A tutto Poz: «Devo stare tranquillo. Ramagli? Sono un suo fan»

«Il mio obiettivo è migliorarmi e migliorare Sassari, dove si ragiona di programmazione in maniera diversa – dice Pozzecco -. La salvezza di Pistoia? Ha tutto nelle sue mani»

Lo scudetto della stella alzato con i capelli ossigenati di rosa. L’alloro tra i capelli e l’argento al collo sul podio insieme ai ragazzacci di sir Charlie per l’ultima Azzurra vincente. E poi le copertine. Tante, forse come mai nessuno nel basket italiano: molte per il genio cestistico, altrettante per la sregolatezza e forse anche di più per questioni di gossip da chi calamita più paparazzi che avversari. Quelli sì, spesso mandati a zonzo da giocate spaziali. E poi ancora Paola Ellisse che si collega con lui in panchina quando è appena uscito dal campo nel giorno del ritiro. La partita (Avellino- Capo d’Orlando del maggio 2008) è in corso, ma il protagonista rimane lui. Pillole di Poz, versione Mosca Atomica, influencer ante litteram, uomo immagine di un basket che con il podio di Atene sfuma e non torna più. Quel basket di cui parlando col Poz, anche in versione allenatore, non puoi non citare. Il passato (glorioso) entra dalla finestra ma il presente è fondamentale: Sassari domenica arriva a Pistoia in una sfida dentro fuori (soprattutto per l’Oriora). Sassari dove il Poz ha raccolto la (pesante) eredità del Diablo Esposito (dimissionario nonostante la squadra fosse in corsa per tre obiettivi) e dove cerca una scossa che accenda la sua carriera da coach. Una scossa vera, lasciando perdere quelle che finora hanno fatto felici sarti (specializzati in camicie) e giornalisti.

Coach Pozzecco, domenica Sassari arriva a Pistoia in una gara pesantissima per la corsa salvezza dell’Oriora. Cosa si aspetta?

«Pistoia ha necessità di fare punti. Quando? Contro chi? E’ complicato e sbagliato fare calcoli. In questo campionato, c’è grande equilibrio, puoi vincere e puoi perdere con tutti. Anche noi abbiamo la necessità di vincere per un piazzamento playoff ma siamo soprattutto focalizzati sul nostro miglioramento. Io sono qui da poco, prima c’era un giocatore come Bamforth che ora non c’è (per la rottura del crociato a gennaio, ndr). Mi aspetto una Sassari in crescita e una Pistoia agguerrita per togliersi da una situazione difficile. La vittoria di Reggio Emilia all’andata le dà il destino nelle sue mani».

Dal suo arrivo a Sassari, che mini-bilancio fa?

«Tre vinte e tre perse, il bicchiere è mezzo pieno ma dipende da che punto di vista la vuoi vedere. Io sono contento della disponibilità da parte dei giocatori. La nostra situazione è un po’ complicata: non abbiamo cambiato solo giocatori ma la “struttura” di squadra. Prima con Bamforth avevamo un play aggiunto in campo che secondo me un po’ manca e un tiratore in più. Oggi le caratteristiche diverse si sposano leggermente meno con i nostri lunghi ma poi nel mezzo c’è il lavoro».

Quando è arrivato a Sassari un mese fa, quale obiettivo si è posto con il presidente Sardara?

«In primis, il mio personale è stare tranquillo. Meno sceneggiate con gli arbitri e in conferenza stampa, ce lo siamo detto all’inizio con Sardara ma era un miglioramento che anch’io mi ero posto. Avevo capito di essere sulla direzione sbagliata. L’obiettivo vero è migliorare. Siamo tutti focalizzati troppo su quello che succede la domenica ma io per natura tendo a guardare più in là. E’ chiaro che ogni domenica è una battaglia, ma questa società è sana e noi cestisticamente dobbiamo proseguirne la crescita. Far sì che la squadra migliori da qui alla fine dell’anno e forse di più anche se il mio contratto scade a giugno 2019. Posso farle un esempio?»

Prego

«A me piace molto Marco Spissu, forse dicendolo gli metto pressione ma è giusto conviverci. Dobbiamo puntare su di lui, lavorare per avere tra qualche anno un giocatore italiano in casa più forte dello Spissu di oggi. Sarebbe un gran passo avanti. Sta già facendo tantissimo, ma dobbiamo avere questo minimo obiettivo».

Sa che anche Alessandro Ramagli è un fan di Spissu? Lo ha avuto alla Virtus e si vociferava volesse portarlo a Pistoia

«E io sono un fan di Ramagli. Spero che Spissu sia un mio fan così il cerchio si chiude (ride, ndr). A parte le battute, sono un fan di Ramagli perchè è una persona intellettualmente onesta. L’ho sentito qualche volta al telefono, l’ultima l’anno scorso a Bologna. Io alla Fortitudo, lui alla Virtus, per parlare di un giocatore passato da noi a loro. Potrebbe essere a volte che uno non vuole parlare al rivale, ecc…Con Ramagli invece non ho mai avuto dubbi nel chiamarlo per chiedergli un’informazione, perchè sono sicuro che mi risponderebbe sempre in modo onesto. Il “re” per questo è Stefano Pillastrini».

Dove si decide la gara domenica?

«La decide chi riuscirà ad avere meno pressione addosso».

Ultima domanda. E’ stato un’icona per diverse gererazioni di baskettari cresciuti nel mito azzurro delle Olimpiadi di Atene. Come ha ritrovato la serie A a distanza di 4 anni dalla sua partenza da Varese?

«La stessa. Non lo dico in senso negativo ma è così. Poca conoscenza del basket, dipendenza dall’atletismo e dall’ipotetico talento che non vedo in tanti americani che non sono al livello di quelli di quando giocavo io. E’ dal 2003 che vedo gli stessi problemi. Si cambia troppo spesso, se trovi un giocatore buono te lo godi un anno e poi va in un altro campionato. Se non è buono, lo cambi. Anche per questo sono molto contento di essere alla Dinamo, qui si ragiona anche di programmazione in modo diverso».

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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