Evidenti disparità competitive ed etiche da inizio campionato: è necessario tagliare la seconda fase e giocare subito i playoff, evitando di chiudere in estate inoltrata
Lo scorso week end è andata in scena l’ultima giornata della prima fase del campionato di Serie A2. Adesso però ci sarà da restare in campo quasi un mese, per recuperare tutte le gare rimaste in sospeso a causa del covid. Solo nel girone rosso, quello del Pistoia Basket, composto da tredici squadre, ci sono da giocare ancora diciannove incontri. Le partite da recuperare verranno spalmate da questo mercoledì fino al 21 aprile. Ventidue giorni di tempo in cui ci sono squadre come Eurobasket Roma, Forlì e Scafati che hanno da recuperare una sola gara, mentre altre come Stella Azzurra e Ferrara cinque, mentre Chieti addirittura sei.
La seconda fase, quella a gironcini da sei, dovrebbe iniziare il 25 aprile. C’è dunque chi avrà giocato fino a quattro giorni prima come Ravenna e Ferrara, o chi sarà fermo e senza ritmo per aver smesso di giocare a inizio aprile come capiterà all’Eurobasket che ha l’ultima gara in calendario sabato 3 aprile. Da questo punto di vista ancor più paradossale la situazione di Piacenza nel girone verde che ha avuto un cammino lineare e quindi ha già giocato le sue ventisei partite e ora dovrà restare ferma quattro settimane.
Avere da giocare un altro mese di campionato a fine aprile, quando nelle stagioni canoniche a questo punto si pensava già a playoff e playout, appare una forzatura che non si sposa per niente con un’annata sportiva che deve fare i conti con una pandemia ancora in corso. Impossible, con queste premesse e alla luce di quanto accaduto negli ultimi sette mesi, parlare ancora di equità sportiva e di campionato regolare. Sul tema, in mezzo a tanta indifferenza c’è chi ha provato a mettere sul tavolo la discussione a più riprese.
Tra questi sicuramente c’è il coach del Pistoia Basket, Michele Carrea, che complice una situazione problematica dei biancorossi già da settembre a causa del Covid, puntualmente e periodicamente ha espresso la sua opinione e le sue riflessioni sul tema, sottolineando spesso le disparità competitive generate da questo campionato e dal virus. Sul tema è tornato anche nel post partita di Ferrara. «Secondo me questo non è un campionato totalmente regolare – ha detto -. Questo è un campionato molto strano, iniquo dal punto di vista sportivo e lo dico in un campo in cui la società di casa ha subito più di altre l’iniquità perché senza l’insidia del Covid sarebbero in un’altra situazione di classifica».
Quasi all’unisono, in contemporanea con Carrea, altri coach di A2 da tutta Italia hanno cannoneggiato sullo stesso tema. Lo ha fatto anche Marco Sodini di Capo d’Orlando. «Semplicemente le formazioni di Serie A2 non possono sostenere una stagione gestita in questa maniera – ha dichiarato il tecnico viareggino -. E questo deve fare riflettere molto. Esiste un’equità competitiva, ma anche etica: il fatto di avere rispetto per questi ragazzi. Ci stiamo davvero interrogando su quello che è necessario per salvaguardare il movimento in un momento così difficile? Dal punto di vista personale abbraccio tutte le scelte dell’Orlandina perché sono sempre tra loro coerenti».
Come Carrea e Sodini anche Iacopo Squarcina, capo allenatore di Biella. «Noi dovremo stare fermi un mese con l’incognita delle amichevoli da organizzare e le avversarie che già conoscono la classifica. Questa situazione, figlia dello slittamento prima al 18 e poi al 25 aprile della seconda fase, mi sembra una forzatura che non doveva esistere e che non premia le società che investono seriamente, pagano regolarmente e provano a fare di tutto non solo per sopravvivere ma per vivere, magari rinunciando a qualcosa ma spendendo di meno. Ho tante incognite sulla fase successiva».
Tre tecnici con situazioni di classifica e obiettivi sportivi differenti in questa stagione, con una geografica logistica che abbraccia tutta l’Italia, ma con gli stessi pensieri. E non sono i soli, non sono certo gli unici, anche se purtroppo chi la pensa così in A2, ad ora, è ancora una minoranza rispetto a chi vuol continuare e prorogare fino a fine giugno questa stagione assurda. Chi vuol farlo, Lega Nazionale Pallacanestro in primis, sogna che da maggio si possano riaprire i palazzetti e tornare ad una parziale normalità come capienza e accesso del pubblico. Una speranza coltivata anche a settembre e disattesa totalmente dai fatti.
Far partire il campionato due mesi dopo con l’auspicio di giocare a porte aperte si è rivelato un boomerang. I palazzetti sono restati chiusi, i ristori pretesi e auspicati dal Comitato 4.0 fino ad ora si sono rivelati briciole, ma le squadre i costi di questa stagione folle li stanno pagando tutti. Tesserati, impianti, tasse e tamponi, con gli introiti che per molti si sono più che dimezzati. Una strage nella strage, i cui feriti o addirittura morti si conterranno in estate o nelle stagioni future. Non soddisfatti si andrà anche all’accanimento, puntando ad una seconda fase inutile, per allungare il brodo di un mese, sperando – in via del tutto utopica – di riaprire gli spalti a cinquecento persone, salvo poi ritrovarsi con la certezza, quella granitica, di alimentare tutti i costi per un mese in più.
L’equità competitiva non c’è mai stata in questa stagione. Non sarà il male assoluto cambiare in corsa. La logica, basata sull’essenzialità, dovrebbe spingere per portare in fondo la stagione il prima possibile. Serve andare dritti al sodo, riscrivendo la formula di playoff e playout dopo questa prima fase a due gironi. Sarebbe una scelta onesta e il compromesso di buon senso che farà storcere comunque la bocca a più di un tifoso, dirigente, presidente e giocatore. Qualcuno, anche in questo caso, sarà penalizzato, ma del resto è quello che accade da settembre, quindi nessuno potrà sorprendersi.



