Il 2-2 del “Garilli” fra Piacenza e Pistoiese, 34° giornata di Serie C Girone A 2017-18, analizzato dalla nostra lavagna tattica: gran lavoro di Luperini, giusta posizione sulle fasce di Nardini ma molti cross sono diventati palle perse
La partita del “Garilli” tra Piacenza e Pistoiese ha visto ancora una volta la squadra arancione strappare un punto in rimonta. La Pistoiese però, nell’arco di tutta la gara è andata a sbattere a più riprese contro la linea “Maginot” eretta dagli emiliani. Due gol sono arrivati e altrettanti ne sono stati incassati, soprattutto pesa il fatto che il doppio svantaggio sia maturato quando gli orange avevano già l’uomo in più.
Di questa partita merita di essere sottolineato il lavoro di centrocampo e attacco della Pistoiese, che hanno giocato una partita tra luci e ombre. In particolare la differenza maggiore si è vista tra i momenti di gioco in cui la squadra aveva la palla e in quelli in cui non l’aveva.
Gli arancioni sono stati molto bravi ad accorciare sugli avversari, impedendogli di giocare con spazio e libertà. Il pressing alto di Luperini e compagni ha permesso di recuperare diversi palloni, anche in posizioni alte del campo, permettendo alla Pistoiese di avere ripartenze interessanti. Proprio qui però è nato il problema principale della fase offensiva degli orange che non hanno sfruttato a dovere il lavoro senza palla e lo spazio concesso dai rivali che si difendevano molto bassi, aspettando gli avversari. Sette corner, tanto gioco nella metà campo avversaria e due gol segnati possono sembrare un bottino importante, ma non è così. Ben inteso, i dati appena descritti sono comunque positivi, ma non rendono onore a quello che sarebbe potuto essere. Infatti gli arancioni non sono arrivati molto spesso a calciare in porta, se poi si tolgono i tentativi da fuori area, spesso provati con la speranza che la palla passasse tra una selva di gamba, le occasioni sono state davvero poche. Purtroppo la Pistoiese con la palla tra i piedi ha commesso due errori: rallentare troppo il ritmo e ostinarsi a cercare di trovare gli spunti giusti con i palloni alti.
Il primo è sicuramente quello più grave. Con una squadra brava a difendersi e così corta era fondamentale impedirle di schierarsi e di serrare le fila in attesa della Pistoiese. Per questo le palle recuperate a centrocampo dai pistoiesi avrebbero dovuto essere giocate con più velocità, cercando maggiormente le vie centrali e meno di allargare il campo.
Invece la Pistoiese ha sempre cercato di andare sulle corsie esterne, sfruttando la posizione alta di Zappa e Nardini, schierati quasi da trequartisti esterni più che da centrocampisti di fascia. Vero che il gol di Ferrari è arrivato proprio su una di quelle azioni con cui la Pistoiese aveva in mente di far male al Piacenza, però è altrettanto vero che moltissimi altri palloni alzati dagli orange sono stati di fatto palle perse, che hanno agevolato la difesa avversaria o comunque che non hanno prodotto benefici per Hamlili e compagni. Rimane dunque un certo rammarico per una partita che, visto come si era messa al 38’, poteva oggettivamente dare soddisfazioni maggiori ai colori arancioni.



