Arielito Filloy al Mondiale: la sua ascesa è partita da Pistoia

Classe ’87 di Cordoba, Ariel Filloy è uno dei simboli della ripartenza dell’Italbasket che dopo 13 anni è tornata al Mondiale. Tre stagioni a Pistoia di cui due da capitano prima di spiccare il volo

Vamos Italia. E’ partito da lontano il sogno azzurro di Ariel Filloy, ex capitano del Pistoia Basket, tra i 12 dell’Italbasket al Mondiale cinese iniziato con una larga vittoria contro le Filippine. E’ partito ben prima dell’autunno 2017 quando, fin dalle prime convocazioni dell’era Sacchetti, coach Meo ha chiamato Arielito nell’Italia operaia che senza stelle ha conquistato il posto ad un Mondiale dopo 13 anni.

Obiettivo raggiunto tutto sommato senza patemi, agevolati forse da un cammino di qualificazione molto criticato con finestre durante i campionati che hanno tenuto lontano dalle Nazionali versione autunno/ inverno i big di mezza Europa, ma comunque con momenti esaltanti (vedi la vittoria alla Petrovic Arena di Zagabria in casa della Croazia) ridando ossigeno ad un movimento in affanno.

Ariel Filloy è sicuramente uno dei simboli della ripartenza azzurra e l’esser stato tra i pochi confermati del gruppo che ha raggiunto i Mondiali sul campo, amaramente consapevole di dover lasciare in gran parte posto al quintetto Nba- Eurolega, dimostra la fiducia di Sacchetti in lui.

Classe ’87, nato a Cordoba, il giovanissimo Arielito arriva in Italia (in Sardegna) insieme ai quattro fratelli di una famiglia tutta “asado e basket”. Il padre è stato nazionale argentino e i 4 figli giocano tutti a basket: Ariel è il più piccolo e, come ci racconterà in una delle tante interviste rilasciate negli anni pistoiesi, tra la scuola e gli allenamenti la sua storia di migrante è una bellissima storia di integrazione. Potere di una palla da basket e di una passione sfrenata per i canestri che- come per lo sport in genere- azzera le differenze e avvicina culture diverse.

Ariel è azzurrino già con la Nazionale Under 20 nel 2007, che vince il bronzo agli Europei giocati tra Italia e Slovenia. Con lui ci sono Datome e Hackett che ritroverà nella Nazionale maggiore, quando dieci anni dopo Ettore Messina lo convoca per l’Europeo 2017. L’Italbasket Under 20 di Pino Sacripanti (c’è anche Lollo D’Ercole, Pietro Aradori, Marco Giuri e Gino Cuccarolo) cede in semifinale alla Serbia di un giovanissimo Teodosic (che vincerà il torneo) regolando nella finalina la Russia.

I dieci anni che passano dalla “reconquista” di Arielito della Nazionale sono sicuramente difficili per il basket italiano e per un’Azzurra che sente il peso di quelli sono rimasti gli ultimi (bellissimi e sempre più lontani) successi (il bronzo europeo 2003 e soprattutto l’argento olimpico di 15 anni fa), ma sono anche quelli in cui il gaucho cresce e si fa spazio. Nel cammino di crescita di Filloy c’è un Giro d’Italia che lo porta a salire di livello stagione dopo stagione. Venezia ne è una tappa importante con lo scudetto conquistato da protagonista nel 2017, tra l’altro battendo nel primo turno playoff Pistoia in un incontro al pepe come succede spesso tra ex fidazanti che si sono lasciati dopo una storia d’amore travolgente.

Ma nella carriera di Arielito, pensiamo di non sbagliare nel dire, che due sono le piazze in cui davvero ha capito di poter spaccare il mondo: Rimini e Pistoia. In Riviera diventa grande, svezzato al basket e alla vita dal mito German Scarone. A Pistoia arriva per la prima volta nel 2010 e a 23 anni Moretti gli affida le chiavi di una squadra tanto pazza quanto spettacolare grazie al cocktail esplosivo che Forte e Varnado servono ai tifosi. Arielito insieme ad un gruppo italiano granitico (con l’esperienza di Toppo, Fucka, Casini) riesce a chiudere nello spogliatoio le sregolatezze dei due, facendone esaltare in campo il genio e la Tuscany (all’ennesimo anno di cinghia tirata) va ai playoff. Con Paolo Moretti il rapporto è di grande stima e sarà lui a richiamarlo nel 2014 stavolta in A1. Filloy raccoglie la fascia di capitano addirittura da Gek Galanda e prova a scuotere una squadra che- pur tra mille cambi e soprattutto nel tramonto dell’era Moretti- sfiorerà i playoff. Il nuovo corso targato Vincenzo Esposito vede Arielito come unica conferma, verso quella che rimane “la più bella di tutte”: squadra al primo posto per tante settimane nel girone d’andata, finali di Coppa Italia e playoff.

Tre stagioni, di cui due da capitano: per il gitano Arelito quasi un record. Sarà per questo che, come spesso ha dichiarato, Pistoia è “la sua seconda casa” e qui ha molti amici pronti a tifare per lui in un girone difficile vista la presenza della fortissima Serbia (pur senza Teodosic) e dell’Angola, storicamente una delle migliori squadre africane.

Gli ex biancorossi al Mondiale sono comunque due: nella Repubblica Ceca dopo aver dato un forte contributo nelle qualificazioni che l’hanno portata al Mondiale, confermato tra i 12 Patrik Auda. Il lungo reduce dalla travagliata stagione a Pistoia, è uno dei più esperti della formazione mina vagante del girone E con Turchia, Stati Uniti e Giappone. Nella prossima stagione Auda giocherà con i francesi del Boulazac.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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