Due chiacchiere con Giusti, portiere del Montevarchi, tra la promozione, quella sfiorata col Montecatini e una relazione “sportiva”…
Se per l’Aglianese le speranze promozione sono ridotte al lumicino, l’aglianese Andrea Giusti può gioire. Infatti il 24enne estremo difensore dell’Aquila Montevarchi originario di Agliana ha appena vinto il girone E di serie D portando la sua squadra tra i professionisti. Dopo 16 anni quindi la formazione aretina tornerà tra in serie C con l’ultima apparizione del 2006 nell’allora serie C2.
Ci sarai anche te il prossimo anno in C? «Lo spero!» esordisce Giusti « Non ho ancora parlato con la società, ma se ci fosse l’opportunità rimarrei volentieri a tentare il grande salto. Un salto che poteva già arrivare 5 anni fa a Montecatini. Rispetto al girone della D di quest’anno però lì non c’era una vera squadra leader e il Gubbio solo nel finale prese il sopravvento».
Eh già, perché te facesti parte della banda-Maneschi? «Sì esattamente, fu una stagione fantastica! Lì rischiammo di vincere il campionato dopo un girone in cui eravamo stati sempre primi. Purtroppo perdemmo i play-off con il Gavorrano e si interruppe il sogno La squadra comunque era stata fatta per provare a salvarsi tranquillamente, ma col senno di poi venne fuori un gruppo splendido con persone con le quali mi ci sento tutt’oggi. Tra questi Diego Frugoli che ho ritrovato a Montevarchi: non me lo ricordavo così forte! Quest’anno è stato fondamentale per la nostra promozione, ma è anche un bravissimo ragazzo con la quale condivido la mia parte di spogliatoio».
UNA STAGIONE DA CAMPIONI
Torniamo a quest’anno: una vittoria in rimonta alle spese del Trastevere. «A metà marzo eravamo a -10 da loro. Era la sesta giornata di ritorno e da quel momento i laziali non hanno più vinto. Fino al derby vinto con la Sangiovannese però tutto era sempre in discussione: bastava perdere una partita e loro sarebbero rientrati in corsa. Noi a questa promozione ci abbiamo creduto fin dal girone di ritorno perché avevamo visto che le squadre affrontate erano inferiori a noi. Allo scontro diretto eravamo a -1, ma nonostante il 2-2 ci eravamo dimostrati superiori. Così infatti è stato e nel finale loro hanno mollato e si è creato questo distacco di 11 punti a fine campionato».
Tutto questo avvenuto in una stagione tra l’altro non facile. «Assolutamente! Da fine ottobre a fine dicembe siamo stati fermi» continua Giusti «tra positività nostre e delle altre squadre. Poi alla ripresa abbiamo dovuto giocare spesso sia domenica che mercoledì per oltre un mese. Tante gare rinviate, tanti stop e un anno lunghissimo: dall’inizio a settembre abbiamo concluso mercoledì scorso a metà giugno!»
Stagione comunque monstre per te con una ventina di presenze: sapevi fin da subito di aver fatto il titolare? «No assolutamente, non partivo titolare. Lo scorso anno giocavo a Galluzzo e all’arrivo mister Malotti mi ha detto che dovevo fare la riserva al portiere del 2002. Poi per varie cose sono subentrato, ho emanato sicurezza e ho tenuto i guantoni fino a fine stagione».
Come vive il portiere la fase della panchina? «Il ruolo del portiere è il più delicato, sia per situazioni di gioco, per le distanze, che per la tensione a livello mentale. Fare un’alternanza tra due portieri è sbagliata perché non otterresti il massimo nè all’uno nè all’altro».
La tua partita più bella di quest’anno? «Ho due gare che mi rimarranno impresse, contro Foligno e Sinalunghese. Contro gli umbri ho parato due rigori nella stessa partita, vinta 3-0. Tra i due, il primo è stato il più delicato perché eravamo sul 2-0 e si sarebbe rischiato di riaprire una partita. La parata più bella a livello di campionato invece è stata quella contro l’ultima in classifica, la Sinalunghese. In vantaggio per 2-1, ho salvato il risultato verso lo scadere con un balzo su un colpo di testa ravvicinato. Con quella vittoria abbiamo scavalcato il Trastevere sconfitto dalla Pianese e da lì è iniziata la nostra fuga».
TRA AQUILA E FENICE
Non mastichi solo calcio però vero? «Eh no» se la ride Giusti «perché da alcuni anni sono fidanzato con Marta Mantellassi, banda del Pistoia Volley La Fenice. Dopo una settimana di lavoro..non riusciamo neanche a stare il weekend da soli. Infatti se nei giorni feriali lei lavora a giornata e si allena la sera, io sono in campo il pomeriggio mentre lavoro la mattina. Nel weekend invece lei gioca il sabato sera, io la domenica pomeriggio. Oltre a vedere la gara dell’altro però di tempo ce ne resta veramente poco!»

E durante l’anno? «L’unico momento di pausa arriva durante le vacanze di Natale! D’estate infatti tra la mia preparazione e la sua spesso le ferie non ci coincidono e quindi non possiamo concedersi vacanze lughe. Quest’anno infatti per ora andiamo soltanto via quattro giorni a Capri tra il 24 e 28 giugno poi vedremo!».
Infine, ci sono rivalità, consigli e ingerenze nello sport dell’altro/a? «No dai, alla fine ci sono poche litigate. Io dico la mia sulla pallavolo, ma non me intendo e lei fa la stessa cosa sul ruolo di portiere. Nel complesso però c’è molto sostegno l’uno con l’altro. Marta durante la stagione è molto presente nonostante io sia uno particolare da sopportare, tra dieta e allenamenti: oggettivamente ha molta pazienza! Quest’anno poi tra zone rosse e chiusure mi sono beccato anche il Covid quindi tra io che giocavo ogni tre giorni e lei che si allenava, giocava e lavorava è stato un lungo inverno!»




