Pistoia Basket, il ballo della trasferta strega anche il PalaLido

Pistoia supera l’Urania per l’ottavo successo in nove trasferte. La gara gira nel terzo quarto, in cui la GTG prende il controllo mentale

Non è un ballo che dà troppo nell’occhio, ma funziona praticamente sempre. La coreografia interpretata dal Pistoia Basket fuori dalle mura amiche è una danza spesso mimetica, evanescente, inafferrabile e inesorabilmente vincente. Uno spartito (in realtà c’è anche una buona componente d’improvvisazione) quasi infallibile, che si nutre della precarietà di gare punto a punto, sul filo del rasoio. E così anche al PalaLido, mentre gli Wildcats s’illudono di poter spuntare il passo a due, la GTG si prende il centro del palco per l’assolo che vale due punti. L’Urania Milano non è la prima bensì l’ottava squadra su nove che i biancorossi stregano in trasferta, con l’unica titanica eccezione rappresentata dall’Apu Udine. Entrambe le squadre arrivavano all’anticipo di sabato sera per concludere un tour de force di tre gare in una settimana, addirittura sei giorni per Pistoia.

Come affermato da coach Brienza questo ha influito sullo spettacolo, coi due attacchi non troppo pimpanti eccezion fatta per qualche individualità, l’MVP Utomi su tutti. Stanchezza che però non ha impedito una certa lucidità nella gestione dei possessi da ambo le parti, con sole 13 palle perse in tutto (6 Milano e 7 Pistoia), figlie del confronto tra secondo e terzo miglior club del girone verde nel tenere a freno gli sprechi. A conti fatti, l’ago che fa pendere la bilancia a favore di Della Rosa e compagni è ancora una volta la fase difensiva. Dopo esser rimasta sospesa nelle ultime due gare, riprende infatti l’applicazione della regola dei 70 o meno punti subiti, che nella fattispecie garantisce la decima vittoria su undici (sette su sette fuori casa).

TERZO QUARTO DECISIVO, ILLUMINATO DAI FARI SACCAGGI E MAGRO

Il momento in cui gira la contesa, almeno dal punto di vista emotivo e di inerzia, è da rinvenire nella terza frazione. Il parziale dice 17-21 per i biancorossi, grazie anche al 9-14 nelle carambole, che vale il 51-54 del 30′. Ma il vantaggio che guadagna il Pistoia Basket non si limita allo score, estendosi anche alla presa del controllo agonistico e mentale dell’incontro. Non è affatto un caso che a salire in cattedra siano due tipi che di partite aspre e combattute ne hanno giocate qualche centinaia: Saccaggi e Magro. Nel penutlimo periodo la leadership di Lorenzo e Daniele raggiunge l’apice, affiorando tersa in superficie.

Dei 21 punti di squadra 16 vengono dai polpastrelli dei numeri 15 e 18. Sono 10 punti con 2 falli subiti e un rimbalzo per Lollo fresco di rinnovo, 6 punti con 4 rimbalzi 1 stoppata 1 assist e 1 recupero per “Pippo is on fire”. In più c’è da aggiungere quello che i numeri non possono dire ma gli occhi possono vedere. Un atteggiamento grintoso e volitivo, espresso da entrambi anche col linguaggio del corpo, che i compagni non esitano a seguire. Un paio di fari abituati a illuminare e di cui ci sarà bisogno, come l’ossigeno, per puntare fish importanti al tavolo della post-season.

IT’S GAGE TIME

Un’altra buona notizia della vittoria meneghina consiste nella prestazione incoraggiante di Gage Davis. Man mano che le settimane di lavoro aumentano, l’integrazione dell’ex Eurobasket Roma sembra progredire sempre di più. Proprio come sperato. Ci sono ancora notevoli margini per far sì che il numero 20 divenga un fattore, ma le ultime due serate fungono da vera e propria iniezione di fiducia. Dopo la doppia doppia contro Casale (19 punti e 10 rimbalzi), con Urania Gage colleziona 7 punti, 6 rimbalzi, 2 recuperi e 3 assist. Statistiche meno roboanti ma comunque di concreta importanza.

E come contro Casale, Gage si accende nel quarto quarto. Nel turno infrasettimanale aveva realizzato 12 dei suoi 19 punti proprio negli ultimi dieci minuti, in cui stavolta infila la totalità del suo fatturato offensivo assieme a 3 rimbalzi e 1 assist. Evidentemente quando si arriva al momento della verità, l’ispirazione lo trasforma. E allora, scimmiottando il “Dame Time” coniato per definire i rush della stella dei Portland Trailblazers Damian Lillard nei finali di gara, nel nostro piccolo potremmo parlare di “Gage Time“. L’importante è che prima o dopo il suo momento arrivi sempre, o quantomeno il più spesso possibile.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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