Caos PalaCarrara, la parola al consigliere FIP Giacomo Galanda: «i palasport non possono vivere due giorni al mese»

Sulla vicenda dell’aumento di capienza necessario per il PalaCarrara, ecco il parere del Consigliere FIP ed ex giocatore del Pistoia Giacomo Galanda

Ora tutte le campane hanno detto la propria versione dei fatti. La settimana molto intensa sul fronte PalaCarrara che si è aperta con la dura presa di posizione da parte del Pistoia Basket ed è proseguita con la risposta dell’amministrazione comunale per bocca del sindaco Alessandro Tomasi, si chiude con le parole tutt’altro che scontate del consigliere FIP Giacomo Galanda, fino a pochi mesi fa dirigente biancorosso nonché ex giocatore.

Un pensiero, quello del “Gek” Nazionale, che fra l’altro è perfettamente in linea con la precedente intervista che ci aveva rilasciato al momento della sua elezione in Consiglio e quando fu deliberato dalla FIP il tetto dei 5000 posti come richiesta minima per poter partecipare alla Serie A.

Così come è altrettanto bene ricordare che Galanda in Consiglio rappresenta i giocatori professionisti mentre le società sono “difese” dal presidente della Vuelle Pesaro Ario Costa: in quell’occasione anche lui, su mandato della LegaBasket, dette parere favorevole per questa nuova norma.

“La linea della Federazione sulla questione palasport è piuttosto chiara: le società devono capire che queste strutture devono diventare fonte di reddito e non di spesa. Chi non lo recepisce rischia di restare indietro. L’unica decisione ufficiale presa finora dal Consiglio Federale – ammette Giacomo Galanda – è la deroga per i playoff mentre per la prossima stagione non è ancora stato deliberato nulla e verrà fatto al momento delle iscrizioni al prossimo campionato: anche altre piazze devono risolvere delle difficoltà quindi vedremo quel che succederà. Ho letto in questi giorni il botta e risposta che c’è stato e mi permetto di dire questo: scontrarsi su questa tematica per sapere se uno ha più colpe dell’altro ed accusarsi a vicenda non risolve la situazione. Prima le società tutte, non solo Pistoia, capiscono che i palazzetti devono diventare una fonte di reddito e non di spesa e meglio sarà per l’intero movimento”.

Da qui si entra, poi, nel merito della questione per capire come effettivamente il “nodo 5000 posti” è soltanto uno dei tasselli che deve andare al proprio posto.

“Sul caso specifico – prosegue Galanda – va fatta un’analisi lucida e lo dico da persona che sa perfettamente com’è la struttura del PalaCarrara: anche se la Federazione desse il via libera ad una capienza di 4800 spettatori, o 5000 nella migliore delle ipotesi, si continua a non affrontare il problema perché quello che viene chiesto è molto altro: i palasport non possono vivere due pomeriggi il mese ma essere sempre attivi per concerti, meeting, eventi e quant’altro. Servono strutture con area hospitality, impianto di condizionamento, wi-fi libera per tutti, efficienza energetica e molto altro ancora e, al momento, questo a Pistoia non c’è: è utile investire nel prodotto attuale? Secondo me, a Pistoia, un palasport nuovo serve a prescindere, che possa diventare un tutt’uno col progetto della Cittadella (fermo da più di un anno oramai, ndr) e, con l’impegno dei privati, trovare il luogo dove costruirlo senza fare tragedie se si è costretti ad emigrare per un certo periodo di tempo”.

La domanda, quindi, torna fuori di nuovo: ci possono essere investitori a Pistoia in grado di mettere sul piatto i fondi giusti per pensare ad una nuova struttura? E, soprattutto: alla luce di ciò, bisogna obbligatoriamente pensare ad un trasferimento temporaneo del Pistoia Basket in altro palasport per rimanere nelle regole e tornano d’attualità i nomi del Mandela Forum a Firenze e del “Modigliani Forum” a Livorno.

“Gli investimenti si possono fare in tanti modi – conclude Galanda – ci sono fondi europei da intercettare, il credito sportivo ed altri canali ma, a questo proposito, l’amministrazione comunale deve essere chiara dando il palasport in gestione alla società per un periodo molto lungo, decine di anni per intendersi. Allo stesso tempo, le società – e non parlo solo di Pistoia – devono fornire una differente programmazione del proprio futuro su ambiti come settore giovanile ed investimenti, dando garanzie alla Federazione per un miglior prodotto da offrire al pubblico. Ecco perché la questione non sta solo nella deroga alla capienza minima”.

Saverio Melegari
Saverio Melegari
Nato nel 1985 e direttore di Pistoia Sport fino al 15 settembre 2018, è sposato con Daniela dal 2011 ed è padre di due splendidi bimbi: Leonardo (nato la sera del -48 del Pistoia Basket a Reggio Emilia) e Luca (nato dopo il 6-3 rimediato dalla Pistoiese ad Ascoli). Ma non per questo sono dei perdenti, anzi. Dal 5 ottobre 2018 in edicola col Giornale di Pistoia

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