Antonio Galatà arriva a Pistoia: «Con La Fenice per salvarci e divertirci»

Il nuovo allenatore de La Fenice Antonio Galatà: «Per me una nuova sfida. Felice di ritrovare Caramelli. La squadra? Ho chiesto un gruppo di 12 giocatrici»

Il suo arrivo ha avuto l’effetto di riaccendere una fiamma ora più ardente che mai, facendo risorgere una Fenice pronta a spiccare il volo verso il suo secondo campionato di Serie B2. L’approdo di Antonio Galatà a Pistoia ha risvegliato un ambiente che si appresta a trasferire il suo calore sulla giovane prima squadra fuxia-blu, testimoniato anche dalle tantissime reazioni di entusiasmo sui social da parte dei vari addetti ai lavori, quasi in segno di approvazione, ad applaudire la società fenicina per la scelta effettuata, affidando il team principale alle cure di un tecnico apprezzato in qualsiasi club dove ha prestato servizio, non solo per la sua attitudine alla vittoria, ma anche e soprattutto per la qualità del lavoro in palestra messa in atto quotidianamente, quale base ed ingrediente fondamentale per raggiungere il successo.

È il weekend che vede salire alla ribalta l’esperto allenatore di Cinquefrondi, il quale si prepara a vivere la sua seconda avventura nel panorama pallavolistico pistoiese, dopo quella più che soddisfacente di Monsummano, ricevendo le congratulazioni da parte di colleghi e giocatrici per questo nuovo incarico di prestigio che lo vedrà protagonista nella quarta serie nazionale.

Galatà racconta le sue prime ore da neotecnico de La Fenice ai microfoni di Pistoia Sport.

Antonio, cosa ti ha spinto ad accettare la proposta de La Fenice?

«Guarda, a me personalmente piacciono le sfide. Questa attività la svolgo per pura passione. In primis sono un insegnante: sono contento, infatti, di ritrovare Claudio Caramelli, che è stato il mio maestro ai tempi dell’Isef. Perciò ho deciso di calarmi in questo nuovo contesto, sposando il progetto di una società, La Fenice, che nel territorio pistoiese è tra le realtà che lavora meglio e con una politica improntata alla crescita delle giovani».

Che squadra hai in mente per la prossima stagione?

«L’intenzione è quella di mantenere l’ossatura del gruppo dell’ultima stagione. La dirigenza sta lavorando per completare la rosa, intervenendo sui ruoli scoperti: ci ha lasciato Giada Becucci, un elemento importante per la categoria, quindi stiamo cercando una sostituta adeguata. Dovrebbe esserci, inoltre, l’innesto di un nuovo libero (del quale, al momento, non riveliamo il nome, attendendo ovviamente note ufficiali a riguardo, ndr). Al direttore sportivo, Luca Pratesi, ho chiesto possibilmente di avere a disposizione un roster di 12 atlete: una richiesta motivata sia dall’impegno elevato del campionato sia in funzione della preparazione. Da quest’ultimo punto di vista, mi dispiace non poter “mettere le mani” fin da subito a causa dell’emergenza Covid-19. Aspettiamo con fiducia, sperando di poter tornare alla normalità, in linea con quelle che saranno le nuove disposizioni federali».

Quali sono gli obiettivi prefissati per il nuovo campionato?

«L’obiettivo è quello di salvarci tranquillamente. Un’altra cosa che dico sempre alle mie squadre all’inizio della stagione è di giocare divertendosi. Viviamo in piccole realtà dove non ci sono rimborsi stratosferici. Tutti sostanzialmente facciamo questo sport per passione, quindi il divertimento sta alla base dell’attività. Detto questo, chiedo sempre il massimo impegno durante gli allenamenti: la professionalità e serietà con cui svolgiamo il lavoro settimanale è un qualcosa che ritroviamo poi nelle partite ufficiali».

Antonio, dato che la conosci bene, qual è il tuo parere sulla Serie B2? C’è la tendenza a definirla quasi una “seconda Serie C” …

«Forse molti la definiscono così su un piano strettamente logistico, in quanto la maggior parte delle trasferte avviene all’interno della regione. Non certamente sotto l’aspetto tecnico dove comunque c’è differenza tra Serie B2 e Serie C, anche se il salto è più evidente nel passaggio da Serie B2 a Serie B1. La B2 un campionato giovanile? No, è errato. Semmai è una competizione che si presta a dare l’opportunità alle giovani di crescere e mettersi in evidenza: questa è anche la filosofia de La Fenice».

Un’ultima battuta sulla tua prima esperienza pistoiese: che ricordi hai di Monsummano?

«Sono stati certamente due anni molto positivi e diversi tra loro: nella prima stagione c’era la Serie C, una squadra caratterizzata da giocatrici di esperienza, arrivando insieme ai playoff. In quello stesso anno abbiamo raggiunto la vittoria del campionato territoriale under 16. Nella seconda stagione, invece, c’è stata la partecipazione in Serie D con un roster completamente rinnovato sul piano dell’età, composto da atlete giovani e alla loro prima volta in una categoria regionale. Abbiamo lavorato bene, riuscendo a toglierci tante soddisfazioni nell’arco di un’annata da ricordare per i risultati arrivati sul campo».

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