Grazie alla rete di Minardi la Pistoiese ha evitato una sconfitta contro il Prato. Gioca sulla fascia o a centrocampo, la sua famiglia è interista, l’idolo si chiama Javier Zanetti
Amarezza da parte di tutti – addetti ai lavori, staff, squadra, pubblico – per la mancata vittoria della Pistoiese contro il Prato. Perché, come ha evidenziato mister Indiani, il confine tra un punto guadagnato e due punti persi è labile ma «da quando la vittoria vale tre punti, il pareggio è una mezza sconfitta».
INDIANI E I GIOVANI
Un pareggio reso possibile dalla rete di Viviano Minardi al 27′ del secondo tempo. Un colpo di testa rabbioso sulla pennellata di Hamlili. «Per noi i giovanissimi sono decisivi da inizio anno», ha ammesso Indiani a fine gara. Beh, decisivi è una definizione che inizia a stare stretta visto che il 2-2 contro l’ultima in classifica è stato impattato da Picchi e Minardi. Rispettivamente classe ’97 e ’98 e al secondo e terzo centro consecutivo. Se di Picchi abbiamo già parlato in settimana, Minardi non si merita meno attenzione alla luce della sua annatata in crescendo. Al momento ha cumulato 4 gol e 2 assist in 26 presenze (62.4 minuti di media) alla sua prima stagione tra i grandi.
«A livello personale è un buon momento – ammette lui – i tre gol consecutivi lo dimostrano e sono molto contento. Rispetto alla prima parte di stagione, ho trovato la giusta collazione, i compagni sanno come servirmi e devo solo farmi trovare pronto».
«La squadra è partita distratta – esordisce Minardi al termine del Derby – ma già nel corso del primo tempo ci siamo ripresi. Dopo non abbiamo mai mollato fino al pareggio. C’è rammarico per una partita che si doveva vincere, ma recuperare due gol di svantaggio non è poco. Fino al 20′ il Prato ha tenuto le redini del gioco e la loro qualità in fase di costruzione ci ha messo in difficoltà. Quando siamo saliti di tono le cose sono cambiate, anche perché in fase di interdizione non sono andati altrettanto bene».
LA FEDE INTERISTA E IL MITO JAVIER ZANETTI
Dopo le segnature contro Pontedera e Giana, Minardi era anche finito al centro della stampa nazionale. Gianluca di Marzio, ha pubblicato una lunga intervista a uno dei giocatori rivelazione della Serie C 2017-18. Due i passaggi più importanti. In prima istanza, Minardi, è tra quelli (molti) che dichiarano di aver scelto la Pistoiese per mister Indiani. Un bel messaggio a quei tifosi che, invece, ogni giorno si scagliano contro il tecnico degli arancioni. Che pure ha le sue colpe ma che va applaudito per come ha valorizzato una delle squadre più giovani del terzo campionato nazionale.
«Quando ho scelto Pistoia – si legge – l’ho fatto soprattutto per Paolo Indiani. Non lo conoscevo personalmente, ma la sua fama lo aveva preceduto. Sapevo delle sue spiccate doti caratteriali, della sua grinta e della sua particolare attenzione verso i giovani, per cui è solito diventare un vero e proprio punto di riferimento. Sono arrivato per guadagnarmi una maglia da titolare e sono stato ripagato con una fiducia assoluta. Questo mi rende orgoglioso e mi responsabilizza molto, nonostante la mia giovane età. Grazie a lui ho trovato continuità di prestazioni e rendimento, dal punto di vista personale non potevo chiedere di meglio».
A differenza di tanti ragazzi della sua generazione, Minardi ha un idolo non comune. Ma di sicuro non poteva scegliere meglio. Seguire le orme di Javier Zanetti è roba per pochi, ma inseguire il suo esempio non può che giovare alla carriera di un ragazzo che si sta affacciando al calcio professionistico. Sia dal punto di vista mentale, che tecnico: entrambi possono giocare in mezzo al campo o sulla fascia, preferendo la destra. «Sono andato via di casa a quattordici anni per inseguire il mio sogno e la mia famiglia mi ha sempre appoggiato in ogni mia scelta. Hanno seguito passo passo la mia carriera ed hanno gioito insieme a me di ogni traguardo raggiunto».
«Ogni fine settimana – ha spiegato Minardi a gianlucadimarzio.com – a casa mia si riuniscono per vedere le partite della Pistoiese. Tutti rigorosamente con sciarpa arancione al collo e maglia numero 27 addosso, oppure quella del capitano Javier Zanetti, il mio esempio, l’eroe calcistico della mia famiglia, unita da una profonda fede interista. Penso a loro e mi riempio di orgoglio, penso a loro e sogno di renderli ancora più felici lavorando e sacrificandomi tutti i giorni per raggiungere obiettivi sempre più importanti».



