Frediani e la lettera di una vita: B come bandiera, banda, B2 e Buggiano

Filo diretto con Alessia Frediani, banda e bandiera dell’AM Flora Buggiano da ormai 19 stagioni. «Smettere? Non ci penso proprio»

Se nel calcio le bandiere sembrano ormai essere un ricordo lontano, nel volley Alessia Frediani ci afferma che non è così. Da ben 19 stagioni infatti veste una sola maglia, quella gialloblu dell’AM Flora Buggiano, società nella quale è cresciuta e ha debuttato su alti palcoscenici. Proprio quest’anno ha avuto l’opportunità di tornare a giocare in serie B dove mise piede 12 anni fa. «Ero piccina, ma mi ricordo che entrai in battuta, la buttai di là e fu già un traguardo» ricorda sorridente Alessia. «Quello fu anche l’ultimo anno fino a oggi di B2 per il Buggiano, allenato da Roberto Niccolai con vice Ribechini. Buffo è vedere che anche dopo anni ogni tanto rientro proprio per andare al servizio…».

Partiamo dalla fine: quanta amarezza c’è per l’ultimo pallone contro Spezia?

«Si è sentito il tocco del muro, peccato. Saremmo andate 14 pari oppure l’arbitro poteva far rigiocare il punto se non era sicura. Siamo stati avanti solo al tie break ma anche lì è venuta fuori la loro esperienza. Abbiamo comunque avuto una grande reazione perché dopo i primi due set il morale era sottoterra, ma a metà del terzo qualcosa è cambiato. Dopo uno scambio lungo terminato a nostre favore ci siamo guardate e ci siamo accorte che era arrivata la svolta. Il punto che abbiamo guadagnato è nato propiro in quel momento!».

Alessia al servizio: stagione 2014/15

Una bandiera si vede quando il vento soffia forte. Ecco perché a gara in corso riesci sempre a essere decisiva?

«Coach Puccini punta molto sul fatto che tutte siamo indispensabili e ogni volta anche chi è in panchina percepisce che potrebbe essere sempre il suo momento. Magari ho fortuna nell’entrare spesso e poter dare qualcosa di più, cosa che a tutti può non accadere perché magari uno entra a “freddo” oppure deconcetrato. La mia fortuna probabilmente si basa anche sul fatto che le altre 5 che sono in campo mi conoscono e si sentono più sicure».

Sono aumentati i carichi di lavoro quest’anno e col lavoro da infermiera ne risenti?

«Per fortuna dall’anno scorso ho cambiato il lavoro e dai turni in ospedale mi occupo di assistenza a domicilio. Diminuendo quindi il carico di lavoro è aumentato quello in palestra, ma sto molto meglio anche mentalmente. La scorsa annata eravamo numericamente precise, l’ossessione per il Covid in ospedale era ai massimi livelli e la palestra era uno svago. Ora invece inizia a essere una dura prova, ma che affronto più che volentieri».

Un soprannome, una garanzia

Con sei giornate già alle spalle, qual è il tuo pensiero sul girone? Chi vedi favorita?

«Il bello di questo campionato è l’imprevedibilità data la classifica molto corta. La posizione che occupiamo adesso è a tutti gli effetti quella che ci meritiamo. Scegliere la favorita non è facile, ma direi Spezia. Sabato contro di noi erano prive di due tasselli fondamentali ed erano già parecchio forti! Sono curiosa però di vedere Pontedera, l’ultima squadra che proprio prima di Spezia ci ha battuto 3-2 in casa, un anno e mezzo fa».

A proposito del Palaspadoni, il vostro fortino, quanto conta l’apporto del pubblico?

«Tantissimo, sono veramente un uomo in più. Aver vinto un campionato senza pubblico non è stato il massimo, ma già ora nelle tre gare casalinghe i tifosi sono aumentati a vista d’occhio, specialmente le bimbe del giovanile. Se non ci fossero tutte queste restrizioni il palazzetto sarebbe strapieno. Anche in trasferta cerchiamo di imporre il nostro tifo».

Il pubblico del Palaspadoni

Di cosa ha più paura Alessia Frediani in questo campionato?

«Sicuramente sull’ambito extrasportivo di un’altra sosta per Covid, una beffa dopo un aver ritrovato continuità e un campionato regolare. A livello sportivo invece il mio incubo peggiore è che a un certo punto non si possa più giocare come sappiamo. Talvolta infatti può succedere che arrivi un momento di scoramento nella squadra, un blackout, ma son sicuro che verrebbe arginato al più presto dall’intelligenza di Puccini e del nostro staff».

Infine, hai mai pensato di smettere?

«Assolutamente no. Ho sempre cercato una maniera per continuare in tutto e per tutto. Piuttosto saltavo il giorno libero pur di evitare il turno di notte che mi obbligava a saltare la partita. Ormai son fatta così e fino a che il fisico mi regge son sempre in campo con la maglia del Buggiano».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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