Simone Venturi è uno dei principali artefici della splendida favola amaranto: «I nostri risultati sono frutto di competenza e lungimiranza»
Non una sfida come le altre. Quante volte abbiamo letto o sentito questa frase? Tante, troppe. Ma forse, quando parliamo di Simone Venturi, è davvero consentito usare questa formula. Un pistoiese di quelli veri, nonostante la carta d’identità indichi Viareggio come luogo di nascita, cresciuto trascorrendo domeniche in Curva Nord con la sciarpa arancione al collo. Domenica, Venturi tornerà al Melani da avversario, quando il suo Tau Altopascio sfiderà la squadra arancione nell’ultimo match del 2024 del Girone D di Serie D. «Prima di iniziare la carriera da giocatore – racconta Simone – ho passato tante giornate a tifare Pistoiese assieme ad amici e compagni di squadra. E poi ci sono i tre anni vissuti da calciatore con un campionato vinto (la Serie C2 nel 1993, ndr): non sarei sincero se dicessi che quella di domenica sarà una partita normale. D’altronde, affrontare la Pistoiese è sempre un vortice di emozioni e di commozione per me».
«Se fai questo lavoro però – prosegue l’allenatore amaranto – non puoi e non devi lasciarti condizionare dai sentimenti. E lo stesso sarà per me: domenica non ho assolutamente intenzione di fare sconti. Come arriviamo alla partita? A livello fisico atletico stiamo abbastanza bene, qualche partita fa abbiamo attraversato un momento non semplice, sia per un calo nostro, che ritengo essere fisiologico, sia per alcuni infortuni che da inizio anno ci hanno sempre tenuto compagnia. Basti pensare che dal 22 luglio, data del primo giorno di preparazione, il gruppo non è mai stato interamente al completo. Abbiamo dovuto fare i conti tanti infortuni traumatici subìti da giocatori importanti per il nostro ecosistema e per il modo di giocare che abbiamo costruito».
Il Tau arriva alla super sfida da prima in classifica, una posizione meritata ma sicuramente sorprendente considerate le premesse di inizio stagione. Secondo Venturi però, nulla accade per caso: «Il nostro lavoro parte da lontano. Lo scorso anno siamo arrivati in finale playoff e in estate abbiamo voluto ricominciare dallo zoccolo duro di quel gruppo. I ragazzi confermati hanno acquisito mentalità, esperienza e dimestichezza tattica e l’obiettivo, ai nastri di partenza, era ripetere il cammino di dodici mesi fa. Con gli acquisti di Carcani e Rinaldini la società ci ha fatto due “regali” di spessore, conscia del percorso intrapreso fino ad oggi. Ciò non toglie che le favorite restano le tre big, ovvero Pistoiese, Forlì e Ravenna, sia per budget sia per struttura e organico a disposizione. Noi dovremo fare il massimo, poi quando mancheranno 8/10 partite vedremo dove possiamo arrivare».
La Pistoiese invece arriva alla partita, e in generale alla seconda parte di stagione, di rincorsa, dopo un inizio di stagione altalenante e caratterizzato dall’avvicendamento in panchina tra Giacomarro e Villa. «Semplicemente adesso la Pistoiese sta facendo la Pistoiese – ammette Venturi – e non mi meravigliano i risultati che gli arancioni stanno ottenendo. A Corticella è andata a vincere su un campo storicamente difficile per tutti, ma anche quando ha perso, come col Forlì, lo ha fatto immeritatamente. Dopo il cambio di allenatore la Pistoiese ha un’ottima media punti e sta dimostrando di essere tra le favorite. Mi ha sorpreso l’impatto di Sparacello, che “da vicino” non avevo mai visto, ma non c’è solo lui: da Polvan a Greselin, da Maldonado a Pinzauti, gli arancioni sono forti in tutti i reparti».
In casa Tau sono tanti i giocatori che hanno impressionato nella prima metà di stagione. Tra questi, hanno un ruolo fondamentale nello scacchiere amaranto Matteo Meucci e Luca Zanon, che Venturi aveva già allenato ad Agliana nella stagione 2021/22, ma anche il bomber Matteo Motti, autore di dieci gol in campionato: «Meucci è un capitano vero – dice l’allenatore – e ormai conosce l’ambiente Tau meglio di chiunque altro. Zanon non l’ho scoperto io, è una “vittima” del sistema degli under che vengono impiegati da terzini, ma i suoi mezzi tecnici non sono mai stati in discussione. Andava recuperato dal punto di vista fisico e il merito è stato anche suo che si è presentato in perfette condizioni ad inizio preparazione. Motti si è rotto due volte il crociato a 26 anni e in passato ha sbagliato qualcosa a livello di scelte. Qui con ha trovato un ambiente sereno in cui lavorare e penso che abbia raggiunto la piena maturità calcistica».




