Meo e Maso ospiti d’onore al Tettuccio, al centro del talk show ideato dagli Herons. Palla in cassaforte con le storie dei due volti olimpici
Massimo Masini e Meo Sacchetti. Cosa dev’essere stato giocare contro il loro Sporting Club Gira Bologna nella serie A2 del 1976/77? Un bel guaio, visto che quell’anno ottennero la promozione in A1. Un’ala 23enne istinto e sostanza a cui di lì a un anno si sarebbero aperte le porte della nazionale (e che porte, argento a Mosca ’80 e oro a Nantes ’83) entra nelle grazie del titolatissimo centro e compagno di squadra di 8 anni più grande, con alle spalle nove trofei con Milano (di cui 4 scudetti e 1 coppa dei campioni) nonché 179 presenze e ben tre Olimpiadi in maglia azzurra. Tra i due sboccia l’amicizia.
La stessa che li fa essere presenti assieme alle terme Tettuccio di Montecatini (a casa del Maso) 45 anni più tardi, in occasione dell’evento dal titolo “Da Tokyo 1964 a Tokyo 2020” promosso e organizzato dal neonato sodalizio MTVB. Un filo conduttore scelto simbolicamente dallo staff dirigenziale degli Herons per omaggiare le prime Olimpiadi del Maso giocatore e le più recenti in assoluto, quelle del Meo CT di un’Italbasket che ha riempito occhi e cuore degli appassionati. Entrambe le volte nella capitale del Sol Levante, entrambe le volte un bel quinto posto per l’Italia.
Ma quello olimpico è soltanto uno dei tantissimi temi accarezzati dai protagonisti del talk show, che sbizzarrendosi su storie e aneddoti danno vita ad una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della pallacanestro e della condivisione. A stuzzicare di tanto in tanto le due glorie Enrico Campana, una penna storica e prestigiosa ma anche tosta (a detta dello stesso Masini), per anni in forza alla Gazzetta dello Sport e direttore di Super Basket.
Del campione termale, che leggendo almanacchi ed enciclopedie definisce «il primo lungo italiano di stampo internazionale», Campana riconduce il soprannome “Maso” all’accezione alto-atesina del termine (proprietà fondiaria connessa all’allevamento), ad indicare «una cultura del silenzio che vale più di mille schiamazzi». Mentre il Sacchetti giocatore è dipinto come «Il Nureyev del basket».
Tutte le immagini e i momenti dell’evento.
COACH MEO, LA NAZIONALE ED ALTRI SUCCESSI
Tra gli argomenti che a più riprese si fanno maggiormente largo nel Caffè Storico del Tettuccio, lo splendido cammino della nazionale di coach Sacchetti ai Giochi olimpici di quest’estate, 17 anni dopo l’ultima partecipazione azzurra. Tante le domande rivolte sul punto a Meo. Qualcuna anche da Mario Boni, amassador degli Herons, da capitan Giancarli e da altre figure extracampo di MTVB.
«Abbiamo portato alle Olimpiadi ciò che abbiamo fatto a Belgrado. Ma non con la Serbia, che forse è irripetibile – spiega il CT in carica dal 2017 – piùttosto con Porto Rico quando abbiamo rimontato e vinto dal -17. E così a Tokyo non abbiamo mai mollato. Con Germania e Nigeria abbiamo vinto ribaltando lo svantaggio, con Australia e Francia c’abbiamo provato e non ci siamo andati lontano».
Fresco di conferma al timone degli azzurri almeno fino ad Eurobasket 2022 compreso, Meo spende parole al miele per i suoi giocatori, di cui si dichiara innamorato. Da Pajola che chiama “il Teodosic della difesa” agli elogi nei confronti del respiro europeo di Fontecchio e Polonara. Senza dimenticarsi di Danilo Gallinari, che «si è calato nel gruppo in punta di piedi pur essendo un giocatore NBA» e di Nik Melli, «un grande capitano».
Sebbene sostenga convintamente e con modestia che «sono i giocatori a fare gli allenatori», ciò di cui Meo è stato artefice come tecnico di club è un qualcosa di più unico che raro. Il celebre e inconfondibile baffo del parquet ha trionfato in tutte le categorie in cui ha allenato. Giustamente i più lo ricordano per il clamoroso triplete della stagione 2014/15 con Sassari, quando la sua Dinamo vinse Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa. Talmente clamoroso che, come lui stesso spiega, nel contratto non aveva premi per i trofei.
Ma, andando a ritroso, sempre in Sardegna cinque anni prima era salito nella massima serie dalla A2. A Castelletto Ticino vinse due volte consecutive la serie B (2003/04 e 2004/05), perché dopo la prima promozione la società non potette iscriversi al piano di sopra per problemi economici. «Arrivammo negli ultimi posti per i playoff e vincemmo tutte le serie col fattore campo contro, con una squadra dal budget ridotto rispetto all’anno precedente. I dirigenti erano disperati, non potevano rinunciare un’altra volta all’A2».
Fino a risalire alla cavalcata dalla C2 alla B con Asti (1998/2001), nei primi anni da capo allenatore dopo l’esperienza a Torino, in cui apprese il mestiere da “Dido” Guerrieri, per chiudere il cerchio nel 1968/69 vice di Cesare Rubini nell’Olimpia Milano in cui primeggiava proprio Masini. Insomma la gavetta di Meo dimostra il suo saper stare ovunque, a prescindere dalla categoria. Infatti non esclude a priori eventuali proposte in serie A2, a patto che siano interessanti.
Il messaggio più potente lo lancia quando parla dei sogni. «Anche da vecchio ho ancora dei sogni. Sognavo di allenare il Real Madrid, e questo non credo si realizzi, e di andare alle Olimpiadi con l’Italia (da coach, nda). Ne ho portato a termine uno, ma bisogna credere nei sogni perché ci aiutano a vivere e contagiano anche gli altri».
PAROLA DEL MASO
Al Real Madrid ci sarebbe dovuto andare Massimo Masini, corteggiato a lungo dai blancos sul finire degli anni ’60 ma impossibilitato ad andarci per mancanza del nulla osta, che all’epoca serviva anche da parte della Federazione. Curiosa anche la sliding door che gli ha permesso di diventare allenatore della Panapesca Montecatini e di vivere l’epica ascesa dalla B alla serie A nel quadriennio 1986/1990.
«Dopo Pordenone (1978/1980) fui chiamato da Reggio Emilia, il presidente voleva che finissi la carriera lì e rimanessi poi come dirigente. Fui combattuto, ma dopo tanto tempo fuori casa volli tornare a Montecatini. Il progetto di basket era interessante – commenta il Maso – . Dal punto di vista economico sarebbe stato più proficuo andare a Reggio Emilia, ma scelsi col cuore e col senno di poi feci bene».
Con lui alla guida dei rossoblù la Montecatini cestistica diventò grande per la prima volta nella propria storia. Una delle maggiori soddisfazioni, aver lanciato il 16enne Andrea Niccolai in prima squadra. Masini seppe inoltre far convivere Nik e Boni, che diventarono i gemelli del canestro materializzando sul campo i sogni, per tornare al messaggio di Meo, dell’intera città termale.
«Concordo con Meo sull’importanza dei giocatori. Noi con la Panapesca costruimmo la squadra attorno a loro due – indicando i presenti Boni e Niccolai – andando a prendere quegli elementi in grado di farli rendere al meglio. Con dei giocatori forti come li avevamo noi – scherza l’hall of famer – anche un allenatore scarso come me è riuscito a fare qualcosa di buono».
IL MOVIMENTO CESTISTICO
Il CT Sacchetti non manca poi di soffermarsi in generale sul movimento cestistico italiano. «Dopo quello che abbiamo passato col Covid, dobbiamo cercare di recuperare alcuni ragazzi che abbiamo perso. Però abbiamo un vantaggio importante: la pallacanestro è bellissima, è l’atletica giocata con la palla. Nella mia esperienza, chi la guarda per la prima volta spesso se ne innamora».
Il coach pone sul tavolo anche un paio di suggerimenti. «Dovremo saperlo vendere meglio questo sport, portando in giro i giocatori per farci conoscere. E poi – scocca la frecciatina – bisognerebbe che dessero più pallacanestro in televisione». Coglie la palla al balzo Masini: «Il calcio vuole fagocitare tutti gli altri sport» commenta senza troppa attenzione alla diplomazia.
TUTTI PRESENTI
Praticamente sold out l’evento concepito dagli stati generali degli Herons. C’è spazio in quà e là anche per gli interventi istituzionali. Quello del sindaco di Montecatini Luca Baroncini, che loda il progetto Herons in quanto teso a valori importanti e omaggia (assieme al sindaco di Chiesina Fabio Berti) entrambe le glorie con una targa in cui possano specchiarsi. Salutano anche il presidente del CONI regionale Cardullo e quello della Comitato FIP Toscana Faraoni.
Il tutto con la moderazione del presidente di MTVB Andrea Luchi, che poco più di un anno fa nello stesso luogo conduceva assieme a Roberto Grazzini un evento dedicato alle leggende termali del calcio e della pallacanestro, tra cui lo stesso Masini, Gino Natali e Andrea Niccolai.
I protagonisti assoluti ed indiscussi restano però Massimo Masini e Meo Sacchetti. Ciascuno quasi imbarazzato per essere accostato alla migliore versione dell’altro, Maso rispetto al Meo allenatore e Meo rispetto al Maso giocatore. In realtà l’asse Sacchetti-Masini appare automatico e vincente, impreziosito dall’intesa aggiuntiva data dalla loro grande amicizia. Meo in panchina e Maso punto di riferimento in campo. E chi li fermerebbe più?



