Il Centenario di Alfredo Martini, CT per antonomasia

Martini nacque a Careggi esattamente cent’anni fa. Insieme a Ballerini è stato il CT più vincente della storia Azzurra

Il 18 febbraio di cento anni fa all’ospedale di Careggi vedeva la luce una delle più grandi figure del ciclismo italiano: Alfredo Martini. Figlio di un operaio della Ginori di Sesto Fiorentino e di una ragazza, Regina, cresciuta dalle suore dell’Ospedale degli Innocenti, Alfredo ha avuto una carriera da ciclista in salita ed una da dirigente in discesa.

LE PRIME SALITE DA CORRIDORE

Martini, nonostante le ristrettezze economiche della famiglia, è comunque riuscito a farsi largo fra le promesse delle due ruote in un’epoca molto florida. L’Italia infatti era nel pieno della sua epoca d’oro, in cui Bartali e Coppi erano solo le punte di diamante di un movimento in stato di grazia. Martini ha avuto in un certo senso questa sfortuna: diventare qualcuno in un periodo di grande abbondanza di fuoriclasse. Se poi si aggiunge l’aver perso gli anni delle gare di maturità per colpa della guerra, combattuta fra le fila partigiane, si può capire come mai la carriera di Alfredo sia stata come una ripida rampa alpina.

POCHI GUIZZI MA BUONI

Eppure era proprio la salita il suo habitat naturale, come dimostrò il trionfo nel Giro degli Appennini nel 1947. Quella vittoria diede fiducia a Martini, che l’anno dopo era pronto a dimostrare il suo gran talento anche al Giro d’Italia. Aveva cerchiato in rosso la tappa Firenze-Bologna, dove si sarebbero affrontate salite che lui conosceva come le sue tasche (tra cui il passo dell’Abetone). Era andato in fuga sin da subito, ma una macchina dell’organizzazione perse il controllo e lo investì, rovinandogli tappa e Giro. Da quella giornataccia, chiusa fra le imprecazioni al cielo e grida d’aiuto rivolte a sua madre raccontate da un giovane Enzo Biagi, Martini riuscì a rialzarsi subito.

L’anno dopo giunse terzo in un’epica tappa a Pinerolo, dove lo precedettero “solo” Coppi e Bartali. Il suo Giro migliore fu il seguente: nel 1950 giunsero finalmente il primo successo in una tappa (a Firenze), il primo giorno in Maglia Rosa e il primo podio generale. Chiuse infatti terzo alle spalle di Koblet e Bartali, ma per lui fu come aver risolto un conto in sospeso. Martini, dopo altri discreti piazzamenti e una tappa al Giro di Svizzera nel 1951, si ritirò da corridore nel 1957 per iniziare la seconda e gloriosa parte della sua vita ciclistica.

LE DISCESE DA DIRIGENTE

Da dirigente Alfredo riuscì a raccogliere ciò che in bici gli era sfuggito o per sfortuna o per meriti dei rivali. La più grande soddisfazione da DS se la tolse nel 1971, quando lo svedese Gösta Pettersson vinse il Giro sotto la sua direzione in ammiraglia Ferretti. In quei panni Martini si trovava ancor meglio che in salita e la sua nomina a CT della Nazionale fu quasi automatica. Dal 1975, la stagione del suo primo incarico, per la maglia azzurra iniziò un’epoca di gioie. Oltre agli innumerevoli piazzamenti, Alfredo vestì con l’Arcobaleno i suoi allievi per ben sei volte.

Le firme inoltre sono state tutte prestigiose, a cominciare da Francesco Moser e Giuseppe Saronni, iridati nel 1977 e nel 1982. Poi venne la volta di Moreno Argentin, nel 1986, e di Maurizio Fondriest, nel 1988, per poi chiudere in bellezza con la doppietta di Gianni Bugno nel 1991 e nel 1992. Martini chiuse la sua lunga esperienza in ammiraglia azzurra nel 1997, restando però nell’ambiente e facendo da mentore a colui che ne raccolse l’eredità meglio di tutti nel nuovo Millennio: Franco Ballerini.

Martini insieme a Ballerini (da francoballerini.it)

GLI INCONTRI A PISTOIA COL ‘BALLERO’

I successi in ammiraglia del “Ballero” furono anche merito suo e di tutti i loro numerosi confronti, nei quali la provincia di Pistoia fu spesso il giusto scenario. Martini ha lasciato un segno in quasi tutte le province toscane, ma, anche per il suo legame con Ballerini, Pistoia per lui è sempre stata speciale. Le salite dell’Abetone e del San Baronto erano sempre fra le prime mete per gli allenamenti ed anche a carriera conclusa è spesso tornato su quelle strade con i suoi allievi. Non è un caso che Alfredo sia tuttora cittadino onorario di Montecatini e di Serravalle, oltre ad avere un ciclodromo col suo nome ad Albinatico, frazione di Ponte Buggianese.

LE DUE GRANDI PERDITE

In quella piccola pista in Valdinievole Martini si ritrovava spesso col “Ballero”, prima che l’incidente del 7 febbraio 2010 interrompesse quella splendida paternità sportiva. Alfredo dovette patire due grandi dolori nel mese in cui era nato, poiché, oltre a Franco, in febbraio se n’era andato pure l’altro suo grande figlioccio: il Pirata. Prima del maledetto San Valentino 2004 Martini aveva cercato più volte di rivedersi con Marco, ma l’occasione giusta non si presentò mai. Era rimasto rincuorato dai suoi timidi risvegli nel Giro dell’anno prima, ma, quando cercava di invitarlo per un pranzo o un incontro nei mesi successivi, Pantani non raccoglieva mai i suoi buoni propositi. Fu lì che Martini capì che il Marco dei ritrovi in nazionale non c’era più e la maledetta notte di Rimini fu solo l’ultima pagina di quel triste epilogo.

A SUO AGIO CON LA GIOVENTÙ

Perdere il “Ballero” sei anni dopo fu il colpo di grazia, ma nonostante tutto Alfredo non si è arreso mai del tutto fino agli ultimi giorni dell’agosto 2014. Era ancora in discreta forma quando, con la presenza del sottoscritto, partecipò nell’inverno 2012 ad un incontro con le scolaresche sul doping. Insieme a lui, l’ospite di rilievo era l’allora calciatore della Fiorentina Valon Behrami, ma presto la scena se la prese lui. Parlò delle sue esperienze da corridore e da dirigente, dicendo che “delle bombe” nel ciclismo se n’è sempre parlato. Regalò un paio di battute stupende, che divertirono una folla composta per gran parte da ragazzi che avevano almeno mezzo secolo meno di lui.

Si sentiva a suo agio con i giovani e certamente avrebbe proseguito a parlarci volentieri se non fosse giunta la chiamata finale due estati dopo. L’ha accolta con serenità nella sua casa di Sesto Fiorentino, lasciando il suo bagaglio d’esperienza a tanti allievi, fra cui l’attuale CT Davide Cassani. Per andare forte sui pedali i ragazzi guardano a tante altre gesta oltre alle sue, ma una volta appesa la bici al chiodo, se si vuole restare in questo mondo come dirigente, lui sarà sempre tra gli esempi più importanti (se non il migliore).

Martini col presidente della Federciclismo Di Rocco e Cassani poco prima di lasciarci (da Piana Notizie)
Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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