Alla scoperta di mister Magrini, il jolly bianconero sempre pronto all’uso

La Lampo Meridien si affida nuovamente a Magrini, l’ex vice allenatore: «Credo calcistico, carriera, obiettivi e rapporti umani…vi dico tutto»

Dopo l’esonero di Montagnolo la panchina della Lampo Meridien è stata nuovamente affidata a lui. Federico Magrini, che fino a quel momento aveva supportato l’ex Viaccia in qualità di vice, si è quindi trovato a guidare la squadra in veste di primo allenatore, accettando una sfida tosta e intrigante. Curioso come questa sia la seconda volta che ciò accade, dato che lo stesso copione si era verificato anche l’anno scorso, quando a salutare prima della pausa invernale era stato Taddei. E dunque Magrini bis sia, con la stessa voglia di rivalsa che nella precedente annata aveva portato i lamporecchiani a concludere il proprio percorso trionfando in Coppa Italia. Abbiamo allora intervistato proprio il neo allenatore, che ci ha parlato di passato, presente e futuro…rigorosamente a tinte bianconere.

DI NUOVO IN PISTA

Mister, com’è tornare su questa panchina dopo averla presa in corsa anche l’anno scorso?

«Emozionante. La mia storia con la Meridien ha infatti avuto inizio nel 2022/2023, dopo quattro stagioni al Cerbaia in Terza Categoria. È lì che, nel 2018, è cominciato il mio percorso, anche in quel caso come vice allenatore…ricordo infatti che Massimo Lassi mi volle fortemente al suo fianco. Il matrimonio coi bianconeri, poi, si è compiuto quando nella precedente annata la società mi ha offerto di ricoprire il ruolo di vice nel campionato di Promozione: considerando da dove sono partito, quella chiamata per me è stata un sogno ad occhi aperti. Non ci ho pensato due volte e, infatti, ho accettato subito. Questa è la seconda volta di fila che per l’appunto subentro in corsa prendendo in mano le redini della prima squadra, non è una cosa comune, ma per me è motivo di orgoglio e soddisfazione».

Com’è stato, ad inizio anno, tornare a fare il vice?

«A fine della scorsa stagione, dopo il trionfo in Coppa Italia, mi sono sentito in dovere di ringraziare la società per avermi dato questa grande opportunità professionale, aggiungendo che sarei rimasto a completa disposizione, a prescindere dal ruolo. Ero stato contattato anche da qualche altro club ma onestamente non ho mai preso in considerazione nessuna proposta. Perché? Facile, ho fortemente percepito da parte del presidente Fabiani, del direttore generale Pancani, del diesse Rinaldi e del responsabile tecnico Tavernari una grandissima stima e fiducia nei miei confronti. Pertanto, quando mi è stato comunicato che avrei potuto nuovamente ricoprire l’incarico di vice allenatore, non ho assolutamente pensato ad una bocciatura, come poteva sembrare, ma ho subito compreso che per me si trattava di un’opportunità per crescere, accettando di buon grado l’incarico».

UN NUOVO INIZIO

Che impressione ti ha fatto la squadra in queste prime settimane?

«Fra le tre partite disputate dopo il mio subentro il tempo a disposizione per allenarsi non è stato molto, al di là dei risultati per me era importante vedere che i ragazzi assecondassero le mie idee di gioco. Guardando le prestazioni e le tante occasioni da gol create posso dire che effettivamente le hanno comprese e interiorizzate. C’è ancora da giocare l’ultimo match del girone d’andata, oltre a tutto quello di ritorno, con in palio tanti punti a disposizione…dobbiamo vivere partita dopo partita pur consapevoli di avere le carte in regola per poter fare un finale di campionato da protagonisti. Siamo altrettanto consapevoli che nessuna partita sarà facile, perché al di là della classifica ogni squadra ha dimostrato di avere dei valori importanti, con il mercato invernale, inoltre, molte di queste si sono anche rinforzate».

Tra l’altro la Lampo Meridien è stata una tra le compagini più attive in questa finestra di riparazione…

«Durante il periodo del mercato invernale, per svariati motivi, si registrano entrate e uscite di giocatori in tutte le società. Nel nostro caso la dirigenza ha fatto davvero un ottimo lavoro cercando di trovare elementi che avessero le giuste caratteristiche, non solo tecniche ma anche sotto il profilo caratteriale ed umano, per essere inseriti in rosa. Boghean, Dingozi, Vettori e Raffi sono giocatori che non hanno bisogno di presentazioni, per il campionato di Promozione sono un lusso. Loro, parallelamente, si sono subito messi a disposizione del gruppo per dare il proprio contributo completando una rosa che era già di un alto livello qualitativo».

CREDO CALCISTICO

Ecco, proprio alla luce di questa grande qualità della rosa, considerando la classifica, quali sono stati gli aspetti in cui la Lampo Meridien finora è un po’ mancata?

«Nel calcio, purtroppo, a volte ci sono dei periodi di difficoltà in cui le cose non vanno come sperato e in cui, di conseguenza, si fa fatica a portare a casa punti. È vero che alla fine vince chi fa più gol, ma un allentare deve valutare anche la prestazione, e da questa capire che tasti premere. I risultati sono sempre figli del lavoro, nel quale credo fortemente, a parer mio essi si raggiungono esclusivamente attraverso il gioco, diversamente è molto complesso. Considerando l’ultimo mese, da dicembre in poi, la mia sensazione è positiva…il gruppo sta facendo bene e ne sono la dimostrazione il rendimento di squadra e di ogni singolo giocatore nelle partite finora disputate. Ho infatti visto solidità in tutti i reparti, grande determinazione e qualità di manovra, riuscendo a creare molte occasioni. Poi, com’è logico che sia, c’è ancora tanto da migliorare».

Dato che, come detto, la tua carriera è agli inizi, che allenatore ti senti?

«Giovane, nonostante i miei 46 anni. Mi ritengo una persona umile e con i piedi per terra, con tanta voglia di imparare e migliorare, aperto al dialogo e disponibile con tutti. Come ogni mister anche io ho le mie idee, che si basano su vari principi e non tanto su moduli o schemi. Secondo me la cosa più importante è cercare di imporre il dominio del proprio gioco nella metà campo avversaria, proponendo un calcio offensivo e dinamico. Non accetto che gli altri ci mettano sotto da questo punto di vista. Alla squadra cerco di far capire che i valori come l’umiltà, il rispetto e la dedizione al lavoro sono fondamentali nello sport come nella vita. La settimana di allenamento la vivo bene e con grande entusiasmo: bisogna analizzare l’ultima partita giocata, capire quello che non è andato e migliorarlo, ma allo stesso tempo c’è anche da pensare al prossimo avversario e a come poterlo mettere in difficoltà».

QUESTIONE DI RAPPORTI

Ora che sei te il primo allenatore, come hai organizzato il tuo staff?

«Da questo punto di vista devo ammettere che sono stato fortunato, poiché la società mi ha messo a disposizione tanti collaboratori. Con Marco Bartolozzi, allenatore della Juniores e ora vice in prima squadra, ci vediamo e sentiamo costantemente più volte al giorno: lui è per me di grande supporto sul lato tecnico-tattico e non solo. Sauro Pannocchia, con la sua grande esperienza, allena i portieri, Michele Beani, oltre a preparare a livello fisico i ragazzi, ci dà il suo punto di vista da Match Analyst. Posso inoltre contare su Devis Benozzi, che tutti i lunedì prepara nei minimi dettagli la relazione sulla squadra avversaria visionata la domenica, Vincenzo La Banca e Michele Luisi, che sono i massaggiatori, anche loro indispensabili per curare al meglio i problemi fisici dei giocatori. Infine non posso non menzionare Vincenzo Lettieri e Michael Magrini, due giovani dirigenti sempre presenti e pronti a dare il proprio contributo».

Spulciando sui tuoi profili social spicca la serie di foto in onore della conclusione del percorso, fatto a Coverciano, per ottenere il patentino da allenatore. È stata una sorta di svolta professionale?

«Assolutamente. È stata un’esperienza unica, che suggerisco a chiunque sia innamorato di questo sport. Quello per raggiungere il patentino è un percorso importante, che ti fornisce le competenze necessarie per svolgere questo ruolo. Ovviamente non finisce lì, dopo ognuno deve metterci del suo continuando a studiare e aggiornarsi a seconda del proprio credo calcistico. A livello personale, un altro turning point è stato senza dubbio l’incontro con Massimo Morgia, col quale ho collaborato l’anno scorso. Ho conosciuto una grande persona, oltre che un professionista unico e un maestro di calcio. Infine, se parliamo di maturazione, la passata stagione per me è stata assai significativa anche per l’incontro con Maurizio Ricciarelli, un uomo speciale che purtroppo oggi non c’è più e che mi porto sempre dentro. Lui mi ha supportato e sopportato come nessuno, dandomi la forza di andare avanti e credere in me stesso».

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