Riforma del futsal in Italia, il pensiero di Vannucchi e di mister Lami

La riforma dovrebbe essere applicata a partire già dalla prossima stagione e stravolgerebbe inevitabilmente il futuro del futsal in Italia

Grande sorpresa ha causato la riforma proposta dalla Divisione Calcio a Cinque, che dovrebbe essere applicata nelle dette misure a partire già dalla prossima stagione e stravolgerebbe inevitabilmente il futuro del futsal in Italia, con conseguente riduzione della schierabilità dei giocatori “non formati”. A tal proposito, la Gisinti Pistoia si è espressa tramite le dichiarazioni del presidente, Alessandro Vannucchi, e dell’allenatore Nicola Lami

Partiamo dalle parole del nº1 arancione: «Accettiamo le riforme e siamo contenti quando si cerca di fare le cose per migliorare, anche se io ritengo sia comunque poco e che ci vogliano altri provvedimenti – specifica Vannucchi -. Ad esempio come fanno in altri Paesi in cui i bambini, fino all’età di 12 anni, praticano sia il futsal che il calcio. Bisognerebbe investire tanto anche nell’impiantistica sportiva, perché non ci sono strutture che possano fare da riferimento per i giovani italiani. Ci adegueremo, però sono veramente pochi quattro mesi di tempo per organizzarsi di conseguenza. Riforme di questa natura, forse, andrebbero pensate e messe in pratica con almeno un anno di anticipo». 

Quindi, la palla passa all’allenatore del Futsal Pistoia: «Premetto che non sono un politico sportivo, non ho la velleità di esserlo né la competenza per farlo. Siamo tutti coinvolti e secondo me vanno dette 2-3 cose: la prima è che questa riforma è comunque in fase di elaborazione, già rispetto alla prima versione che era trapelata, ci sono state delle modifiche – sottolinea Lami -. L’unica vera pecca, a mio giudizio, sono le tempistiche molto accelerate,  rispetto ai processi societari, per adeguarsi a queste idee, che io condivido in pieno. L’altra cosa è che secondo me un allenatore deve gestire i giocatori che la società gli mette a disposizione, quindi queste tematiche le dovrebbe trattare più una dirigenza che un allenatore. Noi facciamo il nostro lavoro, ed è chiaro che un conto è farlo con dei professionisti che lavorano mattina e sera, altro conto è farlo con dei giocatori che arrivano dal calcio e che magari hanno un impiego alternativo, potendosi permettere di allenarsi la sera e ritenendo che otto sedute settimanali siano troppe. In tal caso per me sarebbe un po’ meno professionale. È pur vero – chiude Lami – che così emergerà chi sa veramente trasformare dei giocatori utilizzando il calcio a cinque per farli crescere e per renderli adeguati anche ad alto livello». 

Redazione PtSport
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