è risolto senza alcun problema». Dopo la capatina in Repubblica Ceca, Biagini è quindi ripartito. Nel pomeriggio di ieri è poi giunto a Lipsia, da cui poi stamani è ripartito per fermarsi a Wittenberg, in attesa di Berlino.
La capitale ormai si vede ad occhio nudo: «Stasera è proprio una serata da “Andiamo a Berlino, Beppe”. Sono davvero curioso di vedere la città ed in particolare l’Olympiastadion. Sarà un tuffo al cuore». John si fermerà tre giorni nella capitale, per poi dirigersi verso Rostock dove arriverà intorno alla fine della prossima settimana. Da lì, se non avrà problemi col consueto tampone di controllo, partirà per la Danimarca, giro di boa di questo viaggio d’andata verso Capo Nord. La meta è sempre più vicina, guai a voltarsi indietro!
10/05 – BIAGINI RIPOSA AD INNSBRUCK. GERMANIA PROSSIMA GRANDE TAPPA
Con quasi 500 km nelle gambe in una settimana, John Biagini è giunto ad Innsbruck nel pomeriggio di domenica 9 maggio. Per il montecatinese è finalmente arrivato il momento di riposare nella città austriaca, dalla quale ripartirà martedì 11 in direzione Germania e più nello specifico Monaco di Baviera.
Biagini ci aveva salutato lo scorso lunedì sulla strada per Zocca, il paese vicino Modena dove è nato il suo idolo Vasco Rossi. Da lì, Biagini è ripartito per Viadana, in provincia di Cremona, da cui poi si è mosso verso Verona. «I primi due giorni sono stati i più duri per il momento – confessa John -. La strada presentava parecchi tratti in salita ed io avevo troppo carico negli zaini. Non a caso ho lasciato almeno 30 Kg di materiale vario ai miei amici che mi hanno ospitato a Viadana e il giorno dopo mi sembrava di volare. Da lì in poi, tolta qualche rampa prima del Brennero, ho pedalato in scioltezza».
Nella città dell’Arena, John ha iniziato il percorso della bellissima pista ciclabile dell’Adige, tramite la quale ha preso la direzione del Trentino. «Se qualcuno adora la biciletta e non sa dove fare una vacanza gli consiglio caldamente questo posto. Davvero uno spettacolo». Seguendo il fiume Biagini è giunto a Trento, da cui poi si è mosso verso Bolzano dove ha pernottato nuovamente da alcuni suoi amici. John ha quindi chiuso la prima settimana di viaggio con gli ultimi km italiani, attraversando il Brennero e giungendo ad Innsbruck domenica.
«Non mi spaventa tanto il fatto di non rimettere piede in Italia per qualche mese. Spero solo di non avere difficoltà a trovare alloggio: finora me la sono cavata con l’aiuto dei tanti amici che mi aspettavano, ma adesso sono un po’ al buio. Me la caverò cercando qualche ostello o qualche segnalazione sulle app che indicano famiglie o inquilini che offrono ospitalità per una notte. Se poi qualcuno avesse dei conoscenti da queste parti mi scriva pure!».
La Germania sarà il prossimo capitolo di quest’avventura faticosa ma molto affascinante. Dopo una tappa nella cittadina di Pertisau infatti John si muoverà in direzione Monaco di Baviera, dove si fermerà per almeno un paio di giorni. L’obiettivo sarà poi ripartire verso Berlino, dove Biagini conta di arrivare all’inizio della prossima settimana. Se non ci saranno eventuali imprevisti (restrizioni per il virus) l’avventura del montecatinese giramondo in bicicletta entrerà sempre più nel vivo. Sfrutta ogni minuto di riposo, John: di chilometri in sella ce ne sono ancora tanti.



