Il Pistoia Basket batte avversari ed avversità a Capo d’Orlando. Biancorossi protagonisti dell’ennesima altalena di emozioni dal lieto fine
Ma no dai, non ci sarebbe gusto. Non sarebbe la stessa cosa. Se Pistoia vincesse quasi sempre in modo netto, pulito, indisturbato, cosa peraltro impossibile in una categoria e in un girone così competitivo. Se alla GTG filasse quasi sempre tutto liscio, con pochissimi imprevisti, se il percorso biancorosso fosse scarno di peripezie. Beh, come recitava un famoso spot pubblicitario, il godimento sarebbe solo a metà. E invece la goduria è completa, anzi forse doppia, per una vittoria non solo sugli avversari ma anche sulle avversità. Nonostante l’assenza di Saccaggi, oltre che quelle di Allinei e Divac (tutti e tre influenzati), il Pistoia Basket supera l’Orlandina al PalaFantozzi. Capo, cioè mentalità e applicazione, ma anche coda, ossia istinto, cuore e un pizzico di follia. Quella che serve per alleggerire gambe e pressione, per sopperire alla rotazione obbligata a soli sette uomini, col classe 2005 Brunetto ottavo in panchina ed entrato per appena una manciata di secondi.
Utomi, Riismaa e Wheatle in campo per più di 30′. Magro e Del Chiaro a tratti assieme, peraltro anche abbastanza bene soprattutto nei tagli dinamici a canestro. Ma la partita è confusa, piena di situazioni anomale, inedite, di fortuna verrebbe quasi da dire. Non ci sono regole né tatticismi che tengano, il che favorisce per esempio Davis, se non la legge dell’agonismo. Un contesto in cui o sei Squadra con la S maiuscola, o altrimenti ne esci malconcio. Anche perché dall’altra parte c’è un’Orlandina con un disperato bisogno di punti, capace di tenere il risultato in discussione fino alla fine. In realtà sembra tutto apparecchiato per la beffa della GTG, che da condurre di 8 (64-72) a 3′ dal termine si trova sotto di 1 (75-74) quando il cronometro segna appena 40”. Ma come con Biella mercoledì, Pistoia la vince per una seconda volta, grazie ai liberi e ad un’ultima difesa sunto dell’identità di squadra.
L’altalena di emozioni si colora ancora di biancorosso per l’ennesimo lieto fine, vera e propria catarsi dei sudori freddi generati dalla suspence. Non bastano la stanchezza, gli errori e le 23 palle perse a far inciampare l’equipe di coach Brienza. Perché anche se non traspare dallo scout finale, oltre ai valorosi sette Pistoia come sempre ha potuto contare su un elemento in più. Il fortissimo legame che si è creato all’interno del gruppo. Quella magia che ha unito e unisce in modo inversamente proporzionale al susseguirsi di eventi avversi. Ormai lo sappiamo da settembre, questo Pistoia Basket sa trasformare le difficoltà in occasioni di crescita, a tal punto che per caricarsi e dare il meglio di sé sembra quasi abbia bisogno dell’interferenza di un po’ di malasorte. Altrimenti non c’è gusto, ci si annoia. E allora, parafrasando il titolo di una delle ultime commedie di Carlo Verdone.. Benedetta follia, ragazzi, benedetta questa vostra follia!



