Seconda puntata del diario su Tokyo2020 in collaborazione con il fotografo Paolo Nucci. Vita olimpica, le due facce della medaglia
Domanda: Ciao Paolo! Come stai? Risposta: «Sono cotto. Faccio 7-8 km al giorno con 15 kg sulle spalle di attrezzatura. E mangio una volta sola, oggi (martedì 27, nda) un piatto di riso al curry in pausa pranzo. Si perde un sacco di tempo negli spostamenti, poi inevitabilmente bisogna andare molto prima agli eventi per superare i controlli e prendere posto». Non c’è male.
Le Olimpiadi sono così, a maggior ragione se come Paolo Nucci sei campione olimpico di fotografia alle Olimpiadi (questa è la quinta per lui) e di conseguenza hai molto lavoro da sbrigare. In una delle metropoli più estese del mondo e con la complicazione covid, le cose poi si aggravano ulteriormente. Per farci capire un po’ meglio la vita che sta conducendo, Paolo ci racconta la propria giornata tipo in questi giorni in cui è stato diviso, e lo sarà fino al termine della settimana, tra nuoto la mattina e judo il pomeriggio.
LA GIORNATA TIPO
- «Sveglia 20 alle 7, per prendere l’autobus un’ora dopo. Nel frattempo colazione al volo che si può fare solo in camera.
- Alle 7 e 40 passa l’autobus. Se non ci sono ritardi arrivo al terminal in 25 minuti.
- Mezz’ora di attesa circa e alle 8 e 30 prendo un altro autobus per andare al palazzo del nuoto (il Tokyo Aquatics Centre, nda). Ci vuole un’altra mezzora, quindi arrivo alle 9.
- Le gare iniziano alle 10 e 30.
- Alle 13 finiscono le gare, riprendo l’autobus per tornare al centro stampa e sono le 13 e 15/30.
- Lì ci sono i controlli all’ingresso, che diventano code. Mangio un boccone, ogni 2/3 giorni facciamo il test Covid, riguardo un po’ le foto da mandare, ritiro i biglietti per gli eventi all’ufficio del CONI. Un’oretta fino alle 14 e 15 diciamo, poi devo andare subito a judo. Al judo ci sono pochissimi posti, quindi devo essere lì almeno due ore prima.
- Per arrivare ci vogliono tre quarti d’ora, sempre di pullman, se tutto va bene sono lì alle 15. Aspetto le gare stando attento a non perdere il posto, quindi posso solo andare in bagno.
- Poi le gare ci sono dalle 17 fino alle 20 passate, quando riprendo il pullman per tornare prima al centro stampa e poi in albergo. Stavolta ho fatto presto, ho preso l’autobus delle 22 e alle 22 e 40 sono in camera, altrimenti c’è una corsa sola ogni ora»
Un rullino di marcia degno di essere letto con intonazione fantozziana, non per il protagonista quanto proprio per la folle ed infernale routine. In realtà però, se si ama il proprio lavoro si è disposti a questo e a ben altro. «A me non fa nemmeno fatica avere questi ritmi perché mi piace il mio lavoro. È solo per raccontare la vita che si fa a questo tipo di manifestazioni. La maggior parte di noi fa circa 7 ore di gare il giorno, divise quasi sempre su due sport. Ma poi ci sono altrettante ore di spostamenti» il che non è da sottovalutare.
PERÒ LE SODDISFAZIONI NON MANCANO
«Poi quando sei alle gare, ti concentri sul lavoro e tutto il resto passa – prosegue Nucci – se il lavoro è fatto bene è una soddisfazione. Alla mia prima giornata di gare, il giornale giapponese per il quale lavoro ha fatto la prima pagina con una mia foto. Era una medaglia d’oro di judo. Una soddisfazione così è benzina per i giorni successivi e fa passare tutto il resto in secondo piano».
Senza tralasciare il fascino sortito dalle storie olimpiche. «Una bella è stata quella delle due medaglie d’oro vinte nello stesso giorno da fratello e sorella giapponesi nel judo». Paolo si riferisce ad Hifumi e ad Uta Abe, 23 e 21 anni, medaglie d’oro rispettivamente nella categoria 66 kg maschile e 52 kg femminile. Una doppia gioia per loro, che entrano nel club dei fratelli olimpionici, assieme a diversi altri esponenti come i gemelli Phil e Steve Mahre (oro e argento nello slalom gigante ai giochi invernali di Sarajevo 1984), o nelle fila azzurre i fratelli Abbagnale (canottaggio) e Manuela e Giorgio Di Centa (sci di fondo).
«In Giappone se n’è parlato molto, è stato un evento. Il judo non è lo sport nazionale (che è il sumo, nda) ma non ci va neanche lontano. Infatti i judoka giapponesi sono fortissimi, hanno già vinto diverse medaglie». A proposito di medaglie, Paolo ha assistito in diretta a 5 dei momentanei 14 podi italiani. E sono: 4×100 nuoto stile libero maschile (argento) ; Odette Giuffrida judo (bronzo); Nicolò Martinenghi nuoto, 100 rana (bronzo); Maria Centracchio judo (bronzo); Federico Burdisso nuoto, 200 farfalla (bronzo).

«Qui lavoro principalmente per atleti giapponesi, ma ovviamente quando un italiano va a medaglia è sempre emozionante. Di ori per ora ne è arrivato uno solo nel taekwondo quindi non c’ero e non ho sentito l’inno di Mameli. Però anche i podi danno grande orgoglio» commenta il fotografo, che stanotte ora italiana ha presenziato alla finale nei 200 stile libero di Federica Pellegrini, arrivata settima ma già felice di essere arrivata in fondo.

IL DOGMA DEL CARTELLO E PROSSIMI PROGRAMMI
“Eh! Chi siete – Cosa fate – Cosa portate- Sì ma quanti siete – Un fiorino”. La celebre gag del capolavoro cinematografico del 1985 “Non ci resta che piangere“, in cui Roberto Benigni e Massimo Troisi si sentono rivolgere ripetutamente le stesse domande ad ogni attraversamento della riga di confine. Ecco, più o meno parodisticamente, le scene che vive Paolo con lo staff giapponese sono queste.
«I volontari son buffi, come ho già detto la quasi totalità di loro non parla inglese. Sono attrezzati con i cartelli con le domande più frequenti tradotte, ma non deviano dal cartello. Te chiedi una cosa leggermente diversa e loro vanno nel pallone, iniziano a chiamarsi con le radioline ma la cosa non si risolve. A fare i volontari – approfondisce il nostro inviato speciale – hanno preso i ragazzi e gli anziani».

Ecco una curiosità sulla società nipponica, non così facile da scoprire. «I giapponesi “usano” gli anziani in tantissime situazioni, li ho visti tante volte. A dirigere il traffico sui cantieri stradali, sulle strisce a far attraversare la gente e così via. Li coinvolgono in alcuni lavoretti giustamente – segno di grande attenzione alla distribuzione di responsabilità civiche tra le varie generazioni – però ecco in una situazione come questa dove ci sarebbe da comunicare con gente di lingua diversa non è proprio il massimo dell’efficienza» afferma con ironia.
Infine, uno sguardo ai prossimi appuntamenti olimpici di Paolo Nucci. «Probabilmente non farò più atletica perché sono cambiati i piani. A parte la lotta che inizia prossima settimana, mi sono ritagliato un po’ di spazio per seguire alcune squadre italiane. Giovedì dovrei andare a vedere Italia-USA di pallanuoto maschile, poi sabato 31 Italia-Nigeria di basket maschile e la sera dopo cena Italia-Cina di pallavolo femminile. Il primo agosto farò le finali di tennis singolare, anche se la giapponese data per favorita è stata eliminata». Nell’augurare a noi stessi e a Paolo che possa fungere da talismano portafortuna per le squadre azzurre alle quali si avvicinerà, ci diamo appuntamento tra qualche giorno per il prossimo episodio.


