Frustalupi è tra i protagonisti del libro di Pierluigi Larotonda che racconta le vicende di alcuni grandi giocatori sfortunati con l’Azzurro
A volte una carriera può dirsi splendida anche senza la consacrazione Azzurra, basta solo non rimuginarci troppo. Questo è l’intento con cui si è mosso Pierluigi Larotonda nella stesura del suo “Nazionali Senza Filtro”, edito da Freccia d’Oro. Nell’opera vengono presentate le storie di grandi calciatori degli anni passati che hanno avuto un minimo comune denominatore ben preciso: non aver mai indossato, o averlo fatto ma per brevissimi scampoli, la Maglia Azzurra della Nazionale. Una serie di vicende ben intrecciate tra loro che hanno tra l’altro molto arancione al proprio interno.

ILLUSTRAZIONI SPECIALI
A coadiuvare la scrittura di Larotonda ci sono le illustrazioni del pistoiese Luca Lucherini, ben ispirato dalle storie narrate. «Ho sempre nutrito una grande passione verso l’ambito artistico – ha commentato Lucherini – ma non ho mai fatto particolari studi. Tuttavia questa mia predisposizione, unita all’interesse per il calcio che condivido con Pierluigi Larotonda, mi ha spinto ad intraprendere questa collaborazione. È stato un lavoro a quattro mani: lui scriveva e io, ricevendo via via i testi, procedevo di pari passo con i disegni. Queste storie mi hanno incuriosito fin da subito: calciatori che nei club di appartenenza avevano fatto grandi cose, ma che non erano riusciti a replicare con la Maglia Azzurra».
FRUSTALUPI FRA I PROTAGONISTI
A tingere ancor di più di arancione quest’opera intrecciata sull’Azzurro c’è poi la storia di un calciatore da sempre amato a Pistoia: Mario Frustalupi. Il padre di Nicolò infatti ha sempre gravitato vicino all’orbita Nazionale negli anni ’60 e ‘70, ma non ha mai ricevuto la tanto agognata, e meritata, convocazione. Non sono bastate le otto stagioni da assoluto protagonista alla Sampdoria e i due Scudetti vinti con Inter e Lazio nel 1971 e nel 1974. Fabbri prima e Valcareggi poi non l’hanno mai considerato, mentre era ormai fuori quota in epoca Bearzot.
Frustalupi ciononostante, come dimostrato dal libro di Larotonda, è stato comunque in buona compagnia. Tra i tanti esempi, per non andare troppo lontano dai suoi tempi, ci sono anche Evaristo Beccalossi e Roberto Pruzzo. Anche loro sono senz’altro fra le altre stelle amatissime nelle proprie costellazioni ma non abbastanza per il firmamento Azzurro. A Frustalupi comunque rimarrà sempre il vanto di aver lasciato il segno nei club in cui è stato e di aver contribuito a portarli a grandi risultati, compresi i suoi ultimi anni a grandi livelli. A Cesena infatti, dove giunse dopo l’esperienza laziale, portò la società romagnola ad un clamoroso sesto posto e ad una qualificazione in Coppa Uefa, tuttora suo miglior risultato di sempre.
PISTOIA NEL CUORE
Subito dopo arrivò, a 35 anni, il gran finale di carriera alla Pistoiese, che con la sua regia conquistò la storica promozione in A del 1980. Una pagina storica che non si concluse nemmeno col suo ritiro nel 1981, visti gli anni da dirigente nell’Olandesina. Tanti bei ricordi sopravvissuti anche alla sua terribile morte, causata da un incidente stradale nell’aprile 1990, a quasi due mesi dall’avvio dei Mondiali italiani. Un altro scherzo del destino che però non lo priverà mai dell’affetto delle piazze dove si è reso grande e dei tanti colori che gli si sono cuciti addosso. Gli è mancato solo l’Azzurro, ma si vede che stava già bene con tutti gli altri (compreso l’Arancione).



