Ariel Filloy torna di scena al PalaCarrara con la maglia di Venezia: «Rimpianti dell’esperienza a Pistoia? Nessuno. Sono sempre stato bene»
«Sono molto legato a Pistoia, torno sempre volentieri… stavolta però sarà diverso, non trovare Roberto al palazzetto già molto prima della partita». Quanto ha ragione Ariel Filloy, prossimo avversario al PalaCarrara con la sua Venezia. Non è la prima volta, anzi questa è la quarta stagione in cui l’ex gaucho biancorosso è ormai un perno della corazzata di turno. Venezia, poi Avellino e domani di nuovo Venezia. Perché Arielito, dopo Pistoia e anche grazie a Pistoia, è diventato “grande” e ha conquistato uno scudetto (proprio con la Reyer nel 2017) e la Nazionale.
Ma Pistoia, per lui, resta un luogo del cuore. Anche perché persone come Roberto Maltinti «l’avevano sempre fatto sentire a casa», e ora non vederlo più trotterellare a bordo campo durante le gare fa strano a tutti. Rapporto intenso, sanguigno, un legame viscerale quello del giovanotto italo-argentino con Robertone, tanto da non esser stato esente da scintille, come quelle nella sua prima volta in via Fermi con un’altra maglia.
Un rapporto vero, come vero è Ariel Filloy. Uno di poche parole e molti fatti, che non ama incensarsi, né dare seguito alle polemiche. Al funerale di Maltinti, nello scorso settembre, non ha fatto nulla per farsi notare. Eppure era appena atterrato in Italia dal volo intercontinentale della Nazionale al rientro dal mondiale di Cina.
«Roberto era il presidente e il punto di riferimento – ci dice Filloy – Ti faceva sentire a casa, eri come parte della sua famiglia. Se avevi un problema, lui c’era. Una persona molto positiva. Nel mondo del basket ma anche a Pistoia intesa come città, gli hanno voluto bene in tanti. Non sapete quante persone, ex compagni di squadra che non hanno mai giocato a Pistoia mi hanno sempre raccontato episodi belli con lui».
Alla palla a due, le emozioni spariranno. Perché è così che succede nello sport, soprattutto nel basket concreto di Ariel Filloy. Professionista e gran lavoratore che ne ha fatta di strada, da quando il più piccolo del clan Filloy, cresciuto a Rimini nel mito di German Scarone, arrivò a Pistoia in prestito da Milano per dare ordine alla pazza Tuscany di Forte e Varnado.
«Rimpianti dell’esperienza a Pistoia? Nessuno – continua il play della Reyer – sono state tre stagioni positive. Il primo anno in Legadue non eravamo così accreditati e conquistammo i playoff. Ricordo soprattutto il pubblico crescere gara dopo gara. Poi l’ultima stagione (2015/16 con Esposito, ndr) è stata bellissima. Siamo stati tante settimane in alto in classifica, in campo e fuori sono sempre stato bene da voi».
Altri tempi in via Fermi. Domenica Pistoia dovrà provare a zittire il Leone veneziano, andando contro ogni pronostico. «Per noi è una partita importante – continua Filloy – non siamo mai riusciti a vincere in trasferta. Dobbiamo fare risultato, perché puntiamo in alto e la classifica non ci soddisfa. Per Pistoia penso sia la gara del riscatto: a Brindisi ha giocato male ma in casa sta crescendo. Noi dovremo star attenti a controllare il ritmo, i loro giocatori più importanti in attacco e non far entrare il pubblico dentro la partita. So cosa vuol dire».
Il ritorno a Venezia è nel segno di una grintosa ambizione che di un giocatore che a 32 anni ha giustamente una gran fame. «Ero in scadenza di contratto ad Avellino – racconta – sapevo che non sarei rimasto anche prima di quello che è successo. Venezia mi ha chiamato e io sono stato molto contento di tornare per giocare campionato ed Eurocup ad alto livello. In Coppa stiamo andando meglio… qui ero stato molto bene tre anni fa».
E poi c’è quell’azzurro da tenere vivo. Probabilmente in un nuovo corso che partirà con un ricambio generazionale al preolimpico estivo, dove non ci saranno Daniel Hackett e Luca Vitali che hanno già salutato la Nazionale. «La scelta spetta a Sacchetti – chiude Filloy – ma se mi chiama, io ci sono. C’è un obiettivo molto prestigioso da conquistare. I ragazzi avranno i loro motivi per aver maturato questa scelta ma per me giocare con la Nazionale rimane un piacere. Il mondiale è stata una bellissima esperienza, speravamo di andare meglio ma la competizione era molto difficile. Lo dimostra il fatto che la Spagna non era favorita e ha vinto».



