Ci ha lasciati Egiziano Frediani, ex mediano del Pescia anni ’70.Renzo Romani: «Generoso ed intelligente, combattente nato»
di Roberto Grazzini
Sul finire del favoloso decennio degli anni ’70 nel calcio esistevano figure epiche come il libero, lo stopper, il centravanti. Poi c’erano gli uomini della mediana, i cosiddetti portatori di acqua, dispensatori di pedate a getto continuo e grandi recuperatori di palloni.
A quei tempi la parte lucchese al di qua del Serravalle era la regione della cuccagna per la sfera di cuoio. Il Montecatini approdava nel football professionistico, il Monsummano rispondeva con l’Unione Valdinievole ed il Pescia, il più antico sodalizio della provincia e non solo, voleva stare al passo. E su quelle famose linee di mediana si decidevano le partite. Una sorta di Colonne d’Ercole. Era come doppiare Capo Horn nel periodo delle tempeste.
In ogni caso passare dalle parti di Egiziano Frediani, per tutti Freddy dal baffo zapatista, classe di ferro 1951, era una noia per le mezzali talentuose di allora. Buono come il pane, genuino figlio dell’entroterra massese (per l’esattezza di Castagnola), in campo non ci pensava un secondo a rinviare pallone ed avversario alla bisogna nella bolgia dello stadio dei Fiori. Lento di passo quanto dotato di perfetto senso della posizione, possedeva un tocco di piede non proprio vellutato ma comunque accettabile.

Veniva con la “macchinata” dei suoi conterranei, fra i quali un certo Aurelio Andreazzoli, che adesso fa l‘allenatore in Serie A. Giocò pure nella Massese, dove, appese le scarpette al chiodo, iniziò la carriera da dirigente, diventando responsabile del settore giovanile. Sapeva ascoltare e stare fra la gente. Da qualche stagione Il San Marco Avenza si era affidato a lui per gestire prima squadra e juniores. Fino all’anno scorso nello staff tecnico figurava pure il figlio Gabriele.
Ha sempre affrontato le sfide dello sport e della vita a viso aperto e con estremo coraggio. Nel 1999 era stato uno dei primi trapiantati di fegato a Massa. Il difficile intervento a cui fu sottoposto servì d’esempio ed infuse coraggio a tanti malati. Aveva poi deciso di entrare a far parte di “Vite Onlus”, l’associazione che unisce i volontari italiani trapiantati epatici. Un “testimonial” chiamato spesso nelle scuole e ai convegni per parlare del vissuto personale e dell’importanza della donazione. Ogni tanto si concedeva qualche mattinata spensierata a cercare funghi. Ed è li, sul sentiero fra Zeri e Albareto, che un avversario subdolo, invisibile, gli ha fatto un tunnel letale, senza dargli il tempo di chiudere i varchi, di arretrare in difesa. Il referto medico parla di infarto fulminante.
Persona apprezzata e conosciuta, la ferale notizia ha fatto ben presto il giro della Toscana, lasciando di sasso i suoi ex compagni di squadra. Particolarmente toccato Mario Scrima, ex bomber immarcabile ed idolo degli sportivi rossoneri: «Una grande perdita, non riesco a crederlo». Francesco Vettori, bandiera termale ma anche ex Pescia, lo ricorda così: «L’avevo rivisto per caso ad una partita del mio figlio maggiore Federico. Il solito “omone”; stesso sorriso, stessa simpatia. Un roccia». E poi “Ghello” Silvestri a cui guardava le spalle: «Una gran brava persona, simpatica, solare e sincera». La chiusura è di Renzo Romani, deciso difensore borghigiano: «Con lui davanti la retroguardia non tremava. Generoso ed intelligente, combattente nato». Di certo la mediana adesso è più sguarnita senza questo pretoriano diventato leggenda, ben oltre il rettangolo di gioco.


