Pistoia emerge dalle paludi piacentine, l’importanza di saper soffrire e rotolarsi nel fango. Vincere partite così “sporche” vale doppio
Troppo facile, sempre per modo di dire, vincere le partite pulite. Quelle dove gira tutto per il meglio, quando il parquet trasuda di sensazioni giuste e niente sembra in grado di capovolgere gli equilibri. Pistoia è una squadra forte e per ora di vittorie del genere ne ha ottenute diverse. Ma i biancorossi, che adesso vivono un presente all’altezza dei propri sogni, sanno che questo non basta, che non è sufficiente. Per essere ancora più forti si deve saper soffrire, rotolarsi nel fango senza indugi, rovistando negli interstizi della gara in cerca di quel che serve per portarla a casa. Lo ha fatto eccome il Pistoia Basket al PalaBanca di Piacenza, agguantando un successo da “brividi” per restare in tema sanremese. L’UCC Assigeco si è rivelata un cliente ostile, squadra gagliarda e organizzata.
La terza difesa del girone che ospitava la seconda, non poteva che trasformarsi in un incontro tiratissimo, deciso soltanto nel finale. Sono stati i biancorossoblù di coach Salieri, del vice nostrano Gabriele Grazzini e dell’ex Lorenzo Querci a dettare la scenografia dello spettacolo. Con pressione, frequenti raddoppi di marcatura e una protezione dell’area quasi impeccabile i padroni di casa sono riusciti a tenere a 64 punti un attacco che arrivava sulle rive del Po con più di 80 punti di fatturato medio. Non era mai successo a nessuno in questa stagione, di perdere subendo così pochi punti. Il motivo di come sia potuto accadere va cercato ancora una volta nella solidità ed efficienza difensiva dell’orchestra diretta dal maestro Brienza. Dopo un brutto primo quarto finito 27-18, i biancorossi ungono la propria metà campo di una guaina impermeabile, concedendo appena 36 punti nelle restanti tre frazioni.
Ennesimo capolavoro di mentalità, nervi, grinta, applicazione e collaborazione. Senza negare un’altra mano invisibile da parte della sorte, ultimamente invaghita della sfrontatezza pistoiese, come già testimoniato dal precedente successo esterno a Trapani. La capacità di rimboccarsi le maniche e affondare le mani nella melma, con coraggio e anche un po’ di incoscienza. Soprattutto col fuoco dentro di chi non vuole fare passi falsi. Non a caso il trascinatore torna ad essere Wheatle, animale da competizione e dunque il più a proprio agio in match di questo tipo. Senza però dimenticare che il valore aggiunto viene dal collettivo, sempre molto di più della somma dei singoli. Altrimenti con un Utomi decisamente meno in palla del solito, sarebbe andata forse diversamente. Invece no, perché le squadre vere fanno così. Trovano quasi sempre il modo di arrivare all’obiettivo.



