Applausi per Brienza e la GTG, gruppo di uomini prima che giocatori

L’unione e la compattezza del gruppo è il vero segreto della GTG, che continua a vincere e vola sempre più su in classifica

Daniel Pennac scrive che ogni studente suona il suo strumento e che la cosa difficile, per chi insegna, è conoscere bene i musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe, spiega Pennac, non è un reggimento che marcia al passo, ma è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. Dunque, tutti in piedi per coach Brienza, vero maestro che fa suonare i propri ragazzi all’unisono. Ma qual è il vero segreto di questa squadra che macina avversari uno via l’altro? Mi è capitato, qualche giorno fa, di rivedere il dvd Pistoia loves basket e di ascoltare nuovamente le parole di capitan Toppo che, rievocando i momenti della cavalcata trionfale dei playoff 2013, sottolineava l’importanza di due fattori che furono decisivi all’epoca, ovvero l’unione del gruppo ed il senso di appartenenza alla maglia. In queste ore in cui si fatica a descrivere l’entusiasmo dei tifosi e la rinnovata voglia di palazzo, quel conto alla rovescia verso la prossima partita che caratterizza quei pochi ma buoni che non hanno abbandonato i gradoni del PalaCarrara, mi sembra che questi due concetti siano quelli che sintetizzano meglio anche questa stagione.

Credo che l’unione del gruppo – fondamentale ad ogni livello e categoria – sia forse il fiore all’occhiello di coach Brienza e del suo staff. Si ha la sensazione, da fuori, che sia un piacere far parte di questo gruppo, che sa alternare e vivere momenti leggeri a momenti in cui si scherza poco e si lavora come matti. Si ha la sensazione, insomma, che lo staff abbia creato lo spirito giusto e sia in grado di farsi seguire in tutto e per tutto, essendosi conquistato la fiducia ed il rispetto autentico della squadra al netto del doveroso rispetto formale dei ruoli. Vi è poi la maglia, il senso di appartenenza. Tra pistoiesi di nascita, di crescita cestistica e di sostanziale adozione si possono elencare capitan Della Rosa, Riismaa, Del Chiaro, Caglio, Allinei certamente, ma anche Milos Divac ex Bottegone, per non parlare di Lollo Saccaggi, tutti in piedi per la sua 150esima in biancorosso. Possiamo considerare Pippo e Carl quasi pistoiesi di adozione, alla terza stagione? Se guardiamo lo staff, vanno aggiunti Angella e Tommaso Della Rosa. Insomma, ci sarà un pizzico di senso di appartenenza o no?

Un applauso, dunque, a chi, dovendo costruire una rosa ed uno staff facendo di necessità virtù ha saputo dare dei buoni ingredienti per la categoria allo chef Brienza, che da vero stellato ha saputo creare l’amalgama giusto. Far trovare a proprio agio i due Usa di turno, in queste condizioni, credo divenga oggettivamente più semplice. Trapani non era un campo semplice, eppure adesso abbiamo messo dietro anche Cantù. Un Utomi pazzesco, una partita contro una squadra mai doma, altri due punti in cascina ed avanti la prossima. Non amo voli pindarici, ma davvero si ha la sensazione che abbia ragione chi accosta la nazionale di Mancini a questi ragazzi, non tanto –  ovviamente – per la difficoltà del percorso o per il trofeo in palio, quanto per la sensazione, già vissuta a luglio e nuovamente fortissima in queste settimane, che sì, è vero, ci sono problemi, beghe, difficoltà, virus, preoccupazioni e tutto quello che volete, ma almeno quando stacchiamo la testa e ci occupiamo di sport, almeno quelle due ore ce la godiamo alla grande. Non mi pare poco. Grazie ragazzi.

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