In Gara 2 ancora decisiva la difesa di una Pistoia mai disposta a mollare. Ora verso Torino, con la chance di conquistare la promozione
Un’ultima e “sola” vittoria. Questo quanto separa il Pistoia Basket dalla Serie A1. Facile a dirsi meno a farsi, si direbbe. Eppure soltanto ritrovarsi sul 2-0 nella finale promozione appare già come una grande impresa. La squadra ha fatto sognare la città da inizio anno, i tifosi hanno cavalcato l’onda con il ParAdiso come destinazione ed oggi i ragazzi di Brienza sono davvero ad un solo passo dal sogno.
In un PalaCarrara sold-out, vestito a festa proprio come ai tempi della massima serie, i biancorossi hanno regolato una coriacea Torino per la seconda volta nel giro di tre giorni. Un’altra vittoria ottenuta al termine di una battaglia durissima, aperta fino agli ultimi istanti. Un altro, l’ennesimo, trionfo di squadra e da Squadra. La più solida e unita di tutta l’A2. Niente è ancora definito e Pistoia, reduce da una rimonta sotto 2-0, lo sa meglio di chiunque altro. Allo stesso tempo però non si può nascondere l’evidenza: la GTG ha tre match-point a suo favore. Ora alla volta di Torino, per conquistare la massima serie.
È ANCORA LA DIFESA
Di nuovo 20 punti sotto la media. Pistoia limita per la seconda volta consecutiva Torino ad un misero, rispetto al solito, score offensivo. Ai 61 punti di Gara 1 si affiancano i 62 del secondo atto e il conto da pagare per gli uomini di Ciani è salatissimo. L’aggressività e l’attenzione dei biancorossi, ed in particolare di alcuni interpreti, risulta ancora decisiva.
Commovente il lavoro di Matteo Pollone su Demario Mayfield, fermato stavolta a soli 13 punti diversi dei quali nel finale. Un fattore la presenza sotto il ferro di Daniele Magro, 5 rimbalzi e ben 3 stoppate rifilate. Il solito lavoro sporco di Wheatle, l’atletismo di Varnado e gli interventi quasi da difensore, non a caso ha un passato da calciatore, di capitan Gianluca Della Rosa. Un gruppo coeso e coinvolto, disposto a tutto pur di impedire all’avversario un facile canestro. Quasi come se dalla difesa del proprio ferro dipendesse la loro stessa vita.
LORENZO SACCAGGI, VIETATO MOLLARE
Chi sarebbe senza dubbio disposto a sacrificare la propria esistenza per questa squadra è Lorenzo Saccaggi. Capitolo a parte merita il play di Carrara, per 16 minuti sul parquet nonostante gli evidenti problemi alla spalla. Ha stretto i denti, alzando ulteriormente il proprio limite di sopportazione. Ha provato a nascondere le smorfie di dolore che si acutizzavano al termine di ogni azione. Il movimento al tiro non può essere fluido come al solito ma a lui questo non importa.
Era in campo 10 anni fa e vuole esserci anche stavolta. Unico superstite degli eroi del 2013, Sacca vuole incidere in gigantografia il suo nome nella storia biancorossa. Esce dal campo in Gara 2 con un pazzesco plus/minus di +15 prendendosi il pubblico elogio del proprio coach. Un leader titanico, bandiera e simbolo di un gruppo il quale ignora il significato del termine “mollare”.
GARA 3, IL PRIMO MATCH POINT
Giovedì al Pala Asti, Pistoia avrà la prima occasione di chiudere la serie e festeggiare una storica promozione a dieci anni esatti dall’ultima. Detto della solida difesa, su campo nemico, con atmosfera probabilmente simile a quella creata dal tifo biancorosso, servirà qualcosa in più anche in attacco. La formazione di Brienza proverà per la terza volta consecutiva a tenere Torino in zona 60 ma è plausibile immaginare come le percentuali avversarie possano alzarsi tra le mura amiche.
Altra chiave arriva dalla questione mentale. Nelle prime due gare tanti i momenti in cui si è avvertita una normale tensione. È una finale ed in ballo c’è la promozione in A1. Servirà sciogliersi e liberare la testa da ogni pensiero che vada oltre il semplice piano partita. Pistoia ha vissuto sulla propria pelle una rimonta dal 2-0 compiendola in semifinale. Conscia della possibilità di tale ribaltone, l’attenzione dovrà essere decuplicata. Queste partite, ha sottolineato il tecnico biancorosso, sono nervose prima che tecniche o tattiche. Poche ore per ricaricare le batterie e giocare quelli che potrebbero essere gli ultimi 40′ di stagione. Alla volta di Torino, chissà, Destinazione ParAdiso.



