Sei mesi ad Agliana, poi la Victor. Ora Lombardi è in testa alla D: «Spirito di gruppo, obiettivi e il giornalismo con Cronache. Vi dico tutto»
Sei mesi ad Agliana, poi il matrimonio con la Victor San Marino, portata dall’Eccellenza alla Serie D. Lorenzo Lombardi, energico centrocampista classe 2000, domenica 5 novembre (allo stadio “Aquaviva”, ore 14:30) ritroverà dunque la sua ex squadra. La parentesi neroverde è un dolce ricordo, adesso però c’è da onorare la maglia biancazzurra: nel frattempo, fra un allenamento e l’altro, il ventiduenne fa anche il giornalista. Esatto. Dal campo al pc, tutto compreso. Cronache di Spogliatoio si prepari…dopo il big match in programma nel week end Lombardi potrebbe aver da scrivere un nuovo interessantissimo articolo. Il titolo? Per quello bisognerà aspettare il verdetto del campo.
SALUTATE LA CAPOLISTA
Lorenzo, partiamo dal magico momento che sta vivendo la “tua” Victor San Marino, com’è essere i primi della classe?
«Emozionante. Stiamo facendo qualcosa di importante considerando il valore generale del girone D, ma non è un caso se adesso ci siamo noi in testa. Il merito è del modo in cui prepariamo le partite, sempre con la voglia di dimostrare le nostre qualità senza aver paura di nessuno. Cerchiamo di giocare bene a calcio in ogni campo, è lo stesso mister che ci dice di prendersi anche dei rischi. Questo sopperisce per esempio al budget della squadra, che è di molto inferiore a quello di alcune corazzate che ai nastri di partenza erano considerate come favorite per la vittoria finale. E questa è una cosa che ci motiva ancora di più, il fatto di andare ad affrontare formazioni dall’enorme valore ci spinge a dare il massimo anche se partiamo non avendo dalla nostra i favori del pronostico. Questa attitudine propositiva fin qui ci ha premiato dato che le cose stanno girando a nostro favore, vogliamo continuare su questa strada».
Eravate partiti col l’obiettivo di salvarvi, adesso le cose sono cambiate?
«No, la priorità rimane quella di centrare la salvezza il prima possibile, poi ovviamente quando sei in testa al campionato è inevitabile fantasticare su altre cose. Ora però dobbiamo rimanere coi piedi ben piantati a terra, se poi a marzo o ad aprile saremo ancora davanti a tutti niente ci vieta di sognare più in grande».
L’IMPORTANZA DEL GRUPPO
C’è un ingrediente segreto che vi ha permesso di fare così bene in quest’inizio di campionato?
«Direi l’affiatamento del gruppo, elemento che fa tutta la differenza del mondo. Nello spogliatoio ci troviamo bene, e questo si rivede anche in campo, dove proviamo ad eseguire ciò che ci chiede il mister durante gli allenamenti. In settimana, infatti, lavoriamo tanto studiando come migliorare entrambe le fasi per poi crescere domenica dopo domenica. In più il fatto di aver confermato l’ossatura della rosa che l’anno scorso ha vinto l’Eccellenza ci permette di avere uno stile rodato e collaudato, in partita ci conosciamo e sappiamo come comportarci. In generale devo ammettere che qui a San Marino funziona tutto alla perfezione, la società è seria e non ci fa mai mancare niente. Lavorando con ciò che hanno – puntando su ragazzi giovani con voglia di fare – stanno facendo delle ottime cose, basti vedere cos’ha messo in piedi il club biancazzurro in soli tre anni di vita».
Passiamo all’Aglianese. Hai passato sei mesi in neroverde, cosa ti porti dietro?
«Il fatto di essere maturato calcisticamente e umanamente. Ad Agliana sono stato bene, anche se in campionato facemmo meno di quello che la dirigenza si aspettava. L’anno prima, infatti, fu sfiorata la promozione in Serie C e quindi le aspettative erano elevate. A livello umano, però, non posso lamentarmi, mi sono trovato alla grande. Alcuni compagni mi hanno già iniziato a chiedere informazioni sui neroverdi, gli ho detto che certamente arriveranno con la bava alla bocca per cercare di conquistare i tre punti. L’avvio di stagione di Bocalon & Co non è stato particolarmente brillante, ma sono certo che alla lunga i valori di un collettivo così qualitativo verranno fuori. Da cos’è dipesa la falsa partenza? Non saprei. Quando hai uno spogliatoio composto da grandi nomi non è sempre facile trovare subito l’amalgama. Nella mia esperienza, ad esempio, anche a Rimini successe una cosa simile, con tantissimi campioni che faticavano a coesistere. Nelle ultime uscite i ragazzi di Baiano hanno però dimostrato di essere sulla strada giusta».
CALCIATORE O GIORNALISTA?
Diciamo Lorenzo che sei un calciatore atipico: scrivi infatti per Cronache di Spogliatoio, una delle realtà giornalistiche più importanti d’Italia…
«Esatto. A me è sempre piaciuto leggere tanto, e l’anno scorso ho iniziato per hobby anche a scrivere qualcosa sul calcio, soprattutto parlando di storie che mi avevano colpito. Poi, mentre la Victor era in testa all’Eccellenza uscì su Cronache di Spogliatoio un lungo approfondimento sulla squadra, che corsi subito a leggere. A quel punto mi misi in contatto con l’autore del pezzo – Giacomo Brunetti, che ringrazio infinitamente -, e a forza di ribadirgli la mia voglia di provare a sperimentare questo tipo di lavoro mi fece entrare nel team. Ora è sei mesi che sono dentro, mi sto divertendo un sacco poiché ogni giorno c’è da fare qualcosa di stimolante. Se voglio diventare un giornalista? Non saprei, diciamo che sono sempre aperto a nuove esperienze. Quello che faccio a Cronache è un “giornalismo 2.0“, che mi permette di poter sperimentare varie cose, non mi precludo niente. Poi al momento punto tanto anche sul calcio, voglio cercare di arrivare più in alto possibile».
È difficile riuscire a conciliare le tue due passioni?
«No, la base è avere tanta voglia di fare. Al momento riesco a ritagliarmi del tempo da dedicare anche al giornalismo, per me non è assolutamente un peso, anzi. Diciamo che il calcio mi tiene allenato dal punto di vista fisico, Cronache dal punto di vista mentale. Mi divido fra campo e computer, con l‘amore nei confronti del pallone a fare da filo conduttore».




